Il quarto capitolo dell’analisi comparata delle prese di posizione compiute da Donald Trump e Hillary Clinton in vista delle elezioni presidenziali statunitensi dell’8 novembre verte completamente sugli approcci dei due candidati alle principali questioni che negli ultimi anni hanno animato e diviso la società americana. Tali temi rappresentano uno degli elementi maggiormente delicati della campagna: su Gli Occhi della Guerra si è parlato a più riprese della delicata situazione interna conosciuta dagli Stati Uniti contemporanei: l’America, mostratasi forte e orgogliosa per molti anni al resto del mondo, covava al suo interno problematiche di grave natura e di difficile soluzione, manifestatesi a più riprese sul finire del secondo mandato di Barack Obama. Nel corso della seguente analisi esse saranno enucleate una ad una in modo tale da poter mostrare in maniera chiara le prese di posizione proposte da Hillary Clinton e Donald Trump nel corso della loro lunga e accesa campagna elettorale.Sanità: schermaglie sulla ObamacareIn campo sanitario, il punto di partenza per le politiche di entrambi i candidati è rappresentato dal celebre Patient Protection and Affordable Care Act (PPACA), colloquialmente nota come Obamacare, uno dei principali lasciti delle amministrazioni dell’ex Senatore dell’Illinois. Concepita come un’estensione dei pre-esistenti programmi Medicare e Medicaid, la riforma approvata nel 2010 non ha esteso a tutti i cittadini statunitensi la copertura sanitaria universale, ma ha sicuramente portato a dei passi in avanti per quanto riguarda la sicurezza medica: nel marzo 2015, i Centers for Disease Control and Prevention hanno stimato che la riforma abbia garantito l’estensione dell’assicurazione sanitaria ad almeno 11 milioni di cittadini americani. Supportando l’opera del presidente democratico, Hillary Clinton ha dichiarato che, in caso di elezione, la PPACA rappresenterà la piattaforma di partenza per le sue politiche in materia di sanità. L’ex First Lady, nel corso delle primarie democratiche, ha sopportato un forte dibattito con lo sfidante Bernie Sanders, favorevole a un sistema nazionale di coperture sanitarie universali, e proposto una serie di modifiche interne alla Obamacare al fine di espandere le tutele per i cittadini di età superiore ai 50 anni e per i migranti irregolari. Questi ultimi, in particolare, riceverebbero la possibilità di acquistare la propria copertura sanitaria personale, ma sarebbero esclusi dalla possibilità di ricevere i finanziamenti federali concessi dall’attuale sistema alle fasce di reddito più basse.LEGGI ANCHE: I programmi economici di Clinton e TrumpSu posizioni completamente opposte si è schierato Trump, secondo il quale la Obamacare avrebbe causato uno squilibrio finanziario interno al sistema sanitario statunitense non compensato da miglioramenti effettivi della sua efficienza. Nel sito della campagna del repubblicano si legge l’esplicito proposito di “proporre al Congresso di sviluppare un rimpiazzo per la Obamacare a partire dal primo giorno dell’amministrazione Trump”. Il candidato repubblicano, dunque, ha messo la sostituzione della PPACA al primo posto tra le sue politiche rivolte alla situazione interna agli USA. Trump propone una soluzione basata su sette punti chiave che disegnerebbero una riforma sanitaria destinata al tempo stesso a garantire più flessibilità al libero mercato delle polizze e a liberalizzare l’accesso al mercato farmaceutico a nuovi entranti depositari di specifici requisiti di sicurezza. Parallelamente, Trump è favorevole a una ridistribuzione della gestione dei fondi federali per la sanità ai singoli Stati, ritenendo che essi avrebbero maggiori incentivi all’eliminazione degli sperperi nel sistema sanitario e alla correzione delle distorsioni ad esso interne.Strettamente connesso al tema della sanità è quello dell’aborto. Il dibattito sull’interruzione di gravidanza rappresenta un campo chiave per i due contendenti, che sull’argomento mobilitano l’attenzione dei loro sostenitori più stretti. Come sulla PPACA, anche sull’aborto la polarizzazione tra i candidati è netta: da un lato, la Clinton propone un sistema di fondi federali volto a consentire l’accesso all’aborto per le donne delle fasce più povere della popolazione; dall’altro, Trump si dichiara fermamente pro-life ed esprime, sul piano personale, opinioni che lo spingerebbero a preferire una completa abolizione dell’aborto, eccezion fatta per i casi di stupro, incesto o pericolo di morte per la donna. Sul piano politico, tuttavia, la sua proposta è più ristretta: Trump è favorevole a una limitazione parziale dell’aborto, che verrebbe limitato solo alle prime 20 settimane di gravidanza, e a un piano che preveda un taglio dei fondi al programma Planned Parenthood nel caso in cui il numero di aborti negli USA non conosca un sensibile calo.Cambiamento climatico e siccitàLa presa di posizione di Trump riguardo al cambiamento climatico, non priva di sostenitori all’interno del movimento conservatore statunitense, è molto vicina a quella dei climatologi definiti “negazionisti” da studiosi della materia come la canadese Naomi Klein. Trump nega, in sostanza, la correlazione tra il cambiamento climatico in atto su scala planetaria e l’espansione delle attività umane e delle emissioni di gas serra degli ultimi due secoli. Una presa di posizione differente, in effetti, renderebbe molto più difficile per Trump articolare determinate scelte di politica economica, prima fra tutte la volontà di procedere alla reindustrializzazione degli Stati Uniti. La negazione ad opera di Trump del cambiamento climatico come fenomeno di matrice umana ha come conseguenze la sua opposizione decisa all’accordo COP21 sulla limitazione delle emissioni di gas serra raggiunto a Parigi sul finire dello scorso anno, ma non si accompagna certamente a un completo disinteresse per le questioni ambientali. In caso di elezione, infatti, il tycoon newyorkese ha dichiarato che si impegnerà profondamente per garantire a tutti gli americani l’accesso a fonti d’acqua non inquinate e pure; Trump ha mostrato in particolar modo un forte interesse per lo sviluppo di processi di desalinizzazione di riserve idriche destinabili al consumo umano e all’agricoltura e, al tempo stesso, ha previsto investimenti mirati a garantire un approvvigionamento idrico più agevole a regioni in sofferenza come la California, che vive un periodo di siccità perdurante oramai da cinque anni.Principalmente in riferimento al caso californiano, Hillary Clinton propone la costituzione di un ente apposito volto a coordinare la gestione delle risorse idriche da parte degli Stati occidentali degli USA, denominato Western Water Partnership; per quanto riguarda gli interventi infrastrutturali, l’ex Segretario di Stato ha in mente di portare avanti una serie di interventi mirati a mantenere in efficienza gli impianti di distribuzione dell’acqua che hanno un’età superiore al secolo. La candidata democratica, al contempo, ritiene una “minaccia urgente” il cambiamento climatico su scala planetaria e ha promesso una rapida implementazione degli accordi di Parigi in caso di elezione; sulla scia di questa presa di posizione si inseriscono le politiche economiche favorevoli a investimenti nella clean energy di cui si era parlato nel capitolo precedente.Controllo delle armi: l’endorsement della NRA a TrumpIl continuo ripetersi dei tristi casi delle sparatorie e delle uccisioni di massa ad opera di armi da fuoco negli ultimi anni ha portato la politica e la società civile statunitense a interrogarsi sulla maniera migliore per riformare il sistema di circolazione di fucili e pistole, tutt’oggi molto permissivo e privo di restrizioni significative. La questione diventa oltremodo spinosa se si considera il peso politico della principale lobby di difesa del diritto di possesso delle armi da fuoco stabilito dal Secondo Emendamento, la National Rifle Association (NRA), che vanta oltre 5 milioni di iscritti, e l’interconnessione del problema delle armi con quello della lotta alla criminalità.banner_cristianiIn questo ambito, Trump si è schierato nettamente a favore dell’intangibilità del Secondo Emendamento, ottenendo in tal modo l’endorsement della NRA, e sulla promozione di una legislazione federale volta a regolarizzare la quantità e la categoria di armi di fuoco possedibili da ogni singolo cittadino; al tempo stesso, il candidato repubblicano punta a contrastare i crimini e i delitti da arma da fuoco rendendo molto più severa la pena per le imputazioni penali ad essi commessi. La sua strategia, in poche parole, mira a regolarizzare l’uso di armi e a reprimerne con forza l’abuso.Al contrario dell’avversario, Hillary Clinton propugna un’espansione dell’ente volto a registrare al suo interno gli acquisti di armi da fuoco nel paese, in modo tale da segnalare anche le transazioni tra privati e tracciare ogni movimento nel settore. Contemporaneamente, l’ex First Lady punta a giungere a una riduzione del volume di armi da fuoco in circolazione attraverso il bando alla vendita delle military-style weapons, responsabili in diversi casi di molti dei tristi episodi di cronaca nera di cui è stato costellato il recente passato degli Stati Uniti.Le posizioni di Trump e Clinton sull’istruzioneDonald Trump intende porre in essere una riforma del settore scolastico basata essenzialmente sul reindirizzo di parte dei fondi federali oggigiorno destinati al finanziamento delle cosiddette charter schools (letteralmente “scuole del prestito”), in modo tale da sviluppare un programma da 20 miliardi di dollari volto a garantire agli studenti delle fasce più povere della popolazione l’accesso alle scuole di loro preferenza. Un sistema di voucher consentirebbe di conseguenza una maggiore possibilità d’accesso per un maggior numero di studenti agli istituti privati, le cui sostanziose rette non sempre vengono coperte dal sistema di crediti erogati alle famiglie degli alunni.La Clinton, seguendo la tradizionale linea democratica favorevole all’istruzione pubblica, ritiene la riforma di Trump una manovra palesemente diretta ad avvantaggiare profondamente gli istituti privati, celata dietro il paravento del sostegno finanziario agli studenti meno abbienti. L’ex First Lady ha recentemente incassato il supporto dei principali sindacati scolastici americani, e ha deciso di concentrare la sua azione principalmente sui college, proponendo un piano di sostegno economico per garantire l’esenzione completa dalle tasse universitarie per le famiglie con reddito inferiore a 125.000 dollari entro il 2021. Per garantire tali importanti deduzioni, a cui dovrebbero accompagnarsi opportunità di rifinanziamento a tassi favorevoli per i debiti universitari degli studenti, la Clinton ha annunciato uno stanziamento di 35 miliardi di dollari all’anno. Un investimento importante, che sicuramente la candidata democratica si riproporrebbe di finanziare col suo piano di espansione delle aliquote fiscali sulle fasce più alte della distribuzione del reddito, ma che si accompagna a numerosi punti poco chiari, dato che al di là dei singoli annunci compiuti nella campagna la candidata democratica non ha proceduto in profondità a dettagliare una proposta in partenza tanto ambiziosa.

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