Alla sua festa c’era mezzo mondo politico britannico e tantissimi vip, ma poco importa: mettete vicino un politico conservatore – sovranista o moderato – accanto a una persona di nazionalità russa ed ecco che la polemica, nell’epoca della nuova Guerra Fredda, è servita. Parliamo naturalmente del “caso” sollevato dal progressista Guardian contro il premier Boris Johnson, colpevole di essersi presentato alla festa di compleanno dell’oligarca russo Aleksandr Lebedev nella sua lussuosissima villa londinese affacciata su Regent’s Park.

Eppure, come nota anche Repubblica, fra i presenti figuravano l’ ex-premier David Cameron con la moglie Samantha, l’ ex-ministro del Tesoro conservatore George Osborne, l’ ex-braccio destro di Tony Blair e più volte ministro laburista Peter Mandelson, la principessa Eugenia, nipote della regina e figlia di Andrea, oltre a tanti vip, tra cui Mick Jagger, l’ attrice Rosamund Pike, la top model Lily Cole.

La polemica del Guardian contro Boris Johnson

Nonostante questa sfilza di vip – politici e non – per il Guardian la presenza di BoJo al party di Lebedev, business man e proprietario dell’Independent e dell’Evening Standard, è inopportuna. Il giornale progressista britannica monta dunque un’assurda polemica: “Durante la campagna – scrive il Guardian – Johnson si era ostinatamente rifiutato di pubblicare il rapporto sulla Russia, scritto dall’ultima commissione di intelligence e di sicurezza del parlamento. Il suo contenuto non è stato ancora rivelato. Ma esso intende esaminare l’estensione dell’influenza di Mosca sulla politica britannica – e il modo in cui l’élite russa ha istituito una potente lobby nel Regno Unito attraverso spese e reti sontuose”.

Per il Guardian, inoltre, in Russia Lebedev non sarebbe abbastanza critico nei confronti di Vladimir Putin e del Cremlino. In realtà, osserva, “è in buoni rapporti con il Cremlino. Nel 2014 ha sostenuto pubblicamente l’annessione della Crimea, dove Lebedev possiede un complesso alberghiero nella località balneare di Alushta”. Ma i rapporti dell’oligarca con Putin e Mosca sono piuttosto controversi, tant’è che la banca nazionale di Lebedev a Mosca e il suo hotel in Crimea sono stati entrambi perquisiti l’anno scorso. Inoltre, Lebedev finanzia Novaya Gazeta, il principale quotidiano russo di opposizione a Putin. Come ricorda Forbes, la carriera politica di Lebedev non ha avuto tanto successo quanto la sua vita professionale: deputato del parlamento russo fino al 2007, ha cercato di lanciare un nuovo partito socialdemocratico con Mikhael Gorbachev, ma senza grandi risultati.

Bojo ancorato a Washington, non a Mosca

Aleksandr Lebedev è un imprenditore molto ricco e potente. Proprietario di due giornali nel Regno Unito, è naturalmente interessato a consolidare la sua influenza. I rapporti con il presidente russo Vladimir Putin, tuttavia, rimangono “freddi” ed è difficilmente parlare di una vera e propria “lobby russa” nel Regno Unito: ci sono altre oligarchi – come Roman Abramovich – ma ognuno pensa a coltivare i propri interessi e tornaconti personali più che agire da vera e propria lobby, tentando di influenzare la politica britannica per favorire politiche a favore di Mosca.

Peraltro, Boris Johnson – anche da ministro degli esteri – non è mai stato tenero con Putin e con la Federazione Russa. Anzi. Nel 2018, per esempio, BoJo ha paragonato l’annessione della Crimea alle occupazioni di Adolf Hitler nella Seconda Guerra Mondiale e nello stesso anno ha dichiarato che è “assolutamente probabile” che l’ordine di usare l’agente nervino contro l’ex spia russa Sergei Skripal e sua figlia Yulia in territorio britannico, avvelenati in un centro commerciale di Salisbury, sia partito direttamente da Vladimir Putin. Tutto, dunque, si può dire che Johnson sia un estimatore di Putin e della Federazione Russa.

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