James “Mad dog” Mattis è in visita presso i principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente e nel Golfo. Il Segretario alla Difesa americano, nonché capo del Pentagono, sembra avere dunque un’influenza notevole nella politica statunitense nella regione mediorientale.Il tour di James “Mad dog” MattisIl “cane pazzo” dell’amministrazione Trump è stato sciolto per un tour di visite in Egitto, Israele, Giordania, Arabia Saudita e le altre monarchie del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar). Un viaggio che sembra appositamente organizzato giusto qualche settimana dopo l’intervento militare americano contro il Governo siriano. Tutti i Paesi sull’agenda di Mattis hanno applaudito l’intervento di Washington. Ora sono pronti ora ad ascoltare il piano del “cane pazzo” per il futuro del Medio Oriente. La prima tappa in Egitto ha cementato le relazioni con l’ormai amico  Al-Sisi. L’incontro ha ribadito una stretta collaborazione militare nonché la volontà di monitorare l’attività di truppe russe che secondo le fonti americane si troverebbero di stanza nell’ovest del Paese.Mattis e Netanyahu sfidano l’IranMattis si trova ora in Israele, dove ha già incontrato il Primo Ministro Netanyahu e il Ministro della Difesa Avigdor Liberman. “Sentiamo un grande cambiamento nella direzione della politica americana”, ha dichiarato Netanyahu in riferimento all’intervento contro Assad, “questo è apprezzato nel mondo e nella nostra regione”. L’attenzione dell’incontro si è poi focalizzata sull’Iran. “La principale minaccia per la sicurezza di Stati Uniti e Israele”, così è stata definita la Repubblica Islamica. Il carattere minaccioso dell’Iran viene poi svelato dal Ministro della Difesa israeliano Liberman. Quest’ultimo ha dichiarato pericoloso uno Stato dotato di “missili balistici, di una marina, di un settore cyber e di alleati come Hezbollah, un gruppo terrorista che supporta il regime di Assad”. Mattis raccoglie le accuse di Israele e le rilancia. “L’Iran è il principale Stato sponsor del terrorismo”, sostiene il “cane pazzo” come riportato dalla CNN.Teheran accerchiataSembra dunque formarsi una vera e propria tenaglia su Teheran. Una manovra di avvolgimento appoggiata dalla presidenza stessa. Lo scorso martedì Trump annunciava la volontà di rivedere in toto l’accordo sul nucleare. Un’intesa raggiunta a fatica con la Repubblica Islamica. Trump sembra però aver lasciato a James Mattis le chiavi della politica mediorientale, con tutte le conseguenze del caso.L’ossessione di Mattis per l’IranIl “Mad dog” a capo del Pentagono nutre infatti una sorta di ossessione per l’Iran. Celebre una sua dichiarazione in cui descriveva le tre principali minacce per gli Stati Uniti: “L’Iran, l’Iran, l’Iran”. A inizio febbraio, quando ancora non si era delineata la politica estera americana in Siria, Mattis ebbe così a dichiarare che “Abbiamo (Stati Uniti”) sempre la capacità di incrementare il numero di forze in campo per ridurre la minaccia iraniana”. Un mese più tardi la profezia di Mattis si è avverata e gli Stati Uniti hanno attaccato uno dei principali alleati di Teheran.Sappiamo poi che i metodi del nuovo Segretario della Difesa U.S. non sono proprio ortodossi, come le sue dichiarazioni. “È divertente sparare ad alcune persone”, aveva detto Mattis in riferimento all’uccisione di civili afgani. L’Iran ha dunque di che preoccuparsi se la politica estera della superpotenza viene ora gestita da un elemento come Mattis.Iran a rischio crisi socialeL’ingente impegno militare in Siria insieme al crollo del prezzo del petrolio non stanno poi facendo passare momenti sereni a Teheran. Questo, unito a una imminente crisi idrica prevista nella zona a sud del Mar Caspio, potrebbe portare a una crisi sociale nel Paese. Un’eventualità che potrebbe essere sfruttata dalla nuova amministrazione americana per un regime change iraniano. Un obiettivo che gli Stati Uniti coltivano dal 1979, l’anno della Rivoluzione khomeinista, verso cui James Mattis vuole ambire. Dopo Afghanistan, Iraq e Siria, l’Iran rappresenta l’ultimo tassello ancora fuori dall’orbita di Washington.

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