Secondo quanto emerge dalle fonti vicine al Cremlino, Vladimir Putin sarebbe intenzionato a promulgare una nuova legge costituzionale volta a vietare la possibilità che i territori annessi dalla Russia o parte di essi possano essere restituiti o ceduti. La norma, che dovrebbe essere introdotta nelle prossime settimane insieme ad altri importanti cambiamenti legislativi per il Paese, è destinata a lasciare di stucco non soltanto la politica interna della Russia ma anche quella dei Paesi attigui.

Un avvertimento a Ucraina e Giappone

Sebbene la notizia possa lasciare perplessi a causa della sua particolarità, all’interno del panorama politico della Russia è piena di significato, considerando le varie diatribe territoriali del Paese. Oltre al quasi secolare scontro con il Giappone sulle isole Curili, ad esso si è aggiunta la difficile questione della Crimea, occupata dalle forze di Mosca nel 2014 ed in seguito annessa alla Russia in qualità di obiettivo strategico. In questo senso, l’obiettivo del Cremlino non sarebbe solo quello di evitare che in futuro si possa richiedere a un qualsiasi governo russo di poter negoziare cessioni o accordi sulla cessione di sovranità.

Putin ribadisce la supremazia territoriale

La mossa di Putin diventa una chiara presa di posizione nei confronti della modalità di risoluzione delle dispute internazionali che si sono succedute negli ultimi anni. Inoltre, lo stesso segnale lanciato verso l’estero si riflette anche sulla gestione interna del paese, soprattutto nei confronti delle frange separatiste – quali la Cecenia – che vorrebbero giungere all’indipendenza da Mosca. Ed in questo scenario, la risposta legislativa del presidente della Russia si traduce in una netta chiusura, giustificata da una mancanza di possibilità legale per poter condurre anche solo una fase di trattativa.

Per quanto riguarda la questione legata ai territori asiatici in disputa col Giappone, la possibilità che essi potessero essere restituiti o comunque soggetti ad una trattativa erano già da escludersi; con la mossa di Putin da intendersi come una semplice chiusura di ogni volontà di discussione. In ogni caso, anche la questione orientale serve a Putin per lanciare un messaggio ancora più forte: la Russia non è intenzionata a piegarsi al volere di nessuno.

Il silenzio internazionale verso la Russia

La strategia portata avanti dalla Russia e il metodo di chiusura utilizzato nei confronti delle trattative non hanno mai smosso più di tanto l’interesse della comunità internazionale. Alzare i toni contro Mosca è stato sempre percepito come un pericolo per una escalation internazionale di tensioni, lasciando di fatto a Putin strada libera per agire. E anche di fronte alla ormai definitiva chiusura, la sensazione è che il metodo utilizzato dalle Nazioni Unite rimanga sostanzialmente invariato.

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