Alla fine emergono solo strette di mano e sorrisi, ma dopo il vertice tra Russia e Turchia le preoccupazioni nei rapporti tra i due paesi restano: a Mosca, se da un lato Erdogan strappa ulteriori accordi commerciali con i russi (del resto l’incontro è avvenuto nell’ambito del Mask 2019), dall’altro lato però emerge anche il nodo di Idlib. Come già anticipato nei giorni scorsi, in questa provincia siriana russi e turchi hanno differenti preoccupazioni e, soprattutto, interessi divergenti. Ed ora Ankara prova a mettere una “pezza”, sapendo che però la propria posizione è quella più delicata.

La preoccupazione di Erdogan su Idlib

Lo stesso ufficio stampa del Cremlino rende noto che martedì, nel corso del bilaterale, tra Putin ed Erdogan la discussione sulla Siria risulta centrale. La guerra nel paese arabo per tutti questi ultimi mesi procede a bassa intensità, con soltanto scontri sporadici lungo le varie linee del fronte. Una situazione che ad Ankara sta bene, soprattutto con riferimento al fronte di Idlib. Qui, come ben si sa, l’opposizione islamista con al proprio interni diversi gruppi terroristici controlla il territorio: di fatto questa provincia è l’ultima fuori dal controllo del presidente Assad, il quale ovviamente vorrebbe quanto prima riprenderla. Ma ad Idlib, nell’ottica della creazione di una zona di “de escalation” sono presenti anche soldati i turchi che piazzano dei punti di osservazione. Non solo: seppur in minoranza rispetto agli ex del Fronte Al Nusra legati ad Al Qaeda, ad Idlib sono presenti anche gruppi appoggiati direttamente dalla Turchia.

Per questo quando, a partire dal 5 agosto scorso, Assad torna a bombardare la provincia con l’appoggio dei russi, Erdogan inizia ad essere preoccupato. Il vertice al Cremlino poi, viene effettuato a pochi giorni dalla riconquista siriana della roccaforte islamista di Khan Shaykhun. Il presidente turco dunque va a riferire a Putin le sue principali preoccupazioni. Non solo la possibilità di perdere definitivamente peso ed influenza in questa zona della Siria, ma anche la prospettiva di vedere un esodo di profughi verso il proprio paese e di porre i propri soldati sotto il fuoco dei combattenti. Sono questi gli elementi che non fanno dormire sonni tranquilli al governo di Ankara: la ripresa degli scontri pone, come detto prima, la Turchia in una posizione molto delicata.

Le prospettive future

Dal canto suo la Russia ribadisce quanto già affermato nei giorni scorsi e cioè, in primo luogo, che l’offensiva di Assad non viola il cessate il fuoco e né tanto meno gli accordi precedentemente presi con i turchi. Un modo per legittimare le velleità di Damasco di riconquistare tutto il territorio perso negli anni a causa delle offensive islamiste. Eppure, come afferma l’analista russo Alexei Malashenko su Bloomberg, anche la Russia potrebbe essere interessata nel breve periodo ad evitare un’escalation: “Probabilmente saranno in grado di evitare un incubo”, dichiara l’analista in un’affermazione ripresa su Formiche.net. 

Durnte l’incontro tra Putin ed Erdogan a Mosca, il capitolo siriano lascia poi spazio a quello relativo alla collaborazione commerciale e militare tra i due paesi. Di Siria si tornerà a parlare il prossimo 16 settembre: in quell’occasione ci sarà infatti un incontro tra i rappresentanti russi, turchi ed iraniani, sullo stile di quanto avvenuto ad Astana negli anni passati. In quella sede Erdogan proverà a strappare un accordo volto a placare gli animi ad Idlib. Ma potrebbe trattarsi solo di uno stop temporaneo, per dare la possibilità ai turchi di avere più tempo ed organizzarsi in vista di possibili ritiri dalla provincia siriana. A lungo termine la posizione di Ankara è destinata a rimanere sempre più fragile: Assad rivuole il territorio siriano così com’era prima della guerra, i russi glielo consentiranno.

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