Le elezioni legislative spagnole del 10 novembre sembrano destinate a riproporre una situazione di blocco politico nel Paese e a non facilitare la formazione di un nuovo esecutivo. Le precedenti consultazioni, svoltesi nel mese di aprile, avevano visto la vittoria dei Socialisti, giunti al primo posto con il 28,7 per cento dei consensi, che però, in seguito, non erano riusciti a stipulare un accordo di governo con il movimento Podemos, appartenente alla sinistra radicale, che aveva ottenuto il 14,3 per cento dei voti. L’eventuale esecutivo si sarebbe inoltre dovuto reggere sull’appoggio, più o meno tacito, di alcuni movimenti partiti regionali ed anche un tentativo di alleanza con Ciudadanos, appartenente alla destra liberale, era poi fallito. Il timore è che la Spagna possa essere coinvolta da una paralisi politica prolungata e che ciò possa influire negativamente sulle prospettive economiche del Paese.

Una situazione cristallizzata

I sondaggi prevedono che i Socialisti non dovrebbero ottenere più del 27-28 per cento dei voti, stabili rispetto ad aprile mentre i radicali di Podemos dovrebbero attestarsi tra l’11 ed il 13 per cento dei consensi, in leggero calo. Con questi numeri non sarà di certo possibile formare un governo organico di centro sinistra ma le cose non vanno meglio allo schieramento conservatore. Il Partito Popolare è stimato al 22-23 per cento dei suffragi, in crescita rispetto ad aprile quando si fermò al 20 per cento, Ciudadanos dovrebbe ottenere i 10-11 per cento dei consensi, in forte calo rispetto al 15,9 di aprile mentre Vox, il partito di destra radicale al primo mandato parlamentare, dovrebbe proiettarsi verso il 10-12 per cento dei voti ed aumentare così il bottino elettorale del 10, 3 per cento. Un governo di centro-destra, qualora questi numeri reggano, sembra fuori discussione e comunque non sarebbe facile unire i liberali di Ciudadanos ed i radicali di Vox nella stessa compagine governativa. Il ruolo dei partiti regionali, da quelli baschi a quelli catalani, potrebbe rivelarsi determinante ma gli ultimi sviluppi in Catalogna, dove i leader indipendentisti sono stati recentemente condannati a pesanti pene detentive, fanno pensare che questi movimenti non appoggeranno in alcun modo un possibile esecutivo

Le prospettive

In caso di nuovo stallo lo scenario politico potrebbe, però, essere destinato a cambiare. Albert Rivera, leader di Ciudadanos, ha affermato, il 7 ottobre, che, qualora i partiti di centro destra non ottengano la maggioranza dei seggi parlamentari, il suo movimento sarà disposto a facilitare l’investitura di un governo guidato dai Socialisti. L’apertura ha sorpreso dato che, per mesi, lo stesso Rivera aveva impedito ogni accordo con il partito di Pedro Sanchez. Le divisioni interne a Ciudadanos ed il calo di popolarità potrebbero aver facilitato questo cambio di atteggiamento. Pablo Casado, leader dei Popolari, ha invece detto che qualora il suo partito ottenga anche un solo seggio in più dei Socialisti, si dimostrerà pronto a proporre una formula di governo a tutti gli schieramenti costituzionalisti.

Il sistema politico spagnolo, fondato per decenni sull’alternanza bipartitica tra Popolari e Socialisti, sembra ormai in crisi e saranno necessarie riforme elettorali per facilitare una formazione più spedita delle compagini governativa. La situazione, comunque, resta fluida e possibili ulteriori sviluppi in Catalogna potrebbero modificare, anche significativamente, le prospettive dei diversi schieramenti.

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