Sebastian Kurz, il cancelliere austriaco, durante il semestre di presidenza dell’Ue terminato il 31 dicembre 2018, è stato molto coinvolto nella politica della regione balcanica per affermare le sue ambizioni europee. Kurz ha visitato, durante il suo incarico, Belgrado e Pristina, dove ha chiesto una continuazione del dialogo e ha affermato che senza un accordo non vi sarà alcuna ammissione nell’Unione europea. Ha poi sottolineato che la posizione dell’Austria, ma anche della maggioranza dell’Ue, è che tutte le soluzioni ottenute con il dialogo devono essere sostenute e incoraggiate.

Le tensioni sono aumentate dopo l’annuncio di Pristina di voler costituire un proprio esercito indipendente. E il Cancelliere ha ricordato l’importanza dell’unità e della pace della regione. “L’Unione europea sarà completa solo quando i Paesi dei Balcani occidentali diventeranno membri a pieno titolo. Ecco perché sosteniamo gli sforzi dei paesi candidati e perché abbiamo fatto di questo argomento uno dei temi centrali della nostra presidenza dell’Ue”, ha ribadito Kurz a Vienna a novembre. “I Paesi dei Balcani occidentali devono avvicinarsi all’Unione europea”, ha dichiarato dopo aver incontrato i primi ministri di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Macedonia e Serbia. In una conferenza stampa congiunta ha poi ribadito che “l’Austria è un partner affidabile per i Balcani occidentali con cui condivide legami storici, economici, politici, culturali e umani”.

Kurz si è misurato anche con i dissidi tra Serbia e Kosovo. Ha sottolineato lo scorso autunno che “le divergenze tra Belgrado e Pristina sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo di 10 anni fa sarà cruciale perché il cammino della Serbia verso l’adesione all’Ue vada in porto”. Anche i legami economici tra i Balcani e l’Unione europea sono in un crescendo. Johannes Hahn, Commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento, ha sottolineato che “nel biennio 2016-2017 le dinamiche interne economiche della regione sono progredite lentamente, ma nell’ultimo decennio la capacità commerciale tra i sei paesi e l’Ue è raddoppiata a 46 miliardi di euro”.

Ma i legami tra Austria e Balcani partono da lontano. L’impero Austroungarico al suo apice governava tutta l’area dalla costa adriatica alla Transilvania e l’impronta storica rimane ancora forte. Bakhtyar Aljaf, direttore dell’International Institute for Middle-East and Balkan studies, basato a Lubiana ricorda su Gli occhi della guerra che “l’Austria è particolarmente interessata ai Balcani occidentali nel loro insieme, perché senza la stabilità di questa regione, l’Europa non può essere al sicuro”. I Balcani occidentali erano tra le cinque priorità dell’Austria durante la Presidenza semestrale dell’Ue.

Le ambizioni neo-asburgiche di Kurz sono però molto legate al tema dell’immigrazione. Aljaf ricorda che l’Austria desidera sostenere i paesi della regione “nella lotta contro l’immigrazione illegale e favorire lo stato di diritto”. Per quanto riguarda il dialogo tra Belgrado e Pristina, ribadisce l’analista: “L’Austria sostiene i negoziati tra Serbia e Kosovo. Ma non si può immaginare uno scambio di territori e lo spostamento della popolazione”. Sulla Bosnia-Erzegovina, invece “Vienna appoggia l’integrità del territorio dello Stato e la sua sovranità”. Non bisogna dimenticare, chiosa alla fine Aljaf che “la madre del cancelliere austriaco è originaria di Temerin e sua nonna Magdalena Miller era membro della minoranza tedesca del Danubio ed è nata in questa città della Serbia”. Antichi legami, che fanno sentire la loro profondità anche oggi.

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