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L’Africa è tornata a rivestire un ruolo centrale nell’agenda estera del Cremlino, come ai tempi dell’Unione Sovietica e della guerra fredda, ma con la differenza che, rispetto al passato, la competizione è molto più partecipata e frenetica. La Françafrique traballa ma non crolla, l’Africa portoghese è un ricordo sbiadito e nuove realtà si trovano al di là dell’orizzonte, quali la Cina e la Turchia, sullo sfondo della presenza statunitense, del persistere delle guerre civili a macchia d’olio e del funereo allargamento del jihadismo in quasi ogni angolo del continente.

La Russia, in questo contesto altamente conflittuale e competitivo, sta capitalizzando il considerevole legato sovietico – l’indimenticabile contributo alla causa della decolonizzazione – e facendo leva su una combinazione efficace di instrumenta regni quali la cultura, l’istruzione e il nucleare per uso civile. Ed è in Africa occidentale, la porta sull’Atlantico, che Mosca sta ottenendo dei risultati particolarmente rilevanti.

La Russia e la Nigeria

La Nigeria riveste un’importanza prioritaria nell’agenda per l’Africa della Russia, per una mescolanza di fattori relativi a demografia, economia e risorse naturali, e ha accolto con piacere il suo ritorno nel continente. Lagos, invero, non ha dimenticato che la vittoria nella guerra del Biafra contro i secessionisti supportati e armati da Parigi, all’acme della guerra fredda, fu possibile grazie al tempestivo e perentorio intervento di Mosca (e, a latere, di Londra). 

Oggi, a distanza di oltre quarant’anni da quel triennio di sangue, Mosca sta raccogliendo ciò che ha seminato e Lagos sta cercando di sdebitarsi come e dove possibile, profittando dell’ottimo rapporto qualità-prezzo di innumerevoli beni, accessi e servizi di provenienza russa. Fra i traguardi più rilevanti che le due potenze hanno tagliato di recente, negli ultimi due anni, figurano la vendita di dodici elicotteri militari Mi-35 alle forze armate nigeriane, le trattative in materia di collaborazione tecnico-militare e nell’antiterrorismo, un memorandum d’intesa tra Lukoil e Nigerian National Petroleum Corporation per la cooperazione nel settore del gas naturale, il coinvolgimento della Rosatom nella formazione dei tecnici e degli ingegneri nucleari nigeriani, e un riguardevole prestito da un miliardo e 460 milioni di dollari erogato dall’Afreximbank e dal Russian Export Centre per rivitalizzare le attività del gigante dell’acciaieria Ajakouta.

Guinea, Ghana e gli altri

I risultati conseguiti tra Guinea e Ghana sono la dimostrazione che la Russia sta diluendo con sagacia gli sforzi in questo paragrafo di Africa. In Guinea, ad esempio, il Cremlino vanta una presenza radicata e capillare nell’estrazione e nella lavorazione della bauxite, essendo il proprietario informale – attraverso la Rusal, prima produttrice mondiale di alluminio – dei giacimenti più vasti e ricchi della nazione, come quello di Friguia, ai quali accede e dai quali estrae grazie a degli accordi privilegiati siglati con la Kindia Bauxite Company e la Dian-Dian Bauxite Company.

Ma è nel Ghana che la Russia ha ottenuto le vittorie più rilevanti, di gran lunga superiori a quelle registrate tra Nigeria e Guinea. Qui, invero, i successi del Cremlino sono spalmati lungo l’intero arco degli anni Dieci del Duemila e la collaborazione è estesa in una grande varietà di aree e settori: dall’istruzione al petrolio – la Lukoil ha investito cento milioni di dollari nello sviluppo dell’industria petrolifera ghanese e ha all’attivo alcune associazioni temporanee per scopi esplorativi ed estrattivi –, passando per il gas – la Rosneft rifornisce il mercato ghanese di gas naturale liquefatto dal 2018 e la Gazprom dal 2017– e la sicurezza sanitaria – il 15 maggio 2021 le autorità ghanesi hanno richiesto una commessa di un milione e 300mila dosi di Sputnik V.

Meno marcati e fruttuosi sono stati i tentativi di attecchimento in Senegal e Costa d’Avorio, mentre le relazioni tra la Russia e la piccola ma pivotale Sierra Leone stanno migliorando progressivamente. Il primo ministro di quest’ultima, David Francis, il 17 maggio 2021 è volato a Mosca per una bilaterale con Sergej Lavrov, il capo della diplomazia del Cremlino, negli ambiti del miglioramento concordato dei rapporti bilaterali e dei festeggiamenti del sessantesimo anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche.

Il vertice Lavrov-Francis aveva funto da occasione per fare il punto sullo stato di salute delle relazioni bilaterali, per siglare un accordo riguardante il personale diplomatico e per discutere del futuro. Fra gli argomenti più meritevoli di nota che le parti avevano toccato, risultavano e risaltavano la possibile apertura dell’ambasciata russa a Freetown, la continuazione dei lavori del Gruppo congiunto dell’energia, nato durante il vertice Russia-Africa, e la conduzione di progetti congiunti, di natura win win, nei settori minerario, petrolifero e infrastrutturale.

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