La tensione nel Mediterraneo continua a crescere: il contenzioso tra Grecia e Turchia sui confini marittimi dei rispettivi Stati e sul controllo delle risorse energetiche presenti nel Mare nostrum non ha ancora trovato una soluzione, mentre si moltiplicano le esercitazioni navali e le esplorazioni di gas.

Di recente nella partita mediterranea si erano inseriti gli Stati Uniti che, come spiegato su InsideOver, hanno sollevato l’embargo imposto dal 1987 su Cipro e che vietava la compravendita di armi sull’isola. La mossa era stata fortemente criticata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, contrario all’interferenza statunitense nella questione. Ad oggi, però, c’è un altro attore che preme sempre più per entrare nella contesa tra Turchia e Grecia: la Russia.

Il piano di Mosca

“Siamo pronti a promuovere un dialogo basato pragmaticamente sul mutuo interesse che sia giusto e rispettoso delle leggi internazionali”, ha affermato l’8 settembre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov durante un incontro con il presidente cipriota Nicos Anastasiades. Le parole del funzionario di Mosca sono importati principalmente per due ragioni: prima di tutto indicano apertamente la volontà della Russia di entrare nella questione mediterranea per risolvere il contenzioso e proteggere i propri interessi; in secondo luogo dimostrano il fallimento della diplomazia europea e l’incapacità di Bruxelles di imporre sanzioni contro la Turchia.

Tornando al primo punto, la Russia ha proposto di mediare tra Grecia e Turchia per il proprio tornaconto e per proteggere quindi la posizione che ha guadagnato – direttamente e indirettamente – nel Mediterraneo negli ultimi anni. Mosca è infatti presente nel mare nostrum grazie al suo coinvolgimento nelle guerre in Libia e in Siria, ma ha anche aumentato i suoi contatti con Israele, Grecia e Cipro per espandere ulteriormente la propria influenza nell’area. La Russia ha tutto l’interesse a mettere il più possibile le mani sulle risorse presenti nel Mediterraneo, così come a promuovere la creazione di gasdotti che possano portare gas e petrolio russo in Europa. Proprio l’argomento pipeline ha spinto Mosca ad entrare nella partita mediterranea: la Russia sta costruendo il Turkish stream, un gasdotto che collega il territorio russo a quello europeo passando per la Turchia, ma la tensione nel Mediterraneo rischia di compromettere i piani del presidente Vladimir Putin. Va inoltre considerato che la compagnia statale russa Rosneft ha acquistato il 30 per cento delle quote del giacimento egiziano Zohr, oltre ad aver firmato contratti per l’esplorazione e l’estrazione delle risorse nelle Zee libica e siriana.

Come detto, la proposta di Mosca di mediare tra le parti è anche il risultato del fallimento dell’Unione europea e della Germania, incapaci di risolvere il problema nonostante mesi di contatti diplomatici. Inizialmente sembrava che Berlino fosse riuscita a convincere Turchia e Grecia a sedere al tavolo dei negoziati, ma la situazione è velocemente degenerata e nuovi colloqui di pace mediati dall’Ue sono ancora in una fase di stallo. Bruxelles d’altro canto non ha il potere negoziale che le servirebbe per convincere Ankara ed Atene a scendere a compromessi: l’Ue infatti non arriverebbe mai ad imporre le tanto minacciate sanzioni contro la Turchia, consapevole delle conseguenze che una simile decisione avrebbe sul fronte migratorio. La Russia invece ha molte più carte da giocarsi al tavolo negoziale con la Turchia grazie al comune coinvolgimento in Siria e Libia, senza contare che i rapporti tra i due Paesi sono migliori rispetto a quelli tra Ankara e Bruxelles.

La situazione nel Mediterraneo

In attesa di essere chiamata a mediare, la Russia ha annunciato l’avvio di due esercitazioni militari nel Mediterraneo orientale tra l’8 e il 22 e il 17 e il 25 settembre. A dare la notizia è stata la Marina turca, che guarda con preoccupazione alla presenza russa nel Mare nostrum. È vero che le esercitazioni non si terranno nell’area contesa tra Turchia e Grecia, ma diversi analisti temono ugualmente che la mossa russa possa avere degli effetti negativi sulle relazioni tra Mosca e Ankara, che continua con le sue esplorazioni nel Mediterraneo nonostante le rimostranze di Atene e Bruxelles.

L’Ue, come detto, sta studiando l’imposizione di nuove sanzioni contro Ankara, ma continua a rimandarne l’applicazione e non riesce a trovare una soluzione diplomatica alla contesa per il Mediterraneo. Alcuni giorni fa delle notizie positive erano in realtà giunte dal Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, secondo cui Grecia e Turchia avevano accettato di avviare dei colloqui per ridurre la tensione nell’area. L’annuncio è stato però prontamente smentito da Atene, che si è detta pronta a sedersi al tavolo delle trattative solo dopo il ritiro delle navi di esplorazione turche. La situazione quindi è ancora ben lontana dall’essere risolta.

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