Emmanuel Macron è risultato positivo al test per il coronavirus ed è stato messo in quarantena nel palazzo presidenziale dell’Eliseo nella mattinata di giovedì. La “catena di comando” francese nella lotta al Covid-19 è stata inoltre scombussolata dalla necesità di quarantena per il primo ministro Jean Castex, che si trova ora in isolamento dopo aver incontrato il capo dello Stato nei giorni scorsi.

“La diagnosi – si legge nella dichiarazione ufficiale rilasciata dall’Eliseo – è stata stabilita in seguito a un test Rt-Pcr realizzato subito dopo l’apparizione dei primi sintomi”. Macron non sarebbe quindi asintomatico, ma le sue condizioni per ora non sembrano preoccupare eccessivamente, tanto che il presidente ha deciso di continuare a lavorare dal suo studio per approfondire il lancio della campagna vaccinale a cui l’Eliseo si sta preparando da tempo e che dovrà entrare in piena operatività da gennaio.

Macron, dunque, non è asintomatico ma per la Francia non sembra essere imminente il rischio di una crisi nella catena di comando e della linea di potere simile a quella andata in scena nei mesi scorsi nel Regno Unito e negli Stati Uniti dopo le positività di Boris Johnson e Donald Trump. La relativa calma con cui è stata annunciata la notizia trova riscontro nella relativa enfasi con cui media francesi, in queste ore, stanno reagendo alla diffusione della notizia: Le Figaro, Le Monde e Liberation hanno riportato la notizia ma non stanno eccessivamente indagando sulla rete di contatti del Presidente e sulle sue mosse negli ultimi giorni. Un approccio tutt’altro che isterico alla pandemia che va di pari passo con la cautela di Macron (attento a mostrarsi sempre con la mascherina nelle sue uscite pubbliche).

Macron era stato, a lungo ritenuto dai cittadini francesi troppo incerto sulla risposta al Covid. Durante la prima ondata gli si è contestata a lungo la scelta di delegare all’ex premier Edouard Philippe le visite in “prima linea” a ospedali e centri d’assistenza, durante la seconda di aver tardato troppo a decretare le misure di contenimento. Dall’estate in avanti il capo dello Stato ha cercato di mostrarsi più empatico, di sensibilizzare sull’uso dei dispositivi di protezione, di preservare la sua autorità e la sua immagine. Promuovendo l’Arcuri francese, Castex, al ruolo di premier ha voluto segnalare quanto la priorità sia stata data proprio alla battaglia alla pandemia nel contesto della risposta alle crisi del 2020. Non riteniamo che la positività possa, in questo contesto, creare contraccolpi d’immagine al capo dello Stato, a meno che non emergano dalla ricerca dei contatti stretti di Macron negligenze e contraddizioni.

Più complesso è il quadro politico. Il sistema semipresidenzialista francese ha al suo apice un’autorità del capo dello Stato ancor più spiccata di quella che avviene, ad esempio, negli Stati Uniti rispetto ad altre istituzioni o contropoteri. E così se in democrazie come gli Usa o, mutatis mutandis, l’Italia si può pensare a una forma di potere supplente del capo dello Stato qualora fosse impossibilitato a esercitare le sue funzioni (il vicepresidente negli States, il presidente del Senato in Italia), la natura di “monarca repubblicano” dell’inquilino dell’Eliseo rende impossibile replicare un processo del genere in Francia. L’isolamento di Castex e, assieme a lui, del presidente dell’Assemblea Nazionale Richard Ferrand ha quindi messo in moto una informale ma sostanziale delega operativa che, come primo atto, ha portato il ministro della Salute Olivier Véran a intestarsi il compito di comunicare, in sostituzione di Castex, gli avanzamenti sul piano vaccinale al Senato. 

Risulta fisiologico, nella costituzione materiale della Quinta Repubblica, il fatto che sugli altri dossier il presidente, anche in isolamento, mantenga le sue prerogative e il suo controllo operativo. Il condizionamento del potere presidenziale francese allo stato di salute del capo dello Stato è risultato, in passato, oggetto di grandi discussioni. La scelta di accorciare da sette a cinque anni il mandato presidenziale francese, divenuta operativa nel 2000, fu dettata proprio dalla considerazione problematica legata al fatto che dei primi quattro presidenti della Quinta Repubblica uno (Georges Pompidou) fosse morto in carica e due (Charles de Gaulle e François Mitterrand) pochi mesi dopo la fine di esperienze presidenziali durate rispettivamente dieci e quattordici anni.

Il caso della positività al Covid-19 del ben più giovane Macron, in un certo senso, riporta alla galla un discorso che è sia politico che di equilibrio istituzionale: non esiste nell’Esagono alcuna figura capace di supplire, anche solo formalmente, all’autorità derivante dalle prerogative presidenziali. E per Parigi è dunque una fortuna che Macron sia in buona salute anche dopo la positività. Un presidente impossibilitato a svolgere le proprie funzioni in una fase di crisi e con un Paese lacerato da grandi tensioni come la Francia odierna avrebbe creato una situazione inedita e rischiosa per la nazione transalpina.

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