La corte saudita non vive certo i suoi momenti migliori. Strana, ma prevedibile, sorte quella di Mohammad bin Salman. Da ragazzo prodigio, in grado a 33 anni di diventare principe ereditario in un paese che da sempre è abituato ad essere governato da ottuagenari, a principale indiziato delle malefatte recenti dei Saud. Il figlio dell’attuale sovrano ha forse accelerato troppo le tappe, sia personali che del suo paese. La sua scalata quasi mai fino alle scorse settimane ha trovato intralci od ostacoli, forse proprio questo segna le attuali difficoltà del rampollo dei Saud. “Sa imparare solo dai suoi successi“, è la frase, attribuita nei mesi scorsi ad un ex ufficiale alla Casa Bianca, che meglio forse lo descrive. Dopo essere coinvolto a pieno sul caso Kashoggi, dove nemmeno la Cia sembra sbracciarsi per difenderlo, adesso contro di lui si mettono anche le donne dell’Arabia Saudita. 

La protesta delle donne che indossano l’abaya al contrario

Da alcuni giorni uno degli hastag maggiormente utilizzati in Arabia Saudita su Twitter è “inside out abaya“. Chi inserisce questa frase sui social si ritrova decine di donne che indossano l’abaya al contrario, oppure senza coprire del tutto capelli o braccia. L’abaya è l’abito tradizionale usato dalle donne in Arabia Saudita. Con questo indumento, il più delle volte nero, non si copre solo i capelli bensì ogni parte del corpo ad accezione di viso, mani e piedi. Per ogni donna saudita è obbligatorio indossarlo, diversamente si rischiano multe oppure anche aggressioni da parte dei più ortodossi. Per tal motivo sui social è partita la protesta che, per l’appunto, viene portata avanti da diverse donne seguendo come iniziativa quella di indossare l’abito tradizionale al contrario. Le adesioni a queste rimostranze social sembrano parecchie ed abbracciano a macchia d’olio tutto il paese arabo. 

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Dalla capitale ma anche da altre città saudite, tante donne da giorni si mostrano con l’abaya indossato alla rovescia chiedendo la fine degli obblighi di portarlo addosso a tutti i costi. Un’iniziativa con pochi precedenti nel regno, specialmente perchè ogni forma di dissenso alle norme ricollegabili alla Sharia, la legge islamica base dell’ordinamento dello Stato wahabita, viene stroncata sul nascere. Specialmente su diritti di donne e minoranze, le autorità saudite non esitano ad usare il pugno di ferro al primo cenno di protesta. 

Le promesse non mantenute di Mohammad bin Salman

L’iniziativa promossa a suon di hastag dalle donne saudite non è propriamente contro il principe ereditario. Il suo nome viene citato di rado nelle frasi che fanno da contorno alle foto delle ragazze vestite con l’abaya indossato al contrario. Chiaro che il segnale che si vuole mandare è contro l’intera nomenclatura, specialmente quella vicina al forte potere religioso. Si accusa lo Stato saudita di non lasciare libere le donne e questo non vale solo per l’abbigliamento, bensì anche per altri campi anche più importanti: istruzione e lavoro su tutti. Ma è chiaro che a livello politico la protesta esplosa sui social è un’altra grave macchia per Mohammad bin Salman. L’erede al trono più volte ha promesso di attuare riforme in seno alla società saudita. Dopo aver accordato il diritto di conseguire la patente alle donne, anche se non cadono gli obblighi di essere accompagnate sempre da uomini, il figlio del sovrano nei mesi scorsi è proprio intervenuto sulla questione dell’abaya. Mohammad bin Salman, in particolare, ha affermato alla Cbs che nessuna legge saudita impone alle donne di indossare l’abaya.

“Secondo la Sharia tutti devono vestirsi in modo pudico e rispettoso, donne e uomini – ha dichiarato allora l’erede al trono – Ma questo non vuol dire indossare obbligatoriamente l’abaya”. Eppure nulla è cambiato: l’obbligo rimane, al pari di aggressioni o multe nel caso in cui una donna non lo indossi. La protesta di molte ragazze saudite segna un parziale fallimento delle politiche di riforme annunciate da bin Salman. A timidi passi avanti, come quello che riguarda la patente o la possibilità di andare allo stadio, sono seguite mole dichiarazioni dove il rampollo dei Saud si è presentato come riformatore. Ma, nei fatti, nel paese grandi cambiamenti non sono stati notati. In un momento di forte pressione internazionale, l’erede al trono non vuole farsi nemici anche tra le potenti autorità religiose. Oppure il figlio del sovrano si è semplicemente accorto che l’Arabia Saudita nel suo complesso non è pronta a determinati cambiamenti. Fatto sta che, se riforme e nuove leggi vengono promesse e solo timidamente le si porta avanti, accade poi che una parte della popolazione rimanga delusa e chieda conto del perchè dell’immobilismo.

Forse per il momento le donne con l’abaya al contrario costituiscono l’ultimo dei problemi per Mohammad bin Salman, ma tutto ciò è indice di un momento in cui il principe ereditario non gode di buona salute politica. E questo vale sia a livello estero, dove sono molteplici i suoi errori, quanto a livello interno. 

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