Trump ha vinto le elezioni del 2016 grazie agli hacker russi e alle fake news che avrebbero sparso veleno e bugie nell’opinione pubblica tanto da condizionare il voto della più grande democrazia del mondo.

Questa è la narrazione con cui da mesi si prova a delegittimare l’esito democratico in America da parte del sistema dei media occidentali e dei centri di potere anti-Trump.

Ora, uno studio dell’Università di Stanford dimostra definitivamente che le fake news non solo non hanno favorito la campagna elettorale di Trump; ma che addirittura le “false notizie” che hanno più condizionato l’opinione pubblica, sono state quelle a favore della Clinton.

Una ricerca dirompente

Lo studio, realizzato da Matthew Gentzkow e Hunt Allcott, e intitolato “Social Media e fake news nelle elezioni del 2016”, ha analizzato tre tipi di dati:

Quante notizie sui siti di news sono state veicolate dai social mediaQuali sono state le principali fake news (secondo BuzzFeed, Snopes e PolitiFact, i tre principali siti di controllo veridicità)L’opinione di 1200 elettori americani sulle abitudini all’informazione politica

La prima conclusione raggiunta è che solo il 14% degli americani si è affidato alle news sui social media; mentre per la maggior parte, la Tv è rimasto il mezzo d’informazione politica più affidabile.

La seconda conclusione è che solo il 10% delle notizie che transitano sui grandi siti di informazione (che coprono il 90% del circuito) proviene dai social media; mentre, al contrario sui social media vivono prevalentemente i siti che producono fake news. Quindi è del tutto fuorviante utilizzare le metriche di Facebook e dei social per affermare che le fake news hanno condizionato le elezioni Usa.

La terza conclusione è la più clamorosa: le fake news pro-Trump sono state condivise sui social 4 volte di più di quelle pro-Clinton (30 milioni contro 7,6). Ma nonostante questo, le fake news più diffuse sono stati viste solo da una piccola parte di americani; e solo la metà di questa le ha credute vere.

Secondo i calcoli dei due studiosi, “le fake news avrebbero potuto cambiare l’esito delle elezioni Usa solo se ogni singola notizia falsa avesse convinto almeno lo 0,7% degli elettori e dei non votanti della Clinton a votare Trump; praticamente un tasso di persuasione equivalente a 36 pubblicità televisive”. Insomma una cosa impossibile.

Le fake news più diffuse? Quelle pro-Clinton

La cosa più clamorosa da aggiungere è che secondo uno studio del sito d’inchiesta Empty Wheelle due fake news che hanno avuto maggiore diffusione ed incidenza nelle elezioni Usa, sono state a favore della Clinton e contro Trump.

La prima, quella della falsa accusa secondo cui Trump avrebbe ottenuto un affare immobiliare (un vecchio edifico governativo trasformato nel Trump Hotel di Washington) dietro l’aiuto di un membro repubblicano del Congresso.

La seconda, la falsa notizia pubblicata da Newsweek, secondo cui Wikileaks avrebbe pubblicato false mail della Clinton per danneggiarla nella campagna elettorale.

Entrambe sono state le fake news ritenute più credibili dall’opinione pubblica americana; ma erano solo spazzatura giornalistica.

Fake news o manipolazione dell’élite?

Nei giorni in cui anche in Italia iniziano a circolare le balle su possibili ingerenze di hacker russi dormienti nelle prossime elezioni; mentre il Parlamento europeo dedica i suoi sforzi non a risolvere le crisi epocali del nostro tempo ma a combattere “le fake news di Putin”, occorre dimostrare che l’unica vera fake news è proprio la storia che le fake news condizionerebbero la democrazia; una balla con cui l’élite al potere e il sistema dei media provano a censurare la rete e i canali di contro-informazione. 

@GiampaoloRossi puoi seguirlo anche su Il Blog dell’Anarca

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