Il governo eritreo ha accusato gli Stati Uniti e più nello specifico la Cia di aver pianificato, nel 2011, un colpo di Stato nel Paese. Asmara ha dichiarato di essere in possesso di una serie di documenti riservati che proverebbero il coinvolgimento di Washington nella vicenda ed ha aggiunto che l’agenzia di spionaggio statunitense avrebbe avuto intenzione di fomentare insurrezioni e proteste sullo stile di quanto era accaduto in altre nazioni nel corso della Primavera Araba. L’esecutivo del Paese africano ha anche riferito di un’azione militare ostile, simile a quella che aveva avuto luogo contro la Libia di Muhammar Gheddafi, che avrebbe dovuto coinvolgere l’Eritrea e del ruolo giocato dai servizi segreti israeliani nella vicenda. Non ci sono però prove di quanto narrato da Asmara che, tra l’altro, non ha reso pubblico nessun documento confidenziale in suo possesso.

Un regime chiuso

L’Eritrea è divenuta indipendente nel 1993 dopo decenni di una sanguinosa guerra di liberazione, terminata nel 1991 e condotta contro l’Etiopia, che ne occupava il territorio nazionale. Isaias Afwerki, leader del movimento guerrigliero dell’Eritrean’s People Liberation Front (Eplf) e poi del People’s Front For Democracy and Justice ( Pfdj), unico partito politico legale del Paese, ha assunto sin da subito le redini del comando e le ha mantenute sino ad oggi. Il governo eritreo è stato criticato più volte per lo scarsissimo rispetto dei diritti umani dei suoi cittadini, per l’assenza di libertà di stampa nella nazione e per l’atteggiamento fortemente repressivo mantenuto negli anni. L’organizzazione non governativa Freedom House, che si occupa di monitorare il rispetto dei diritti civili e politici in tutti gli Stati del mondo, ha assegnato regolarmente al Paese il punteggio più basso possibile, che equivale a 7,7  (dove 1,1 è il massimo livello di libertà consentite) mentre l’Eritrea risulta al 178esimo posto su 180 nel Press Freedom Index del 2019 superando, di poco, solamente la Corea del Nord ed il Turkmenistan. Le pessime relazioni con l’Etiopia hanno continuato a segnare tutta la storia recente della nazione ed hanno visto i due Stati coinvolti in una guerra di confine, che ha causato ottantamila morti, tra il 1998 ed il 2000. La tensione è proseguita anche negli anni successivi ed ha avuto fine solo in seguito all’intesa, firmata nel 2018, che ha posto termine alle ostilità tra Asmara ed Adis Abeba.

Le relazioni internazionali

L’Eritrea ha di certo la necessità di bilanciare la storica rivalità con l’Etiopia e l’inimicizia nei confronti di Washington con relazioni più positive con alri attori dello scenario internazionale. Nel maggio del 2019 il ministro degli Esteri di Asmara, Osman Saleh, si è recato in Cina dove ha incontrato il suo omologo  Wang Yi: le due parti hanno concordato circa le necessità di dare vita a relazioni mutualmente benefiche e di aumentare il livello di cooperazione in diversi settori e Pechino potrebbe così essere interessata ad espandere la propria sfera di influenza ad altre nazioni africane. Anche Mosca ha espresso interesse nei confronti di Asmara ed è stata annunciata, nel recente passato, l’intenzione della Federazione russa di costruire un centro logistico in una città portuale della nazione africana. La competizione tra Mosca e Pechino per il predominio in Africa si rinnova così in un nuovo scenario, sino ad oggi più marginale. Bisognerà poi vedere se il riavvicinamento tra Asmara ed Adis Abeba risulterà in una cooperazione rafforzata permanente o sarà semplicemente un fuoco di paglia destinato a riaccendersi alle prime tensioni. In ogni caso l’Eritrea sembra avere un certo margine di manovra, per quanto riguarda le relazioni diplomatiche e potrebbe sfruttare a suo vantaggio la gara all’Africa che sta avendo luogo tra Pechino e Mosca.

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