Forse sarebbe il caso di mettercelo bene in testa: le secolari potenze del Continente europeo, si parli del rappezzato Impero britannico, della nucleare ma diplomatica Francia, della ricca e autoritaria Germania, o della timida e vessata Italia, nello scacchiere globale vanno considerate come semplici “domini” degli Stati Uniti. Almeno di fronte a problemi seri. Come l’escalation della crisi ucraina motivata dalle pretese del presidente russo Vladimir Putin, che dice di temere l’espansione della Nato ma forse vuole solito riportare sotto l’influenza di Mosca gli ex-satelliti sovietici che sono rimasti fuori dell’Alleanza Atlantica. Dato che non ci sono i margini geografici per riesumare l’Impero zarista che molti titolisti stanno rispolverando.

Washington ce lo fa notare sempre, ogni volta vada affrontata una questione di politica estera, di strategia militate o commerciale di una certa rilevanza. Ricorderete bene l’affaire 5g. Ma per fortuna nostra in America c’è chi lo scrive nero su bianco, come The Atlantic, una delle riviste culturali più antiche e attendibili del nuovo Continente. Una di quelle che piacciono all’intellighenzia che piace, forse perché in un articolo del genere cita niente di meno che l’affidabile sodale di Macchiavelli, Francesco Guicciardini: “Se vedi una città che inizia a declinare, un governo che cambia, un nuovo impero in espansione, fai attenzione a non giudicare male il tempo che impiegheranno tali movimenti sono molto più lenti di quanto la maggior parte degli uomini s’immagini”.

“Mentre la stessa America continua a lottare con il proprio senso del declino, i suoi domini in Europa scelgono di sospendere ancora una volta la loro scetticismo nei confronti dell’impero. Dopo anni di lamentele sul potere americano, è stato sufficiente anche solo l’odore di una minaccia da Mosca affinché l’Europa tornasse al vecchio ordine, ricacciando i vecchi fasti dell’autorità imperiale nelle mani dell’imperatore di Washington”.Non andrebbe aggiunto altro, poiché la narrazione degli eventi è sincera e quanto mai chiara. Basta leggere le dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, seguito in coro dai nostri ministri, del presidente francese Emmanuel Macron, del cancelliere tedesco Olaf Scholz, del primo ministro britannico Boris Johnson e dei rappresentati dell’Unione Europea Von Der Leyen e Michel, per capire che la linea e compatta ed è pacificamente  dettata dall’inquilino di quella grande Casa Bianca che possono visitare a Washington.

È basta una mossa di Putin – non entriamo in merito dell’atto squalificante nell’ambito del diritto internazionale – a curare ogni mal di pancia e a fare risalire tutti sul carro dell’Atlantismo, che, come ricordava il tanto vituperato Donald Trump, vede gli Stati Uniti contribuire con ampio distacco in miliardi di dollari nella difesa dei 26 membri della Nato e all’occorrenza del resto del mondo dei giusti – secondo i criteri arbitrari applicanti dagli esperti del Pentagono.

Nonostante il drastico cambiamento dell’economia globale e l’ascesa di nuovi protagonisti politici, le potenze del Vecchio continente – quando il gioco di fa duro – sembrano essere rimaste agli assetti e agli interessi bipolari della Guerra Fredda. Restando a tutti i costi sotto l’ombrello missilistico e sotto la gonna degli Stati Uniti. Atto di fiducia e fedeltà incondizionata? Non si direbbe, seguendo il dibattito quotidiano nelle sedi dei singoli governi.

Eppure è così: lo spauracchio del terribile Putin ha rafforzato il sonnacchioso Joe Biden. Il commander in chief della prima potenza militare del mondo, e dei suoi “domini” di conseguenza – che non dimentichiamo sarebbero obbligati a fare la loro parte  in una guerra globale contro la Russia in virtù dell’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, se le cose si mettessero male – che ha intimato spostamenti di truppe su tutto il Continente europeo, con aerei, navi e missili pronti a difendersi anche se nessuno ha minacciato di attaccati. Perché l’armata russa di Putin, che non ha ancora organizzato nessuna formazione d’attacco nelle divisioni schierate in prossimità dei confini, non si è mossa da dove stava un mese fa.

Eppure i fatti, pur accadendo da questa parte dell’Atlantico e non dall’altra, continuano ad essere raccontati dai nostri Mads media come suggerisce la Cnn e le sue fonti nella CIA. La stessa Italia, negli appelli decisi e non meno affranti di tanti politici che non conoscono la storia né tanto meno la strategia, continua a prestare l’opinione pubblica questa altra narrazione del “nemico alle porte“. Un filone narrativo comodo alla guerra ibrida del Cremlino nel Donbass, tra l’altro. Lo stesso che finirebbe col vedere, se Putin non si fermasse al riconoscimento delle due repubbliche separatiste filo-russe, non soltanto e soprattutto noi italiani con un prezzo del gas “alle stelle”; ma anche i nostri cacciabombardieri Panavia Tornado armati con bombe nucleari B61 in “nuclear sharing” in allerta sulla pista di Aviano. Come negli anni più tetri nel nostro passato. Attento a cosa desideri” dunque, è un adagio necessario. Da rivolger ai nostri atlantisti più fanatici, schiacciati tra il Vecchio mondo e le nuove potenze e alleanze asiatiche alla cui ascesa temeva di assistere un signore chiamato Henry Kissinger.

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