L’amministrazione presidenziale di Donald Trump ha annunciato un’espansione del cosiddetto Travel Ban, introdotto per la prima volta nel 2017, frutto di lunghe battaglie legali e di svariate stesure. I nuovi Paesi ad essere inclusi nella lista nera sono Eritrea, Kirghizistan, Myanmar, Nigeria, Sudan e Tanzania. I cittadini di queste nazioni, però, andranno incontro a restrizioni meno invasive, per quanto significative, rispetto agli abitanti di Iran, Libia, Siria, Somalia e Yemen colpiti dal provvedimento originario.

Gli Stati Uniti hanno infatti annunciato la sospensione dei visti, a partire dal 22 febbraio, che possono portare allo status di residenti permanenti nei confronti dei cittadini di Nigeria, Eritrea, Kirghizistan e Myanmar mentre gli abitanti di Sudan e Tanzania non potranno più avere accesso ai cosiddetti diversity visas, assegnati via lotteria ai cittadini provenienti da Paesi a basso tasso di immigrazione.

Il provvedimento

I visti temporanei, come quelli turistici, di affari o per svolgere cure mediche negli Stati Uniti, non saranno invece toccati dall’espansione del travel ban. Chad Wolf, Segretario per la Sicurezza Nazionale, ha riferito che i sei nuovi Paesi colpiti dal provvedimento non hanno rispettato gli standard di sicurezza e di condivisione delle informazioni richiesti dagli Stati Uniti.

Wolf ha anche aggiunto che la maggior parte di questi Stati non ha intenzioni ostili nei confronti di Washington ma che, in ogni caso, non hanno rispettato i criteri necessari per non essere inclusi nella lista nera e che comunque si lavorerà con le amministrazioni colpite. Il provvedimento del 2017, invece, è stato più incisivo e duro per quanto riguarda la sospensione dell’emissione di visti permanenti e temporanei, salvo eccezioni e casi specifici, ai cittadini di  quasi tutti Paesi colpiti.

Nel caso del Venezuela, ad esempio, il bando ha riguardato solamente dipendenti e famiglie di alcune agenzie governative. Il travel ban sarà probabilmente utilizzato da Trump per mobilitare la propria base elettorale in vista delle elezioni del 2020 e per riaffermare il suo deciso contrasto all’immigrazione e la priorità della stabilità interna.

Le prospettive

L’inclusione, tra le altre, di diverse nazioni considerate amiche degli Stati Uniti potrebbe avere conseguenze: la Nigeria – impegnata nella dura lotta al radicalismo islamico e partner di Washington nella lotta al terrorismo – è destinata a risentire dell’inclusione nel travel ban. C’è poi il Sudan, dove il governo di transizione a composizione mista è succeduto al governo autoritario di Omar Al-Bashir, potrebbe subire contraccolpi negativi a livello di immagine internazionale in un momento delicato.

La mossa di Trump potrebbe comunque avere ripercussioni incerte sull’esito delle elezioni presidenziali del novembre 2020: molto dipenderà, infatti, dallo sfidante democratico che si troverà di fronte e dal programma elettorale di quest’ultimo. Un moderato come Joe Biden, infatti, potrebbe avere più punti in comune di quanto sembri con lo stesso Trump rispetto agli ultraprogressisti Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, che hanno una visione dell’America totalmente diversa. La dura lotta per la vittoria, in ogni caso, potrebbe rivelarsi particolarmente accanita e portare ad una esasperazione di quei toni accesi e virulenti già molto presenti nel dibattito politico americano.

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