Il 2 aprile in Serbia cominceranno le votazioni per eleggere il nuovo capo di governo che resterà in carica per cinque anni. Sono undici i candidati alla elezioni serbe ma nonostante l’elevato numero di aspiranti l’offerta politica è, in realtà, circoscritta a pochi temi condivisi in gran parte da tutti i candidati, che si sono concentrati sulle promesse per uno stile di vita migliore e per una politica che sia più trasparente. Il vero punto che accomuna i candidati presidenziali è la volontà di screditare il Partito Progressista e il suo esponente nonché attuale primo ministro Alexander Vucic, che secondo i sondaggi vanta un indice di gradimento che si attesta stabile al 53% e che, con ogni probabilità, gli assicurerà la vittoria nelle elezioni delle prossime settimane.Nonostante siano previsti due round di votazioni infatti, uno il 2 aprile e l’altro il 16 dello stesso mese, non ci sarà bisogno di chiedere ai cittadini serbi di recarsi alle urne per una seconda volta, perché l’attuale ministro Vucic gode di una maggioranza schiacciante.Il RIK (Serbian State Electoral Commission) ha confermato la presenza di 90 cabine elettorali in Kosovo e di altre 53 installate in 32 paesi diversi per permettere ai serbi residenti all’estero di votare. Sempre secondo i sondaggi, dopo Aleksander Vucic il candidato più forte dopo le elezioni sarà Sasa Jankovic, al momento intorno al 12% dei consensi. Nella soglia dell’11% troveremo il personaggio satirico Ljubisa Preletacevic Beli, mentre sarà destinato al 7% il partito dei radicali di Vojislav Seselj, stessa percentuale del candidato Vuk Jeremic, ex ministro degli esteri e ex presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il leader del Dveri, Bosko Obradovic non supererà la soglia del 3.5% ,mentre Sasa Radulovic, leader del partito Enough is Enough, e Nenad Canak, a capo dei Democratici Sociali, rimangono sotto al 2%.Alexander VucicSalvo colpi di scena, quindi, le elezioni riconfermeranno l’attuale primo ministro Vucic, leader dei progressisti serbi (SNS). Una volta conclusi gli studi di Legge a Belgrado, nel 1992 Vucic cominciò a lavorare come giornalista negli scenari di guerra della Bosnia per poi entrare, solo un anno dopo, nel Partito Radicale dei nazionalisti serbi. Nel 1998 venne nominato ministro per il governo di unità nazionale di Slobodan Milosevic, che lo incaricò di mettere a tacere le opinioni considerate “non patriottiche”. Dopo il processo del Tribunale per i crimini di guerra dell’Aja a carico di Milosevic, Vucic ha seguito l’attuale Presidente della Serbia Tomislav Nikolic che nel 2008 aveva appena fondato il Partito Progressita, nato proprio a seguito della scissione dal Partito Radicale Serbo (SRS).Figura controversa e ampiamente criticata, Vucic è stato accusato di esercitare influenza sui media, di mettere a tacere le opinioni divergenti alla linea del partito e di altri comportamenti considerati propri di un regime autoritario. Anche per questo quando confermò la sua candidatura alle elezioni che si terranno ad aprile – dopo aver promesso che non vi avrebbe partecipato – ha ricevuto dure critiche da parte della popolazione serba. Eppure la sua leadership sembra non subire debilitazioni significative. L’attuale primo ministro durante la campagna elettorale ha accusato il Partito Democratico Serbo – rimasto al potere fino al 2012 – della situazione al limite del collasso in cui è piombata la Serbia, portata alla bancarotta, sempre secondo Vucic, proprio dai democratici (DS). La sua scaltrezza lo ha portato a perseguire una linea che vorrebbe una Serbia militarmente neutrale, con buoni rapporti con l’Unione europea – di cui ha bisogno per tenere sotto controllo la situazione in Kosovo – ma anche con la Russia, con cui vorrebbe evitare ogni tipo di attrito nell’ottica di un beneficio comune. Se non fosse già abbastanza chiaro, Vucic ha recentemente ribadito che non intende concedere l’indipendenza al Kosovo.

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