Il nemico del mio nemico è mio amico: con questo famoso modo di dire si può sintetizzare efficacemente la decisione della Lista unita, che racchiude i partiti arabo-israeliani, di indicare il leader di Blu e bianco, Benny Gantz, quale prossimo primo ministro. Nonostante tutto. Perché se è vero che l’obiettivo primario della Lista unita è di mettere fine al potere del premier uscente Benjamin Netanyahu, le cui politiche sono sempre state osteggiate con forza dai partiti arabo-israeliani, la decisione di offrire il proprio endorsement a un ex generale che ha guidato ben due operazioni contro la Striscia di Gaza non è di poco conto e rivela molto sulle vere priorità dei partiti arabi presenti in Israele. E dei loro stessi elettori.

Le elezioni di settembre

Il 17 settembre i cittadini israeliani sono tornati dopo soli sei mesi alle urne per eleggere i membri della Knesset e superare lo stallo nella formazione del nuovo Governo che si era venuto a creare a seguito delle elezioni di aprile. I risultati delle ultime consultazioni tuttavia, a causa anche della legge proporzionale pura in vigore in Israele, non garantiscono una stabilità politica maggiore rispetto a quelle precedenti: anche stavolta, perché si possa formare un nuovo esecutivo, saranno necessarie ampie alleanze intorno alle due formazioni che hanno preso più voti, il Likud di Netanyahu e il Blu e bianco di Gantz. Le elezioni di settembre passeranno però alla storia come le seconde in cui i partiti arabo-israeliani hanno indicato al presidente il nome di un primo ministro, dopo ben 27 anni. La prima volta infatti risale al 1992, quando la carica di premier fu affidata a Rabin, futuro firmatario degli Accordi di Oslo. Una scelta, quella di indicare Gantz come prossimo leader del Paese, che non è priva di contraddizioni e che indica chiaramente come obiettivo primo della Lista unita sia quello di allontanare Bibi dal potere, anche a costo di appoggiare – anche se non del tutto – un generale che ha promesso ai suoi elettori di riportare Gaza all’età della pietra e che non ha alcuna intenzione di risolvere la questione palestinese.

Gantz e la Palestina

Per capire quanto rilevante sia l’endorsement della Lista unita all’ex generale basta vedere i nomi e le carriere dei personaggi più importanti di Blu e bianco. Uno tra tutti Gabi Ashkenazi, generale che ricoprì la carica di Capo di Stato maggiore prima dello stesso Gantz nonché capo dell’operazione Piombo Fuso del 2008 contro Gaza e attualmente candidato alla carica di ministro della Difesa. Altro nome – tristemente – noto all’interno della coalizione è quello di Moshe Yaalon, ex membro del Likud famoso per aver attaccato il movimento progressista Peace Now e per essere uno strenuo oppositore della nascita di uno Stato palestinese. Lo stesso Gantz, come detto, ha preso parte in prima persona a ben due operazioni contro la Striscia e la sua opinione sulla questione palestinese non è poi così diversa da quella di Netanyahu.

Cosa vogliono gli arabo-israeliani

L’endorsement della Lista unita a Gantz dimostra non solo la determinazione dei politici arabi di approfittare della situazione attuale per esautorare finalmente il potere di Netanyahu, ma anche il desiderio dei loro elettori di avere voce in capitolo nel Governo. Secondo un sondaggio risalente ad aprile, quasi l’80 per cento dei cittadini arabo-israeliani vuole che i rappresentanti della Lista unita entrino a far parte di un Governo, che sia di destra o di sinistra. L’importante è riuscire finalmente ad avere un peso politico maggiore e favorire ulteriormente l’inclusione degli arabi nella società israeliana, soprattutto dopo le tensioni sorte con l’approvazione della legge su Israele Stato ebraico fortemente voluta da Netanyahu.

Tuttavia, nel dare il proprio appoggio all’ex generale, domenica 22 settembre il leader del gruppo Ayman Odeh ha specificato che la Lista non condivide le politiche di Gantz e che la loro mossa serve solo a fermare Netanyahu e a ribadire l’importanza della componente araba all’interno della società israeliana. A sottolineare la distanza tra le posizione della Lista e quelle del partito dell’ex generale ci hanno pensato meno di 24 ore dopo i rappresentati di Balad (partito di estrema sinistra), dichiarando di non condividere la posizione espressa da Odeh, riducendo così il numero di seggi su cui Gantz potrebbe contare e rompendo con gli altri partiti arabi. La nascita di un Governo guidato effettivamente da Gantz senza la presenza del Likud diventa ogni ora di più un’incognita, ma a prescindere dal risultato delle consultazioni all’interno della Knesset le elezioni del 2019 passeranno alla storia.

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