Per ordine diretto del presidente russo Vladimir Putin, la Russia ha creato laboratori militari segreti per sviluppare armi con tecnologia estremamente avanzata e in grado di fornire il potenziale distruttivo necessario per rispondere a possibili guerre lanciate dall’Occidente, in particolare, dagli Stati Uniti. L’accusa arriva dalle colonne del Washington Post, e ci ricorda che il senso di russofobia presenta negli Usa abbia ormai raggiunto quei canoni che non si vedevano dai tempi del maccartismo. 

Stando a quanto riferito dal quotidiano americano, “durante la sua ultima corsa per la presidenza, nel 2012, il leader russo Vladimir Putin ha sorpreso gli esperti militari degli Stati Uniti con un misterioso impegno a sviluppare nuovi tipi di armi per contrastare il vantaggio tecnologico dell’Occidente. Gli eserciti del futuro, ha detto, avrebbero bisogno di armi ‘basate su nuovi principi fisici’ tra cui la scienza ‘genetica’ e ‘psicofisica'”. Da questa frase, gli analisti americani hanno ritenuto plausibile che fosse iniziato, in Russia, un nuovo processo di creazione di armi chimiche. E portano alcune prove, anche fotografiche, di quanto starebbe avvenendo in Russia.

Dall’inizio del secondo mandato di Putin, è infatti visibile un vero e proprio “boom edilizio” in 24 istituti che facevano parte del dipartimento dell’Unione Sovietica concernente armi biologiche e chimiche. Questa espansione, è particolarmente evidente nei laboratori segreti del ministero della Difesa che hanno a lungo richiamato i sospetti dei funzionari statunitensi su possibili violazioni del trattato sulle armi.

E chiaramente ora, con il caso Skripal e le accuse al Cremlino, questi dubbi della Difesa statunitense tornano a essere la cornice di una nuova accusa nei confronti di Mosca. Accuse che i funzionari russi respingono insistendo sul fatto che la ricerca nei laboratori gestiti dal governo sia puramente difensiva e perfettamente legale. Ma che in America sono da tempo oggetto di analisi approfondite, specialmente riguardo allo sviluppo della ricerca in territorio russo riguardo agli agenti patogeni e al loro utilizzo.

Thomas Countryman, assistente del segretario di Stato per la sicurezza internazionale e il controllo delle armi durante l’amministrazione Obama, ha dichiarato al Wp che anche prima di Putin, i funzionari statunitensi hanno messo in dubbio che il Cremlino possedesse un certo tipo di armi in maniera trasparente. Ma negli ultimi sei anni, la sfiducia è cresciuta per un motivo molto più politico: Mosca e Washington, in questo periodo, hanno vissuto e continuano a vivere il periodo con le relazioni bilaterali più basse dal crollo dell’Urss.

E ci sono anche alcune prove. I dati raccolti da Zilinskas e Mauger, i ricercatori che hanno condotto questa indagine, comprendono documenti, rapporti in lingua russa e immagini aeree dal satellite che indicano una grossa espansione quantomeno nei quattro laboratori del ministero della Difesa e in numerosi centri di ricerca civili gestiti dal governo in tutto il paese.

In un complesso militare a Ekaterinburg le immagini satellitari mostrano gruppi di edifici industriali di nuova costruzione. In altri, si possono osservare ristrutturazioni in edifici più vecchi che nei tempi sovietici erano fabbriche per bacillus anthracis , i batteri che causano l’antrace. Al 33esimo Central Research Test Institute di Shikhany nel sud-ovest della Russia i dati di questi centri di ricerca segnalano un recente picco di spese per attrezzature specializzate per la produzione microbica, per la costruzione di una galleria del vento utilizzata per testare batteri e virus, nonché le ricostruzione di un’area probabilmente destinata a test all’aria aperta degli esplosivi.

Ma c’è una premessa, che molti ignorano e che dimostra come vi sia anche una vera e propria forma di prevenzione ideologica in qualsiasi cosa avvenga a Mosca. Il Pentagono impiega attrezzature simili nelle sue strutture di ricerca di biodifesa nel Maryland e nello Utah. Solo che Zilinskas e Mauger sostengono che l’espansione russa invita un livello più alto di controllo alla luce delle esplicite richieste dei leader russi di lavorare su nuovi tipi di armi. In pratica, la Russia e gli Stati Uniti effettuano lo stesso tipo di ricerche, ma il Cremlino non può farlo senza essere oggetto di indagine.

Questo tipo di ricerche conduce a fare luce su una sfera molto inquietante della nuova Guerra Fredda: la rinascita delle armi chimiche. Inutile negarlo, è un tema estremamente delicato. Tuttavia bisogna anche dire come vi sia una sostanziale disparità di trattamento in questo tipo di analisi. Difficilmente leggeremmo delle ricerche sugli agenti patogeni nella basi degli Stati Uniti, sulle colonne dei maggiori quotidiani internazionali. Ma di quelle russe sì. In qualunque caso non si può considerare positivo il loro sviluppo, ma il confine fra propaganda e analisi diventa, in certi casi, estremamente labile.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.