Il futuro dell’Europa potrebbe passare per le sanzioni degli Stati Uniti alla Russia? Forse: però è certo che il ruolo della Russia può incidere notevolmente, se non essere dirimente, per il futuro stesso della struttura dell’Unione Europea. Perché la Russia divide, così come gli Stati Uniti, e l’Unione Europea, incapace di rendersi indipendente, non può fare a meno né del partner energetico di Mosca né del partner militare e politico degli Stati Uniti. È divisa fra necessità diverse che collidono, e dimostra tutti i limiti di una costruzione che non riesce a trovare unità né può trovare autonomia. Le sanzioni a Mosca, che vanno a colpire in particolare il settore del gas, essenziale per il fabbisogno energetico europeo e per l’economia tedesca, mostra al mondo un’Europa non soltanto divisa da differenti visioni politiche, ma anche divisa da differenti bisogni. E questa diversità di bisogni, può, a lungo termine, portare alla fine di ogni sogno europeista.

In particolare, a far tremare l’Europa è una faglia tra Europa centrale ed Europa Orientale che rischia di manifestare tutti i dubbi sulla reale portata della costruzione dell’Unione Europea. Perché la Russia, vista come nemico da parte dell’Europa Orientale, è prima di tutto un partner strategico della Germania e dei Paesi collegati alla cosiddetta Kerneuropa, il nucleo centrale dell’Unione Europea disegnato da Berlino con i Paesi (o le regioni) legate a doppio filo all’economia tedesca. Il Nord Stream 2, il progetto di raddoppiamento del gasdotto che collega Russia e Germania attraverso il Baltico, è proprio l’emblema di quest’unione d’intenti fra Mosca e Berlino e il vero problema per cui gli Stati Uniti hanno deciso di colpire la Russia. Sarebbero troppi i vantaggi commerciali tedeschi e russi, e troppo forte l’esclusione degli Stati Uniti dal mercato europeo.

A dimostrazione dell’importanza di questo progetto e dell’asse tra Mosca e Berlino, è arrivata nelle ultime ore la richiesta da parte del governo di Angela Merkel all’Unione Europea di fare il possibile per bloccare le sanzioni nordamericane e i loro effetti sull’economia europea. Il Ministro dell’Economia tedesco, Brigitte Zypries, ha richiesto alla Commissione Europea di prendere immediatamente “contromisure” urgenti nei confronti degli Stati Uniti per le nuove sanzioni contro la Russia, aggiungendo che crede che si tratti di un’azione “contraria al diritto internazionale.” Una presa di posizione durissima da parte della Germania che ora aspetta risposta dell’Unione Europea. Risponderà quest’ultima in maniera positiva alle richieste di Berlino? Probabilmente sì, ma non lo farebbe in modo convinto.  Perché se d auna parte la locomotiva d’Europa resta la Germania, dall’altra parte gli interessi di molti Stati Membri contrastano con il partenariato strategico fra Mosca e Berlino. E la stessa Unione Europea si guarda intorno, indebolita nel profondo ma desiderosa di non dipendere né da Washington né da Mosca, né totalmente da Berlino.

In primis ci sono i Paesi dell’Europa Orientale, il cosiddetto Gruppo Visegrad, che declinano la loro ostilità alla Russia sdia sotto il profilo delle politiche energetiche sia sotto il profilo delle scelte militari. E, infatti, non a caso i Paesi dell’Europa Orientale sono i più forti sostenitori della presenza statunitense in Europa, rappresentata dall’ombrello della Nato, ma sono anche coloro che per primi stanno facendo affari con gli USA per l’approvvigionamento energetico attraverso il gas liquefatto nordamericano.  Ci sono poi i Paesi dell’Europa Mediterranea, che, in fin dei conti, non hanno interessi nella crescita dell’esportazione di gas russo in Europa tramite la Germania, soprattutto perché da una parte sono interessati al rafforzamento dei gasdotti del Mediterraneo centrale e orientale, e, dall’altra parte non vogliono che la Germania diventi l’hub del gas russo in tutta l’Unione Europea. Va inoltre analizzato il ruolo della Francia, che con Macron ha intrapreso la strada di una crescita della propria leadership europea e che sembra essere arrivata sul punto di voler scavalcare la Germania sfruttando il periodo elettorale tedesco e l’inimicizia di Berlino con la nuova amministrazione Trump. L’attacco statunitense all’economia tedesca mina la centralità di Berlino in Europa e di conseguenza serve un prezioso strumento a Parigi per costruirsi la propria sfera d’influenza e Macron, al netto dei suoi forti legami con la Germania, non sembra essere dispiaciuto dalla possibilità di rinforzare il proprio potere in tutto il Vecchio Continente.

A questo punto, il primo risultato tangibile delle sanzioni economiche alla Russia e ai progetti energetici del Cremlino, Trump l’ha ottenuto in Europa: ma evidenziando le divisioni dell’Unione Europea. Una struttura che ormai vede sempre più affievolire la propria capacità di unire gli Stati Membri, perché tutti scoprono di avere interessi divergenti l’uno dall’altro, e che le sanzioni di Trump stanno tagliando come coltello nel burro. E il gas è solo uno dei tanti elementi che dimostrano la vacuità dell’Unione Europea. Ma ci sono decine di esempi di settori in cui gli Stati dell’Unione Europea non possono né vogliono trovare un’unità d’intenti. La politica estera, la politica migratoria, la politica economia e finanziaria, sono tutti temi che fanno vedere chiaramente che l’Unione Europea sta diventando ormai un’utopia che gli stessi governi europeisti sembrano aver accantonato. Il gas è solo l’ultimo, ma forse più importante colpo a una costruzione che comincia a mostrare ogni giorno crepe sempre più profonde. E che potrebbe cominciare a spaccarsi, dopo la Manica con Brexit, proprio in quell’altra area dove il sogno europeo cercava una conferma: l’Europa orientale.

 

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