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Una risoluzione approvata dal Congresso degli Stati Uniti nella giornata del 18 novembre ha introdotto l’Europa centro-orientale in un clima di fermento. Il documento, focalizzato sul ruolo di Washington all’interno della cosiddetta Iniziativa dei Tre Mari (3SI, Three Seas Initiative), ha ricevuto una grande accoglienza nei Balcani, nei Baltici e nell’area Visegrad, poiché potrebbe dare l’impulso necessario allo sviluppo dell’ambizioso progetto geo-infrastrutturale.

La risoluzione

La risoluzione riguardante la 3SI è stata approvata nella giornata del 18 novembre presso la Camera dei Rappresentanti, ricevendo supporto unanime, e reca le firme dei senatori repubblicani Karcy Kaptur e Adam Kinzinger. Il documento riafferma il sostegno statunitense alla 3SI, in qualità di espressione di un partenariato strategico euroatlantico che potrebbe migliorare l’interconnessione intraeuropea e “contrastare l’influenza malevola di Cina e Russia”, e getta le basi “per l’accelerazione del [suo] sviluppo” attraverso “un supporto vigoroso”.

Il documento è stato formulato in maniera tale da poter essere trasmesso e validato anche dalla posterità, ossia la futura amministrazione Biden, alla quale si rivolgono i due autori e i loro sostenitori, appartenenti sia al Partito Repubblicano che al Partito Democratico, nell’aspettativa e nella speranza che la 3SI non venga derubricata dall’elenco delle priorità dell’agenda estera della Casa Bianca.

A coloro che leggeranno la risoluzione viene ricordato come, lo scorso febbraio, il segretario di Stato Mike Pompeo abbia annunciato la volontà di coinvolgere gli Stati Uniti nello sviluppo della 3SI con un impegno equivalente al miliardo di dollari. Grande enfasi viene posta, inoltre, sul ruolo che la 3SI svolgerebbe nella protezione degli interessi statunitensi nel Vecchio Continente, primo fra tutti la realizzazione di un’area caratterizzata da alta interconnessione e interdipendenza che avrebbe riflessi positivi sulla stabilità dell’Unione Europea, sul disaccoppiamento dei Paesi membri dalla Russia e sulla riduzione dei margini di manovra della Cina.

Non è da trascurare che nella risoluzione venga ribadita la natura nociva – agli occhi degli Stati Uniti – di progetti come il Nord Stream 2 e il TurkStream, considerati dei “gasdotti politici che cercano di minare la sicurezza energetica dell’Europa”. Tale paragrafo potrebbe fungere da preambolo per una continuazione della linea trumpiana della guerra ai gasdotti, che, del resto, è stata la naturale prosecuzione di un percorso iniziato da Barack Obama e Joe Biden nel 2014, l’anno dell’annullamento del South Stream.

Importanza viene altresì data ai progetti di interconnessione infrastrutturale che stanno venendo sviluppati dai Paesi membri della 3SI, dal digitale all’energia, passando per i trasporti e le comunicazioni via terra. Tra i vari progetti elencati nella risoluzione ai quali Washington dovrebbe prestare attenzione, risalta – ma non sorprende – il riferimento al cosiddetto “Treno Vichingo” (Viking Train). Quest’ultimo è il principale mezzo di collegamento tra l’Ucraina e il mar Baltico, ma i recenti accadimenti in Bielorussia ne hanno messo a rischio l’integrità; ragion per cui le dirigenze occidentali stanno pensando al potenziamento e alla costruzione di rotte alternative.

La risoluzione si conclude con un appello alla (futura) presidenza: rammentare il Build Act del 2018 e lo European Energy Security and Diversification Act del 2019, i quali dovrebbero essere utilizzati per orientare la politica estera di Biden nel Vecchio Continente e che legittimano ogni decisione di “fornire finanziamento alla 3SI e a quei suoi progetti che promuovono gli interessi economici e di politica estera degli Stati Uniti e che produrrebbero risultati significativi in termini di sviluppo o di benessere alle popolazioni più povere”.

Si scrive 3SI, si legge Intermarium

L’Iniziativa dei Tre Mari è l’attualizzazione concreta e contemporanea dell’Intermarium (Międzymorze), un progetto geopolitico e culturale elaborato negli ambienti nazionalisti polacchi durante il periodo interguerra. Il teorico dell’Intermarium è stato Józef Piłsudski, rivoluzionario e padre fondatore della Polonia moderna, il quale credeva nel dovere-necessità di costruire un’unione fra Polonia, Bielorussia, Ucraina e Lituania, che avrebbe dovuto riesumare l’antica confederazione polacco-lituana, funzionale alla protezione dei popoli dei quattro paesi dall’aggressività dei vicini tedesco e russo.

L’idea dell’Intermarium non è mai caduta nel dimenticatoio, e fu anzi ripresa dei sovietici per dare un alone di legittimità aggiuntivo al patto di Varsavia, ed è proprio alla base dell’Iniziativa dei tre mari, che, pur coprendo un’area molto più vasta, si richiama apertamente alla visione originale di Piłsudski ed è, infatti, uno dei cavalli di battaglia del partito polacco Diritto e Giustizia.

Tramite la rinascita dell’Intermarium, Washington sta tentando di consolidare il fronte orientale della Nato in chiave antirussa, ma anche di proporsi come un’alternativa alla stessa Germania, mentre per Varsavia si tratta dell’occasione storica irripetibile di costruire una sfera d’influenza polacco-centrica capace di proiezioni di potere fino all‘area baltica e all’Ucraina.

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