“Stiamo lavorando per passare da un accordo annuale a un accordo di 10-20 anni”; ad affermare queste parole, con riferimento ai contatti tra Russia ed Arabia Saudita in campo energetico, è il principe ereditario saudita Mohamed bin Salman, nel corso del suo viaggio negli Usa. La trasferta all’estero del nuovo uomo forte di Riyadh, appare una vera e propria “campagna” volta a presentare il proprio paese all’estero alla ricerca di appoggi economici e politici dopo le ultime gravi defezioni compiute soprattutto in medio oriente, dove le fallimentari campagne nello Yemen e la non riuscita dell’embargo al Qatar, hanno creato gravi conseguenze su ogni fronte per il regno wahabita. Potrebbe, a prima vista, suonare strano come l’annuncio sopra citato sia stato effettuato a New York, davanti ad una platea formata da investitori statunitensi; in realtà, il tutto forse non è stato un caso: Riyadh tiene a sottolineare la prosecuzione di una doppia linea politica, nella quale c’è spazio sia per le strette relazioni militari con gli Usa e sia, dall’altro lato, per importanti accordi economici con la Russia.

La collaborazione tra Riyadh e Mosca sorta nel 2016

Il 2014 è stato un anno nero per tutti i paesi produttori di petrolio; in quei mesi infatti, si è assistito al crollo vertiginoso del prezzo del greggio, provocando gravi buchi di bilancio nelle casse di chi ha da sempre puntato sull’esportazione di questa preziosa materia prima per la propria economia. In tal senso, la Russia e l’Arabia Saudita hanno avuto il medesimo danno e dunque anche il medesimo interesse a correggere la situazione; è per questo che nel 2016 i due paesi sono stati tra i principali promotori per un accordo, valevole per il 2017, volto a limitare la produzione ed a bloccare la discesa del prezzo del petrolio: tale compromesso è stato sottoscritto dai paesi Opec, di cui fa parte l’Arabia Saudita, ed altre dieci nazioni produttrici, tra cui la Russia.

Il successo di questa operazione ha fatto sì che proprio Riyadh e Mosca abbiano spinto nuovamente per un rinnovo dell’accordo, il quale è stato prorogato per tutto il 2018; a New York, Mohamed bin Salman si riferiva per l’appunto a questo contratto: vista la buona riuscita nel 2017 e nell’anno corrente della politica di riduzione della produzione, adesso tra Russia ed Arabia Saudita potrebbero sorgere non più accordi annuali, bensì pluriennali. Su Arab News, nei giorni scorsi, con riferimento al discorso del principe ereditario saudita, si è parlato di contratti ed accordi decennali pronti ad essere siglati tra la federazione russa ed il regno dei Saud, con la prospettiva quindi di un patto tra i due paesi destinato ad influenza a lungo termine le politiche sul petrolio a livello internazionale; una vera e propria rivoluzione nel settore, resasi necessaria specialmente dopo l’approdo sul mercato del petrolio e del gas statunitense ricavato con la tecnica del fracking.

La “doppia politica” saudita

L’accordo annunciato a New York da Mohamed bin Salman, di certo alla Casa Bianca potrebbe aver fatto fare qualche sobbalzo di troppo sulla sedia a diversi collaboratori di Trump; l’immagine di Riyadh come fedele alleato americano nella regione, specialmente con l’avvento della nuova presidenza, appare sempre più consolidata: soltanto nel mese di maggio del 2017, quando Trump ha scelto proprio Riyadh come prima visita ufficiale all’estero, Arabia Saudita ed Usa hanno siglato un accordo da 141 miliardi di Dollari per la fornitura e la vendita di armi al regno wahabita. In realtà, già dallo scorso ottobre la scenario è apparso cambiato: l’anziano Re Salman, nonostante una salute non certo delle migliori, si è scomodato viaggiando fino a Mosca diventando così il primo monarca saudita a visitare la capitale russa; in quell’occasione, sono stati siglati numerosi contratti energetici e, inoltre, sono state poste le basi per il rinnovo dell’accordo sul petrolio tra i due paesi e quelli dell’Opec.

Tra Russia ed Arabia Saudita, il dialogo è anche militare: da Mosca a breve dovrebbero arrivare nel regno wahabita le prime batterie del sistema difensivo Su-400 ordinate dai Saud; una politica giocata sui due fronti quindi, con Riyadh che conferma l’alleanza con gli Usa ma, al tempo stesso, è mossa da vitale interessi energetici e politici a trattare con la Russia. Una politica a cui evidentemente Mohamed bin Salman non vuole affatto rinunciare, tanto da parlare di prossimo accordo decennale proprio a New York, la stessa città dove ha sede la borsa candidata ad ospitare Saudi Aramco, il colosso petrolifero dei Saud che a breve dovrebbe vedere l’immissione nei mercati azionari del 5% del suo capitale.

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