Le elezioni legislative in Corea del Sud si sono concluse, come confermato dai primi dati, con la vittoria del Partito Democratico del presidente Moon Jae-In. Il movimento, insieme ad uno schieramento alleato, dovrebbe aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei 300 scranni dell’Assemblea Nazionale. Qualora i risultati vengano confermati ci sarà, per la prima volta negli ultimi dodici anni, una maggioranza parlamentare di tendenze progressiste. Gli elettori si sono recati in massa alle urne e l’affluenza ha raggiunto il 66 per cento degli aventi diritto, il dato più alto degli ultimi 24 anni. La pandemia di Covid-19 non ha dunque fermato i sudcoreani che, con tutta probabilità, hanno scelto di premiare le efficaci misure di contenimento adottate da Seul: uso massiccio di tamponi e del tracciamento, adozione del distanziamento sociale e degli strumenti preventivi ma senza procedere a chiusure generalizzate.

Un mandato chiaro

L’esecutivo sudcoreano è riuscito a tenere sotto controllo l’epidemia ed anche a rallentare la curva dei contagi ricevendo le lodi della comunità internazionale. Il numero di nuovi casi odierni si è infatti stabilizzato intorno ai 50 dopo aver toccato un picco di 900 alla fine di febbraio. Il tasso di approvazione di Moon Jae-in ne ha ovviamente risentito ed ha toccato il 58 per cento, il valore più alto dal 2018. L’opposizione politica conservatrice dello United Future Party ha appoggiato la lotta dell’esecutivo contro il virus e ciò, probabilmente, l’ha privata di argomentazioni efficaci. Il leader Hwang Kyo-ahn, ad esempio, non ha nominato una sola volta la parola coronavirus nell’ambito di un discorso lungo quindici minuti preferendo piuttosto concentrarsi su economia e tassazione.

Il Partito Democratico potrà, con tutta probabilità, continuare a perseguire il suo programma politico sino al 2022, quando terminerà il mandato di Moon Jae-in. Le politiche chiave implementate, sinora, dal presidente hanno portato all’introduzione del salario minimo, alla riduzione del 23 per cento dell’orario di lavoro settimanale e ad una fase distensiva nei rapporti con la Corea del Nord di Kim Jong Un.

Le relazioni con Pyongyang

La pandemia di Covid-19 non ha mutato lo scenario di base della penisola coreana: Pyongyang, che alcuni giorni fa ha effettuato l’ennesimo test balistico e Seul hanno sistemi politici ed economici diversi e l’approccio rilassato di Moon Jae-In non è riuscito a produrre risultati tangibili in merito ad un riavvicinamento tra le parti. L’impresa, in ogni caso, è ostica e dovrebbe coinvolgere anche Washington. La Casa Bianca è determinata a perseguire la denuclearizzazione della Corea del Nord ma non è riuscita, dopo alcuni round negoziali, a raggiungere il proprio obiettivo. Pyongyang non ha alcuna intenzione di rinunciare al proprio arsenale nucleare, che la protegge da possibili attacchi esterni. Il blocco, dunque, è legato a questioni di principio difficilmente risolvibili anche nel lungo termine e non è chiaro quali potranno essere le strategie che verranno implementate da Moon Jae-In. Le elezioni presidenziali americane del novembre 2020 rivestiranno un ruolo fondamentale: la conferma dell’amministrazione repubblicana uscente o la vittoria di Joe Biden potrebbero segnare uno spartiacque nell’approccio di Washington alla questione coreana.

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