Marine Le Pen è pronta alla sfida per il rinnovo del Parlamento europeo. Mentre suo padre Jean Marie dà l’addio definitivo all’istituzione politica dell’Unione europea, la figlia presenta il suo manifesto programmatico in vista del 26 maggio.

La principale novità è data dalla scelta dei condottieri: il Rassemblement national punta a divenire la prima formazione politica francese in termini elettorali, ma per la guida della causa sovranista sono stati scelti, in maniera diversa, due esponenti che hanno a che fare con l’Italia.

Jordan Bardella, che abbiamo intervistato qualche settimana fa, guiderà la lista dei lepenisti, mentre a Matteo Salvini è stato chiesto di incarnare la leadership dell’intero fronte sovranista e di allargare il campo delle alleanze. Bardella, di cui abbiamo pure avuto modo di scrivere un profilo, è un giovane italo – francese. C’è parecchio Belpaese, insomma, nella battaglia euroscettica di Marine. Non era scontato: il Front National avrebbe potuto rivendicare di essere stato il primo fenomeno populista a incidere in Europa, forzando la mano per un ruolo di vertice. Non è andata così.

I sondaggi francesi raccontano di un uno contro uno: Emmanuel Macron, ora come ora, precede Marine di qualche punto percentuale, ma ci sono state fasi per cui è sembrato vero il contrario. La protesta dei gilet gialli, per ottenere un cospicuo incremento elettorale, andrebbe intercettata nelle urne. Una parte di quei voti potranno essere vantati dai lepenisti, ma quanti in più rispetto alle legislative e alle presidenziali?

Marine, intanto, è impegnata ad attualizzare la piattaforma idealistica della sua creatura. Cambiando il nome, ha già rivoluzionato molto. I militanti e i dirigenti, per ora, la seguono. La nuova versione del sovranismo francese è centrata sul comunitarismo, cioè sulle rivendicazioni di appartenenza organica a una comunità nazionale, e sull’ambientalismo. Non si parla, ovviamente, dell’ideologia di Greta Thunberg, ma di una declinazione in grado pure di fare i conti con la modernità. Tra i media italiani che se ne sono occupati c’è Il Manifesto.

Il tutto viene sbandierato come post-ideologico. Rimane ferma la critica alle istituzioni sovranazionali europee per come sono state concepite, ma il Rassemblement National ha chiarito un aspetto centrale, che aveva mandato in confusione l’elettorato: cosa pensano i lepenisti dell’uscita dal sistema della moneta unica europea? Marine ha chiarito da mesi come questo non rappresenti più un punto all’ordine del giorno.

A Florian Philippot, che nel frattempo ha dato vita a un altro partito, è politicamente ancora imputato il caos attorno ai temi economici. Bisogna trovare un canovaccio nuovo, pure perché parlare di Frexit spaventa. In relazione alle elezioni europee, la questione può passare in secondo piano. Per il resto, siamo dalle parti del populismo di destra: critica alla gestione dei fenomeni migratori, promessa di ripristino della sovranità perduta dal popolo e polemica contro le élite politiche – finanziarie.

Marine Le Pen è sempre la stessa. La sua visione del mondo, invece, ha trovato compagnia all’interno di un’Alleanza, quella dei “popoli e delle nazioni”, che difficilmente avrebbe retto se fosse stata a trazione francese.

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