Il Consiglio per la difesa e la sicurezza nazionale dell’Ucraina ha deciso di sospendere le attività politiche di undici partiti a causa dei loro legami con Mosca.”Le azioni volte alla collusione ed alla divisione” ha annunciato il Capo di Stato Volodymyr Zelensky come riportato dal Guardian, per poi aggiungere che “non avranno successo e saranno affrontate con risposte molto dure”. I movimenti interessati dal bando sono marginali ma ci sono eccezioni. Tra queste spicca la Piattaforma di Opposizione-Per la Vita, che ha 44 seggi nel Parlamento ucraino e che è il principale partito di opposizione del Paese. Il suo leader, Viktor Medvechuk, è un oligarca molto vicino al Cremlino e si trovava agli arresti domiciliari da diversi mesi con l’accusa di tradimento. Medvechuk è evaso tre giorni dopo l’inizio dell’invasione russa ed ha fatto perdere le sue tracce. Tra i movimenti colpiti c’è anche Nashi (Nostro), guidato da Yevhen Murayev che sarebbe stato scelto dal Cremlino per guidare il governo  dopo l’eventuale sconfitta di Zelensky. Murayev ha smentito ma ora il suo futuro politico appare bruciato.

La galassia pro-Russia

Prima del 2014, come ricordato da Volodymyr Ishchenko su Al Jazeera, c’era un grande schieramento nella politica ucraina che aspirava ad un’integrazione nelle organizzazioni internazionali guidate dalla Russia piuttosto che in quello Euro-Atlantiche. La rivoluzione di Euromaidan e le azioni ostili compiute da Mosca in Crimea e nel Donbass hanno cambiato le cose e lo schieramento pro-russo si è ritrovato marginalizzato. Il termine pro-Russia ha iniziato ad essere utilizzato in modi diversi, spesso dispregiativi, per additare chiunque fosse in favore della neutralità dell’Ucraina, anti-occidentale, populista oppure radicale di sinistra. Tutte caratteristiche comuni a chi si era messo in contrapposizione al pensiero dominante neo-liberale, pro-occidentale e nazionalista, che ha ricoperto un ruolo di primo piano a Kiev dal 2014 ma che non può racchiudere la grande complessità della società ucraina. I legami più stretti con Mosca hanno cessato, da tempo, di essere uno degli obiettivi chiave delle forze pro-russe, che hanno scelto di focalizzarsi sulle questioni economiche come pensioni, salari e giustizia sociale. Si tratta di un mutamento che può essere legato all’età media dei proprie elettori che, nel 75 per cento dei casi, hanno più di 45 anni.

La strada pericolosa intrapresa dall’Ucraina

L’Ucraina, come ricordato da Nigel Jones sullo Spectator, non è la prima nazione a sospendere le norme democratiche in tempo di guerra. Il Regno Unito di Winston Churchill, ad esempio, imprigionò centinaia di sospetti fascisti e nazisti italiani ed inglesi, senza alcun processo, sull’isola di Man nel 1940. Negli Stati Uniti lo stesso destinò toccò a migliaia di giapponesi dopo i devastanti attacchi di Pearl Harbor. Le normali attività politiche dei due Stati, però, proseguirono normalmente e quanto deciso da Zelensky potrebbe costituire il suo primo errore. L’errore, in realtà, è doppio perché Kiev ha anche deciso di rimuovere dall’etere le televisioni private facendole confluire in un unico canale, controllato dal governo.  Le scelte fatte da Zelensky potrebbero alienargli, almeno in parte, le simpatie quasi unanimi che sono state manifestate nei suoi confronti da parte del mondo democratico che riconosce, nell’Ucraina, un baluardo delle libertà civili contro la Russia. L’Ucraina rischia, con queste mosse, di intraprendere una strada pericolosa che può renderla sempre più simile a Mosca, fino ad annacquare le differenze che esistono tra i due Stati. Il quadro non è ancora compromesso ma i segnali appaiono comunque preoccupanti. Nel 2021 l’organizzazione non governativa americana Freedom House, che monitora i livelli di libertà e democrazia nel mondo, ha assegnato all’Ucraina un punteggio di 61 su 100 definendola parzialmente libera a causa della presenza endemica della corruzione, dei frequenti attacchi contro i membri della società civile ed i giornalisti.

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