Il Presidente francese Emmanuel Macron ha di recente eletto il Medio Oriente, assieme all’Africa, spazio geopolitico principale per l’azione di Parigi: in contemporanea alle prese di posizioni muscolari nei confronti della Siria di Assad e al crescente coinvolgimento nelle dinamiche libanesi, Macron ha infatti incontrato il principe ereditario saudita Mohammead bin Salman ospitandolo per tre giorni nella capitale francese.

Il tour parigino del leader di Riad ha permesso di cogliere alcune importanti implicazioni della politica mediorientale della Francia, che oggigiorno riconosce nell’Arabia Saudita un perno di importanza fondamentale, un partner di affari e un alleato geopolitico di primaria grandezza.

Assieme agli Stati Uniti di Donald J. Trump e al Regno Unito di Theresa May, la Francia macroniana è oggigiorno la maggiore interprete di una politica mediorientale basata sul rilancio dello storico doppio standard che ha contraddistinto l’approccio occidentale alla regione. Di quel “patto col diavolo” di cui ha parlato Fulvio Scaglione nel suo omonimo saggio, insomma. Edulcorata nella sua facciata e rappresentata nel mondo dal machiavellico, giovane erede al trono abile a muoversi nei salotti del potere e nelle stanze della diplomazia delle capitali internazionali, l’Arabia Saudita è indubbiamente ritornata ad essere un alleato strategico di primaria grandezza per l’Occidente. Macron e bin Salman hanno ribadito a suon di miliardi questo dato di fatto nel corso del soggiorno parigino del secondo.

Tutti gli affari tra Macron e bin Salman

18 miliardi di dollari è, infatti, il valore degli accordi commerciali che Francia e Arabia Saudita si sono impegnati a concludere nel contesto del contributo francese al grande programma di riforma economica Saudi Vision 2030. Turismo, cultura, sanità, petrolchimico, agricoltura e industria manifatturiera sono stati oggetto di memorandum di intesa tra imprese francesi e saudite che Macron si è impegnato a siglare nel corso di un viaggio a Riad entro la fine del 2018, come segnala Al Jazeera.

Tali protocolli d’intesa sono il complemento adeguato al business miliardario delle forniture d’armi francesi all’esercito dei Saud, parte del più ampio complesso dell’export militare francese che traina la geopolitica di Parigi. Come segnala Middle East Monitor, oltre tre quarti dei cittadini francesi, in un recente sondaggio di YouGov, si sono dichiarati favorevoli a una sospensione delle forniture, viste le gravi preoccupazioni destate dall’impegno saudita nella sporca guerra in Yemen, causa di oltre 10mila vittime nell’ultimo triennio.

Macron non appare in ogni caso destinato a fermarsi e, anzi, ha optato per una scelta radicalmente opposta, dato che le sue dichiarazioni in proposito sono state chiare: le tre priorità francesi in relazione allo Yemen elencate dal Presidente vedono in cima alla lista “il sostegno pieno alla sicurezza dell’Arabia Saudita”, seguita dalla “condanna dell’attività balistica dei ribelli Houthi” e, infine, dalla “volontà di cercare una soluzione politica al conflitto”, attualmente difficile da pronosticare. Macron, così solerte nell’accusare il “macellaio” Assad, appare decisamente più indulgente con bin Salman, architetto del disastroso intervento saudita in Yemen.

Riad pronta ad agire in Siria?

La sintonia di intenti e la cordialità affettata tra Macron e il principe di casa Saud è stata confermata dalla comune critica al presunto attacco chimico di Duma e dalla comune presa di posizione contraria al legittimo governo di Damasco.

Mohammad bin Salman, nella conferenza stampa congiunta all’Eliseo, ha dichiarato che se i partner occidentali lo richiederanno, Riad potrebbe unirsi a eventuali raid militari contro la Siria, scaricando sulle forze lealiste parte dell’armamentario costruito grazie alle forniture generose di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, Paesi in prima linea nel fronte anti-Assad.

Il “patto col diavolo” vive quindi nella sua nuova manifestazione all’Eliseo, nelle strette di mano tra il Presidente fuori dal tempo che sogna una Francia imperiale che non esiste più da tempo e il rampollo di casa Saud incaricato di riciclare l’immagine del suo futuro regno di fronte al resto del mondo. E così, mentre si persevera nella politica estera del doppio standard verso i Paesi mediorientali, Macron dimostra di avere la memoria corta e punta sull’Arabia Saudita come affidabile alleato in Medio Oriente, legittimando una volta di più le ciniche politiche dell’oscurantista Stato wahabita. 

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