Nel corno d’Africa ci sono novità importanti, che nel giro di poche settimane stanno contribuendo a mutare repentinamente equilibri e dinamiche della regione. L’intero continente nero guarda con curiosità a quanto sta accadendo in questi giorni in Eritrea. Fino a pochi mesi fa il paese è noto nel mondo per essere la “Corea del Nord” d’Africa. Questo sia per il carattere autoritario del suo governo, guidato dal 1993 (anno dell’indipendenza dall’Etiopia) da Isayas Afewerki, sia per la sua chiusura a livello internazionale. Il conflitto con Addis Abeba e le sanzioni imposte dall’Onu nel 2009, fanno dell’Eritrea una sorta di “buco nero” nel cuore del corno d’Africa. Adesso la situazione appare radicalmente mutata. E tutto, come detto, nel giro di poche settimane. 

Il primo grande passo: la pace con l’Etiopia 

Il nome Eritrea non fa riferimento ad alcun impero passato ed alcun popolo che ha avuto in queste lande di terra africana il proprio punto di riferimento. Qui il regno che maggiormente incide nell’antichità è quello “Axumita”, durato parecchi secoli e caduto soltanto nel VII secolo d.C. Leggenda vuole che quando l’Italia, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, inizia ad annettere queste terre lo scrittore Carlo Dossi suggerisca al presidente del consiglio, Francesco Crispi, il nome della nascente colonia. Un consiglio ascoltato, tanto che la denominazione suggerita diventa quella che, da allora, inizia ad essere conosciuta: Eritrea, dal greco erythros, che indica Rosso. Un riferimento al mare verso cui si affaccia il paese africano. La colonia italiana d’Eritrea è la prima del nostro paese nel continente nero. Con la sconfitta della seconda guerra mondiale, l’Italia perde i suoi possedimenti e l’Eritrea diventa uno Stato federato con l’Etiopia. La promessa di un’ampia autonomia da accordare ai governi eritrei sfuma subito, così nascono nel paese movimenti indipendentisti. Una situazione che poi sfocia, nel 1993, con la totale indipendenza dell’Eritrea.

Ma i dissapori con l’Etiopia non sembrano sopiti, tanto che Addis Abeba invade l’Eritrea nel 1998 e scoppia un altro cruento conflitto nel cuore dell’Africa. Ad Algeri, nel 2000, si giunge ad un compromesso ma devono passare 18 anni prima di una pace vera e propria. Infatti dopo l’accordo raggiunto nella capitale algerina, tra Asmara ed Addis Abeba regna lo stallo nei rapporti, un clima di perenne guerra latente. Una situazione che si sblocca soltanto nello scorso mese di settembre, quando i due paesi siglano a Gedda il definitivo trattato di pace. Un accordo storico, ma non del tutto atteso: la visita del primo ministro etiope ad Asmara a luglio segna un primo importante passo nella ripresa dei rapporti diplomatici, nessuno però in quel momento crede che appena 50 giorni dopo tra Etiopia ed Eritrea si suggelli la pace. Nell’accelerazione repentina del trattato influisce certamente la necessità di Asmara di rompere l’isolamento, ma ben si intuisce come, nel dietro le quinte di questa operazione, si celino gli interessi di molte potenze che questa volta remano a favore della pace.

Il corno d’Africa è infatti una zona strategica per i commerci, specie per quelli che dall’Asia sono diretti verso l’Europa. Alla Cina fa gola una certa stabilità nella regione, al fine di sviluppare ulteriori infrastrutture (porto di Massaua in primis), all’Arabia Saudita occorre avere una certa influenza nei paesi dirimpettai, specie in un momento in cui la guerra nello Yemen rischia di produrre ulteriori nefasti traumi per le politiche dei Saud nella regione. Ma anche la Russia risulta molto attiva: Mosca non ha mai staccato i contatti diplomatici con l’Eritrea e nei mesi scorsi annuncia un’intesa con Asmara per la costruzione di un proprio hub strategico nel paese africano. A prescindere dagli interessi interni ed esterni in gioco, senza dubbio la pace con l’Etiopia per l’Eritrea rappresenta un passo notevole per la fine dell’isolamento internazionale. 

La missione italiana

Ed anche a Roma non si resta per fortuna a guardare. L’Eritrea, come detto, è la prima colonia italiana in Africa, ancora oggi l’italiano è molto studiato nel paese e parlato da una parte della popolazione. Molti imprenditori e commercianti eritrei hanno, per questo e per altri motivi, preferenze nel trattare con controparti italiane e sfruttare la fine dell’isolamento internazionale per tornare ad avere ottimi rapporti con l’Italia. Impossibile dunque per il nostro paese rimanere fermi in un momento in cui il corno d’Africa sviluppa importanti novità. Va letta in questa ottica la missione diplomatica condotta, nei giorni scorsi, dal vice ministro agli affari esteri Emanuela Del Re. Al seguito dell’esponente dell’esecutivo, ad Asmara si sono recati numerosi imprenditori e diversi accordi in diversi settori sono stati siglati tra il governo eritreo e la delegazione italiana. Una visita che fa seguito a quella del presidente del consiglio Giuseppe Conte, avvenuta ad ottobre e la prima di un premier europeo nel paese dopo tanti anni, e che precede quella prevista a marzo dal ministro degli esteri, Enzo Moavero Milanesi. 

I problemi che deve affrontare l’Eritrea 

Ad ulteriore conferma della fine dell’isolamento internazionale di Asmara, si registrano altri due eventi attesi da anni: la fine delle sanzioni Onu ed il ripristino delle relazioni con la Somalia. Il consiglio di sicurezza ha approvato nei giorni scorsi lo stop delle sanzioni, imposte nel 2009 per sospetti (per la verità mai dimostrati) appoggi dati da Afewerki alle milizie islamiste somale di Al Shabab. E questo è anche uno dei motivi per i quali tra Asmara e Mogadiscio per anni i rapporti sono rimasti molto tesi. Nei giorni scorsi, come si legge su Agenzia Nova, proprio Afewerki si è recato nella capitale somala dova ha incontrato il suo omologo, stabilendo nuove ed importanti relazioni diplomatiche. 

Un dinamismo inaspettato, quello eritreo, che vede da un lato un paese nuovamente proiettato verso l’esterno, dall’altro una situazione che rimane comunque molto difficile. Povertà, disoccupazione, carenze di infrastrutture, emigrazione, sono soltanto alcune delle sfide che l’Eritrea deve affrontare. Sfide di non poco conto, che coinvolgono anche l’intera regione del corno d’Africa e che interessano da vicino a molte potenze straniere. L’Italia ad esempio, come detto, guarda con interesse al nuovo corso eritreo e, oltre al discorso economico, Roma vuole mettere sul piatto un tema molto sentito: quello dell’immigrazione. Dopo la Tunisia, l’Eritrea è il paese da cui ogni anno partono più persone verso le nostre coste. Una sfida tutta eritrea dunque, ma che a pieno titolo potrebbe vederci come protagonisti di primo piano. 

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