La senatrice Elizabeth Warren si è candidata, con tutte le ufficialità del caso, alla presidenza degli Stati Uniti e, per far capire le sue intenzioni, ha subito alzato il tiro, sostenendo che il suo avversario politico potrebbe non essere Donald Trump.

Sì, perché secondo “Pocahontas” – come la chiama il tycoon – l’attuale presidente, quando si tratterà di votare, potrebbe già essere in galera. 

La parola “galera” era risuonata già nella passata campagna elettorale. A pronunciarla era stato il tycoon in riferimento alle conseguenze del mailgate di Hillary Clinton. Questo suona come un déjà-vu, ma a parti invertite.  I toni, a distanza di più di un anno e mezzo dall’appuntamento elettorale, sono già abbastanza alti. Il riferimento della Warren va rintracciato nel Russiagate : quello è l’unico fattore in cui l’opposizione può sperare per far saltare il banco. 

L’impeachment non è più possibile e Nancy Pelosi dovrà mettersi l’anima in pace: gli asinelli difettano dei numeri necessari. Servirebbe davvero un colpo di teatro spropositato, come un incredibile scandalo sessuale, per consentire alla Warren di trovarsi dinanzi un avversario diverso dal magnate. Le indagini sui presunti legami tra il comitato elettorale trumpiano e gli “hacker russi” proseguono. Dopo l’arresto di Roger Stone, la sensazione è che i riflettori siano stati spenti. L’impianto accusatorio non dovrebbe avere troppi appigli, ma con la politica americana è meglio non sbilanciarsi troppo.

La Warren rimane la candidata con la migliore macchina organizzativa. Trump ne è consapevole e ha iniziato a schernirla dai tempi del test sul Dna, quello con cui l’esponente del Massachusetts ha provato a dimostrare di avere origini da nativo-americana. Le è andata male, tanto da essere costretta a porgere le sue scuse, il che è accaduto solo pochi giorni fa.La battaglia tra i due titani è tutta sui social: la dem – come detto – ha esordito sventagliando l’ipotesi della galera, mentre il commander in chief procede ridicolizzando una figura che sarebbe lontana dal configurare una minaccia reale: i repubblicani la danno come sicura perdente.

Questa percezione è confermata dai recenti sondaggi, per i quali l’unico davvero in grado d’impensierire il tycoon, nel caso sciogliesse la riserva, sarebbe Joe Biden. Al secondo posto in classifica si è piazzata Kamala Harris, la quale sembra avere tutte le carte in regola per essere la vera sorpresa. Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: la Warren ha citato la possibilità del carcere, presumibilmente pensando al Russiagate ma, considerando che tra un anno e mezzo si vota, quando saranno presentati i risultati dell’inchiesta di Mueller? 

Se la “bomba” dovesse scoppiare a campagna elettorale iniziata, gli americani potrebbero valutare il tutto come una strumentalizzazione politica. E Trump, paradossalmente, potrebbe uscirne rafforzato. Con buona pace della Warren e dei suoi sogni “manettari”. 

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