Gli hanno regalato 100mila dollari in contati in cambio della sua cooperazione, promettendogli di prendersi cura di lui “per tutta la vita”. Secondo l’accusa, l’incontro con i funzionari dell’intelligence del Ministero della Sicurezza cinese sarebbe avvenuto nell’aprile 2010 a Shenzen, una città poco distante da Hong Kong, la sua base operativa.

Nelle settimane successive, riportano i documenti, l’ex ufficiale della CIA, Jerry Chun Shing Lee, ha iniziato a ricevere una serie di istruzioni scritte dagli 007 cinesi, assieme a buste accompagnate da altri “regali”. Gli agenti del Dragone gli hanno chiesto decine e decine di informazioni, la maggior parte delle quali altamente sensibili, legate alla CIA e alla difesa nazionale degli Stati Uniti d’America.

Fino al 2013 il signor Lee ha continuato a incassare  ingenti somme di denaro, rigorosamente in contanti, che di volta in volta venivano depositate presso la HSBC Bank di Hong Kong. Mentre i conti di Mr. Jerry, conosciuto anche come Zhen Cheng Li, ingrossavano a vista d’occhio, nello stesso lasso di tempo, la Central Intelligence Agency stava perdendo dai 18 ai 20 informatori cinesi. Tutti uccisi o imprigionati dalle autorità cinesi per aver fornito informazioni riservate al governo americano. La Cina era riuscita letteralmente a paralizzare le operazioni di spionaggio americane oltre la Muraglia, e ci era riuscita grazie a una feroce quanto astuta controffensiva.

Un gioco pericoloso

“Il governo cinese ha sistematicamente smantellato le operazioni di spionaggio della CIA nel Paese a partire dal 2010 e, nei due anni successivi, ha ucciso o imprigionato più di una dozzina di fonti Usa, paralizzando la raccolta di informazioni americana”, scriveva il New York Times, facendo luce su un tema fondamentale per comprendere la sfida segreta in atto tra Stati Uniti e Cina.

Per ottenere questo successo spionistico Pechino ha usato due risorse: soldi, tanti soldi per acquistare le informazioni dagli anelli deboli della catena americana, e soprattutto tempo. Settimane, se non mesi, di incontri, chiamate, appostamenti, viaggi. Alla fine, gli sforzi del Dragone hanno portato i suoi frutti, visto che la rete statunitense di informatori in Cina è stata ”fatta a pezzi”.

All’inizio probabilmente senza volerlo, poi consapevoli di essere entrati in un gioco pericoloso, sono stati proprio personaggi come Mr. Lee a compromettere le attività statunitensi in terra cinese. Loro, ingranaggi ben oliati all’interno del sistema americano, per debolezze personali, faciloneria o avarizia, hanno prestato il fianco all’offensiva cinese, trasformandosi in veri e propri cavalli di Troia.

La storia di Mr.Lee

Jerry Lee è un cittadino americano naturalizzato ed ex agente della CIA. L’uomo ha lavorato nei servizi segreti Usa dal 1994 al 2007 con un nulla osta segreto di sicurezza e conosceva diversi segreti dell’intelligence americana, tra cui i nomi degli informatori inviati dal suo Paese in Cina.

Dopo aver lasciato il suo lavoro alla CIA, dove la sua missione principale era quella di reclutare spie, Mr Lee si era rifatto una vita a Hong Kong. Sul perché avesse improvvisamente scelto di lasciare l’agenzia, fonti dell’intelligence affermano che l’uomo si sentiva ”frustrato” e ”non apprezzato”. Da lì in poi, Lee diventa un uomo d’affari privato con base nell’ex colonia britannica. Parallelamente la Cina inizia a catturare gli informatori Usa, e i funzionari americani iniziano a sospettare della presenza di una talpa interna. L’ex agente della CIA diventa così uno dei sospettati principali.

Una volta abbandonata la CIA, nel 2007 Lee inizia a lavorare per una compagnia di sigarette a Hong Kong. Due anni dopo, nel 2009, Japan Tobacco International risolve il suo contratto. Il motivo? L’uomo è sospettato di consegnare informazioni sensibili sulle operazioni dell’azienda alle autorità cinesi.

Dal 2013 al 2015, Mr. Lee è impegnato a lavorare per la società di cosmetici Estée Lauder. Nel 2018, quando viene arrestato, è a capo della sicurezza della casa d’aste Christie’s di Hong Kong. In tutti questi anni, stando ai documenti del tribunale americano che lo condannerà, Lee avrebbe intascato dell’intelligence cinese qualcosa come 840mila dollari.

”Ha venduto il suo Paese alla Cina”

L’FBI e la CIA hanno indagato sulle attività di Mr.Lee per molti anni. Nel 2012 gli agenti dell’FBI hanno perquisito una camera d’albergo nelle Hawaii registrata a nome di Lee, trovando una chiavetta USB sospetta, con alcuni documenti probabilmente eliminati da poco.

L’ex agente della CIA aveva anche un’agenda giornaliera, contenente note di intelligence fornite dagli agenti della CIA – cioè gli uomini che controllava quando era in servizio – le loro vere identità, i luoghi di riunione, i numeri di telefono e altre informazioni segretissime. Nello stesso anno Lee viene interrogato dalla CIA. Affermerà di aver incontrato gli 007 cinesi ma nasconderà il fatto di aver ricevuto incarichi. L’ambigua storia di Mr.Lee finisce nel gennaio 2018, quando finalmente viene arrestato con l’accusa di spionaggio all’aeroporto JFK di New York.

Il signor Lee si dichiara colpevole di cospirazione per aver fornito informazioni sulla difesa nazionale a un governo straniero, con la chiara intenzione di aiutarlo. I pubblici ministeri hanno riferito che molto probabilmente l’uomo ha venduto alle spie cinesi tutte le informazioni che aveva raccolto nella sua carriera tredecennale passata nella CIA.

L’avvocato del distretto orientale della Virginia, G. Zachary Terwilliger ha dichiarato senza mezzi termini che Lee ”ha venduto il suo paese, ha cospirato per diventare una spia per un governo straniero e poi ha ripetutamente mentito agli investigatori sulla sua condotta”. L’ex agente della CIA è stato condannato a 19 anni di carcere per cospirazione e per aver fornito informazioni sulla difesa nazionale a un governo straniero.

La storia di Mr. Lee è soltanto la punta dell’iceberg. Già, perché ora che siamo entrati in quella che alcuni studiosi hanno definito ”nuova Guerra Fredda”, Stati Uniti e Cina si affrontano a tutto campo. Ogni minimo vantaggio, anche il fatto di ottenere una semplice informazione, può essere decisivo per avere la meglio sull’avversario. Ecco perché le spie sono improvvisamente tornate in auge. Ed ecco perché il signor Lee rappresenta solo un caso emblematico. Il più eclatante, ma non certo l’ultimo.

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