La Svezia è la nuova culla del terrorismo islamico in Europa. A causa di una strategia troppo accondiscendente e politically correct nei confronti dell’immigrazione, Stoccolma ora deve fare i conti con una seria minaccia che incombe e cresce prepotentemente tra i propri confini nazionali, quella del radicalismo islamista.

Secondo il ricercatore svedese Peder Hyllengren dello Swedish Defense College, intervistato dalla tv svedese Stv, infatti, “la Svezia è diventata un centro dell’estremismo islamico internazionale e centinaia di residenti svedesi hanno messo in piedi una vasta rete di contatti islamisti”. Secondo lo studioso, il fenomeno sta proliferando da almeno un decennio e il governo sta affrontando il problema con una legislazione totalmente inadeguata e debole. Esempio lampante è il caso di Mohamed Belkaid, il 35enne terrorista algerino coinvolto nella strage di Parigi e rimasto ucciso durante una perquisizione delle forze dell’ordine a Bruxelles nel marzo 2016, che avrebbe avuto contatti con una cellula jihadista svedese.

“Il politicamente corretto aiuta il terrorismo”

Nel suo discorso televisivo, Hyllengren ha incolpato il politicamente corretto espresso dall’establishment svedese nonché il feroce “attivismo sia verso le forze dell’ordine sia verso chi ha cercato di sollevare il problema e metterlo in luce”. Il rischio, ha spiegato il ricercatore, “è quello di essere sempre etichettati come razzisti. È indubbiamente importante combattere il nazismo e l’estremismo di destra, ma in Svezia ci vorrà molto tempo prima che potremmo parlare dell’islamismo nello stesso modo in cui discutiamo di nazismo”, ha aggiunto.

Periferie al collasso in Svezia

I dati sembrano confermare la tesi del ricercatore. Secondo l’intelligence svedese (Säpo), in meno di un decennio le persone già radicalizzate e pronte a colpire sono passate da 200 a 2000. Il fenomeno, come riferito lo scorso anno dal capo di Säpo Anders Thornberg, è dovuto all’immigrazione di massa che il governo svedese non ha saputo controllare: “Questa è la nuova ‘normalità’ – ha dichiarato Thonrberg -. È un’affermazione retorica dire che i circoli estremisti stanno crescendo nel nostro paese”.

Come riporta Breitbart, l’immigrazione di massa ha portato alla formazione di “zone off-limits“ ed enclavi islamiste fortemente popolate dai migranti nelle periferie delle grandi città come Stoccolma e Malmö. La violenza tra le bande che operano in quelle aree disagiate è diventata un tale problema che il primo ministro svedese non ha escluso l’impiego dell’esercito per combattere la violenza.

Foreign Affairs mette in guardia i “progressisti” sull’immigrazione

In un articolo pubblicato sull’illustre Foreign Affairs, Rafaela M. Dancygier, professoressa associata di politica e affari pubblici alla Princeton University, analizza le profonde contraddizioni della sinistra europea in materia di immigrazione: “Il problema centrale per la sinistra europea è questo – osserva – gruppi di elettori immigrati più numerosi e in rapida crescita provengono da paesi a maggioranza musulmana che spesso portano con sé le tradizioni socialmente conservatrici delle loro terre d’origine”.

Questo avviene, spiega Dancygier, “proprio quando i partiti di sinistra si sono proclamati campioni di laicismo, cosmopolitismo e femminismo appellandosi alla base della classe media, sempre più liberal. Il risultato è uno scontro di valori, che si svolge più spesso nelle città, dove le comunità musulmane hanno replicato i legami del villaggio, le strutture patriarcali e le pratiche religiose dei loro paesi d’origine accanto a enclave laiche e progressiste della classe media”.

A Bruxelles, infatti, oltre l‘80% dei musulmani pensa che le donne dovrebbero lavorare meno “per il bene della propria famiglia”, mentre solo il 37% dei non musulmani è d’accordo”. Contraddizioni sempre più evidenti che la sinistra europea fa finta di non vedere, mettendo in pericolo la tenuta e la stabilità di tutto l’Occidente. La Svezia è lì a dimostrarlo.

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