Lunedì scorso, i leader dei sette Paesi del Sud dell’Unione Europea si sono incontrati a Madrid. L’incontro, che segue quelli già avvenuti ad Atene e Lisbona e precede la prossima riunione a Cipro, ha avuto questa volta due temi fondamentali: la Siria e Brexit. Ma oltre ad essere un summit su questi temi, è stato chiaramente un segnale che l’Europa del Sud ha voluto lanciare a tutta l’Unione Europea.È stata una riunione informale, la cui importanza è stata più per il messaggio politico che per le decisioni assunte. I leader di Francia, Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro e Portogallo hanno, infatti, costruito nel tempo un fronte comune che sembra iniziare ad avere una certa stabilità nel panorama internazionale. In un’epoca dove i problemi sono forzatamente condivisi e impossibili da gestire solo a livello nazionale, le nuove alleanze nascono, infatti, da esigenze comuni. E in un’Europa sempre più debole, a velocità multiple, e a trazione tedesca, sta facendo nascere nel tempo più Europe in se stessa. Inizia quindi a essere evidente che l’Unione Europea non sia più un blocco comune granitico, ma un sistema composito con più blocchi tra loro confliggenti.C’è un primo gruppo che è quello facente capo alla Germania e all’Europa del Nord, che vede nell’austerità e nelle politiche economiche dettate da Francoforte l’unica alternativa credibile rispetto al collasso. C’è un secondo gruppo che è quello di Visegrad, il blocco dei ribelli dell’Est, che rappresentano dopo Brexit la fazione euroscettica all’interno dell’UE. Vi è infine un terzo blocco, che si sta lentamente formando anche come unione d’intenti politici, composto dal Sud Europa. Un’Europa del Sud che però ha dalla sua parte Parigi, Roma e Madrid: in sostanza le potenze europee dopo la Germania.  E che inizia ad avere, con l’uscita del Regno Unito, un’importanza crescente.La riunione di Madrid ha rappresentato quindi un passo importante sul piano politico, sia per il peso dei singoli Paesi, sia per il peso di un’alleanza che potrebbe radicarsi in un’Europa così multiforme. Sul piano internazionale, Brexit e Siria hanno chiaramente preso il sopravvento sulle altre tematiche. I sette leader si sono trovati d’accordo nel non condannare l’attacco da parte americana, ritenendolo una mossa dettata dalla contingenza del presunto (e ancora da dimostrare) attacco chimico da parte dell’aviazione di Damasco. Ma la strategia militare, secondo i sette del Sud, deve passare in secondo piano rispetto alla transizione politica. Secondo quanto dichiarato dai leader, la Siria non ha bisogno di un intervento militare su larga scala ma di un’operazione politica e diplomatica che renda il destino di Damasco un problema di tutti, senza che Russia e Iran prendano il sopravvento.Per quanto riguarda la Brexit, i leader si sono resi univoci nel sostenere che il Regno Unito deve rimanere alleato dell’Unione Europea dopo la sua uscita e che è necessario giungere a un accordo con Londra per evitare le conseguenze di una hard Brexit incontrollata. Resta comunque certo il piano su cui deve manifestarsi quest’uscita, che per l’Europa meridionale deve essere suddivisa. Prima va trattata l’uscita dall’Unione, poi le relazioni future con l’Unione.L’Unione Europea è stato in realtà l’oggetto del confronto fra i leader. Perché questo blocco di Paesi europei si è dimostrato, nel tempo, il blocco più europeista di tutti. Ma è anche il gruppo di Stati che più di tutti ha subito la crisi economica e la crisi dei migranti. Nel momento in cui vi è una generale rivisitazione dei parametri europei dopo Brexit e soprattutto in vista delle elezioni politiche francesi e tedesche, un sistema mediterraneo che punti a politiche europee più favorevoli alla frontiera del Sud, sembra essere sicuramente auspicabile.Chiaramente, le elezioni francesi rappresentano uno step fondamentale. Hollande si è impegnato affinché chiunque sia il suo successore faccia seguito a quest’alleanza sorta nel Mediterraneo. Ma chiaramente, tutto dipenderà dal profilo che uscirà vincente dalla corsa all’Eliseo. Macron ha già dimostrato una maggiore propensione verso Berlino, mentre al contrario, l’isolazionismo lepenista potrebbe condurre a una scissione all’interno del blocco meridionale. Potrebbero però entrambi cambiare prospettiva qualora comprendessero che il futuro della Francia potrebbe mutare (anche positivamente) se all’asse franco-tedesco si sostituisse l’asse del Sud con Francia, Italia, Spagna e gli altri Paesi del Mediterraneo.Del resto, che oggi i maggiori problemi dell’Europa siano quelli con cui deve fare i conti il Sud, è un dato di fatto. La crescita a rilento e il tema dei migranti sono punti fondamentali dell’agenda europea e la frontiera meridionale è il primo teatro di queste crisi. I più importanti temi geopolitici del nostro decennio vivono alle porte dell’Europa meridionale e l’Unione Europea, spostata culturalmente nel Nord, ha troppo spesso dimenticato l’importanza del Mediterraneo. Forse, questo nuovo blocco del Sud potrebbe rappresentare effettivamente un degno contrappeso al centralismo tedesco e all’atlantismo di Visegrad, ma richiede leadership che sembrano latitare in tutti i Sette di Madrid. La speranza è che i turni elettorali nei vari Paesi d’Europa e l’incalzante scorrere degli eventi, rimescolino le carte.

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