Gli Stati Uniti fanno sul serio. Da Washington l’ordine sembra essere molto chiaro: l’Europa decida cosa fare. E alla svelta. E con buona pace di chi credeva che dopo Donald Trump sarebbe esploso il sole primaverile dopo un rigido inverno.

Le cose, evidentemente, sono (ed erano) molto più complesse di quelle che apparivano a chi si divideva tra ultrà pro e contro Trump. Joe Biden non è arrivato alla Casa Bianca per rovesciare totalmente quanto fatto dal suo predecessore. Semplicemente perché gli Stati Uniti hanno una strategia che va al di là del semplice uomo che siede nello Studio Ovale. E la nuova amministrazione americana sta dimostrando in toto che quello che Washington vuole dall’Europa non cambia dal giorno alla notte.

Le richieste di Biden all’Europa

Questo chiaramente non significa che non esistano discontinuità. Ovviamente esistono eccome e lo conferma il fatto che mentre Trump appariva sostanzialmente disinteressato all’Europa, Biden sembra alquanto coinvolto nei destini del Vecchio Continente. La continuità è però nella strategia di fondo: gli Stati Uniti non possono più permettersi una difesa a oltranza dell’Europa senza che dai partner arrivino delle garanzie. O delle precise scelte di campo.

La Casa Bianca non ha perso tempo. La concomitanza del vertice ministeriale della Nato e il prossimo Consiglio europeo è servita a Washington per ricalibrare il tiro con l’Europa e rinsaldare l’alleanza transatlantica sotto la nuova gestione democratica. Ieri, il segretario di Stato, Antony Blinken, è arrivato a Bruxelles per mettere in chiaro le cose. Nella nota finale, i governi hanno “riaffermato la centralità delle relazioni transatlantiche nell’affrontare la sicurezza condivisa e le preoccupazioni economiche”. Comunicato denso di significati, dove si è ribadito da parte di tutti i Paesi membri non solo il rafforzamento dell’Alleanza, ma anche la “capacità di adattamento” di fronte alle nuove sfide.

Ma a parte le note ufficiali, che già sono da considerare una fondamentale chiave di lettura, quello che conta sono i messaggi lanciati da Washington. Che non sono certo di importanza minima. Innanzitutto perché Blinken ha ribadito in maniera molto solare che del Nord Stream 2, cioè del raddoppio del gasdotto per portare il gas russo in Germania, in America non vogliono sentire parlare. Le parole sono state pesantissime, da “cattivo affare” a elemento che “mina la sicurezza energetica” e che va contro i piani atlantici perché colpisce i partner americani in Europa orientale. Insomma, bocciatura su tutta la linea. Berlino recepisce il messaggio e studia le contromosse: ma intanto l’avvertimento Usa rimbomba con fragore su una Angela Merkel già parecchio indebolita dalla pandemia.

Il nuovo peso di Washington

Biden però non si accontenta del vertice Nato in cui ha inviato il suo fedele Blinken. Dopo aver fatto capire a tutti cosa pensa della Russia e dopo aver avvertito la Cina nel difficilissimo vertice in Alaska, il presidente Usa ha deciso di fare una comparsata virtuale anche durante il prossimo Consiglio europeo. Su invito del presidente Charles Michel. Una scelta da non sottovalutare. E lo ha ribadito anche Mario Draghi nelle sue prime parole al Senato di questa mattina. L’intervento del presidente americano, insomma, non è una parentesi. Ma è una scelta di immagine precisa che non va affatto derubricata a comparsata del nuovo presidente Usa.

Draghi questo lo sa benissimo. Ed è anche per questo che ha voluto ribadirlo durante le sue comunicazioni in Aula. Per l’Italia adesso la partita si fa molto interessante ed è necessario iniziare a inserirsi nel grande gioco europeo. La Germania viene continuamente punzecchiata dagli Stati Uniti, come avveniva ai tempi di The Donald. Nord Stream 2 e Sputnik V sono solo gli ultimi capitoli di una lunga serie di duelli su cui si inserisce la guerra commerciale il nodo dei rapporti con la Cina. Berlino ha ricevuto colpi molto duri: se salta Nord Stream 2, salta gran parte dei sogni tedeschi per essere l’hub energetico del gas russo in Europa. E sarebbe uno schiaffo pesantissimo sulle ambizioni di un Paese che vede il tramonto dell’era Merkel come il tramonto dell’egemonia sull’Unione europea. Biden ha teso la mano sui vaccini: ma tutti sanno che qualcosa dovrà ricevere.

Parigi attende il tramonto tedesco

La Francia, che con Emmanuel Macron è rimasta in disparte mentre assisteva alla crisi dell’Unione europea a trazione tedesca, spera nella leadership sul continente. L’Eliseo non ha mai nascosto il desiderio di ergersi a guida dell’Unione una volta terminato il cancellierato di Frau Merkel. Ma adesso la partita inizia a farsi sempre più difficile: la comunanza di intenti con la presidenza democratica è evidente. Ma Parigi non è Berlino e l’economia non è un elemento secondario quando si cerca di avere il controllo politico su una regione.

Ecco quindi che l’Italia, con un delicatissimo equilibrio diplomatico, può riuscire a inserirsi nella partita. Lavoro difficile, certo. Ma la credibilità di Draghi può essere una carta molto pesante da presentare sul tavolo. Con la Merkel in via di esaurimento, Macron non particolarmente forte e il resto dei Paesi Ue in balia della crisi, Draghi potrebbe scommettere proprio su questi rapporti triangolari tra Francia, Germania e Stati Uniti.

Per gli Stati Uniti, il governo italiano è una sintesi perfetta di euro-atlantismo. La Germania è considerata pericolosa. La Francia parla tropo spesso di “autonomia strategica” dell’Europa rinnegando la linea della Nato. Il Regno Unito, fedelissimo partner europeo degli Stati Uniti, è fuori dai giochi dell’Ue ma aiuta a dare l‘immagine di potenza che serviva al Patto atlantico. E ora resta l’Italia, che deve muoversi bene per convincere l’America a essere non solo un partner affidabile, ma anche sempre più necessario all’interno dell’Unione. L’incontro di Luigi Di Maio con Blinken e soprattutto la telefonata tra Draghi e Recep Tayyip Erdoğan possono essere letti come primi timidi segnali di un nuovo interesse dell’Italia per il Mediterraneo. La sfida è convincere Washington e la Nato che il fronte sud non è semplicemente un fianco debole: ma il grande limes dell’ordine atlantico.

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