La Spagna va al voto e sul voto iberico c’è soprattutto un’incognita: Vox. È la destra radicale guidata da Santiago Abascal a essere il vero punto interrogativo di questo voto che potrebbe cambiare in maniera abbastanza netta l’arco costituzionale di Madrid facendo entrare (per la prima volta) un partito che è a destra del Partido popular. Ed è per questo che in tutta la Spagna si respira un’aria di doppia attesa: non solo per il futuro parlamento, visto che il problema ingovernabilità appare altissimo, ma anche per l’ascesa di questo partito che, da costola del Pp, è diventato in pratica la’go della bilancia della politica spagnola.

Ed è questa una delle vittoria di Vox, a prescindere dal voto di oggi (che comunque pare proietti il partito di destra già intorno al 10%): il fatto di essere decisivo. Da quando è entrato nella scena politica iberica, Vox, e in particolare il suo leader, Abascal, ha preso completamente il sopravvento mediatico sugli altri partiti e gli altri  leader. I comizi di Abascal sono seguitissimi in tutta la Spagna, dove va riempie piazze, teatri e palazzetti dello sport. La grande manifestazione di Madrid contro il governo di Pedro Sanchez lo ha trasformato nel suo palco. Si è ritagliato uno spazio cruciale in questa tornata elettorale. E, come dimostrato anche dall’exploit in Andalusia, di fatto è diventato un elemento fondamentale di tutta la destra spagnola, a tal punto che i popolari devono evidentemente pensare a una possibile alleanza con il partito che li incalza da destra.

Vox, di fatto, ha già cambiato la politica spagnola. E questo è un problema di cui tutti i suoi oppositori – ma anche i possibili alleati – devono fare i conti. Già l’Unione europea ha parlato apertamente di “pericolo per la democrazia” in riferimento all’ascesa di Vox. Pierre Moscovici ha fatto appello ai partiti moderati(Popolari, socialisti e Ciudadanos) per unirsi in un blocco compatto di programmi condivisi. E anche dall’America, in particolare da Foreign Policy. è arrivato un richiamo al rischio per il sistema democratico. Ma la realtà è che questo presunto pericolo ha travolto un sistema politico che si credeva ormai costruito sul politicamente corretto e su alcuni canoni anche di narrazione abbastanza netti. Ha assunto il ruolo di megafono di una Spagna profonda e per certi versi anche rimossa dall’agone politico. E adesso questa parte di Paese, che non è così minoritaria come per anni è stato fatto credere, può essere decisiva per le sorti di tutto il sistema politico nazionale e, perché no, anche dall’Unione europea.

Al progressismo che ha imperato per anni in tutto il Paese – e a cui si è accodato anche il Partito popolare che non ha mai contraddetto le derive liberal della sinistra spagnola -, Vox risponde con gli slogan e i programmi tipici di tutti i partiti sovranisti europei. Abascal chiede una netta politica migratoria, parlando anche dell’innalzamento di un muro a Ceuta e Melilla; si erge a difensore di quella Spagna profonda, centralista, cattolica e “vuota” che è stata completamente abbandonata nel corso di questi decenni. E infine, Vox si rivolge a quella Spagna che risponde alla deriva centrifuga della Catalogna e dei Paesi Baschi e delle varie comunità autonome tornando a parlare di unità nazionale.

Il risultato di questa narrazione è che oggi tutti tornano a parlare di slogan e concetti che si pensava che a Madrid e dintorni dovessero dimenticare. E il fatto che anche il Partido popular abbia scelto un leader come Pablo Casado, che ha spostato il baricentro del suo partito a destra riparlando di frontiere chiuse e di sovranità nazionale, è un segnale chiaro che quello che Abascal voleva, l’ha ottenuto. La destra si sta spostando verso l’agenda del suo partito. E questo, per l’Europa, a un mese dalle elezioni, non è un segnale da sottovalutare. Se l’Andalusia è stato il laboratorio di Spagna, la Spagna può esserlo per tutto il continente.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.