Si intitola U.S. Strategic Framework for the Indo-Pacific. È un documento appena desecretato dagli Stati Uniti, formato da dieci pagine fittissime nelle quali viene illustrata, passo dopo passo, la strategia disegnata dall’amministrazione Trump per “mantenere il primato americano nella regione indo-pacifica“. Più nello specifico, il piano statunitense, approvato da Donald Trump nel 2018, ambisce a “promuovere un ordine economico liberale” in Asia e, allo stesso tempo, far sì che la Cina non stabilisca nel proprio cortile di casa una “nuova sfera di influenza illiberale”.

L’unico modo per silenziare la minaccia rappresentata da Pechino, si legge nel testo, consiste nel cooperare con gli alleati asiatici: così si spiega l’importanza strategica rappresentata da Paesi come India, Giappone e Corea del Sud. Ma non è finita qui, perché tra le principali sfide nazionali degli Stati rientra anche il dossier nordcoreano; un rebus complicato che potrebbe continuare a creare grattacapi alla Casa Bianca.

Washington e l’Asia

“Come garantire che la Corea del Nord non minacci gli Stati Uniti e i suoi alleati, tenendo conto sia del grave pericolo presente che dei potenziali cambiamenti futuri nel livello e nel tipo di minaccia rappresentata dal Paese?”, si chiedono i funzionari americani. In ogni caso, più in generale, gli interessi degli Stati Uniti nel continente asiatico sono, nell’ordine: “proteggere la patria”, far progredire la prosperità statunitense, preservare la pace attraverso la forza e incrementare l’influenza Usa nella regione.

Il consigliere per la Sicurezza nazionale, Robert O’Brien, ha spiegato che gli Stati Uniti hanno desecretato il documento proprio adesso per mostrare al mondo intero l’impegno di Washington nel mantenere la regione asiatica “libera e aperta”. I più maligni sostengono invece che l’amministrazione Trump abbia svelato le carte in tavola a pochi giorni dall’insediamento di Joe Biden per mettere apprensione al neo presidente. Già alle prese, tra l’altro, con la recente miccia diplomatica accesa da Mike Pompeo con Taiwan (l’allarme sembrerebbe esser rientrato, ma la situazione resta delicata).

Disinnescare la bomba nordcoreana

Tornando sui contenuto del documento, il piano descrive come dovrebbe essere lo scenario geopolitico ideale per gli Stati Uniti in Asia. Intanto la Corea del Nord non dovrebbe più rappresentare un pericolo. Per disinnescare la bomba nordcoreana, Washington è chiamata a “convincere il regime di Kim che l’unica strada per la sua sopravvivenza è quella di abbandonare le armi nucleari”.

Da qui la necessità di “massimizzare la pressione su Pyongyang utilizzando strumenti economici, diplomatici, militari, delle forze dell’ordine, dell’intelligence e dell’informazione” per “paralizzare i programmi di armi di distruzione di massa della Corea del Nord, soffocare i flussi di valuta, indebolire il regime e stabilire le condizioni per i negoziati volti a invertirne programmi nucleari e missilistici, raggiungendo infine la denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile della penisola “. Il governo americano ha quindi evidenziato che un disegno del genere potrebbe riuscire aiutando la Corea del Sud e il Giappone ad acquisire capacità militari convenzionali avanzate, nonché avvicinando Seul e Tokyo.

Contenere la Cina

Al netto di Kim Jong Un, il grande nemico americano in Asia si chiama Xi Jinping. Contenere l’ascesa cinese è diventato il mantra degli Stati Uniti. Come riuscirci? Intanto puntando sull’India: la Casa Bianca auspica che Nuova Delhi possa diventare la forza predominante dell’Asia meridionale per ridimensionare il peso di Pechino nella regione. Riflettori puntati anche sulle nazioni Asean, soprattutto con i Paesi che hanno contenziosi territoriali con Pechino (Filippine e Vietnam, ad esempio), e sull’immancabile Taiwan, vero e proprio perno della strategia Usa. In particolare, Taipei deve ricevere supporto e assistenza per scongiurare che l’attivismo cinese nel Mar Cinese meridionale possa creare problemi a Washington.

Nel documento si usano parole emblematiche: la Cina “mira a sciogliere le alleanze e le partnership degli Stati Uniti nella regione” e “sfrutterà i vuoti e le opportunità create da questi legami ridotti”. Non solo: Pechino “cerca di dominare le tecnologie all’avanguardia, comprese l’intelligenza artificiale e la biogenetica, e di sfruttarle al servizio dell’autoritarismo. Il dominio cinese in queste tecnologie porrebbe profonde sfide alle società libere”. Adesso toccherà a Biden scegliere se proseguire sul binario tratteggiato dal suo predecessore o cambiare completamente strategia.

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