Al Totocalcio diremmo uno scenario da “1-X-2”. Le Midterm Usa dell’8 novembre sono arrivate e tra Partito Democratico e Partito Repubblicano ogni scenario è possibile. Dall’ipotesi della perdita democratica di una sola delle due camere al cappotto repubblicano tra Camera e Senato, passando per la remota ma non del tutto escludibile prospettiva di una difesa dem della Camera dei Rappresentanti, molte dinamiche in gioco aiutano a capire perché nulla sia ancora deciso.

La mobilitazione democratica su temi come l’aborto o la difesa della democrazia da un eventuale ritorno di Donald Trump avrà successo? O i Repubblicani ce la faranno agitando lo spauracchio della Sinistra radicale e rievocando la maggioranza silenziosa di nixoniana memoria puntando su lotta all’inflazione e sui risultati economici altalenanti dell’era Biden? E soprattutto, Donald Trump riuscirà a portare una pattuglia di parlamentari abbastanza fedeli da condizionare l’agenda della Casa Bianca da qui al 2024? Sullo sfondo – da non sottovalutare – le partite per i Governatori, che contribuiscono tra le altre cose alla definizione dei distretti elettorali e hanno il potere di applicare norme come quelle sul superamento dell’aborto che in una società sempre più polarizzata ha valenza elettorale.

La corsa alla Camera: i distretti chiave

I Repubblicani sperano di strappare ai Democratici il controllo della Camera dei Rappresentanti e di spodestare l’odiata Speaker Nancy Pelosi. Come riporta il New York Times questo potrebbe riproporre uno scenario tutt’altro che impronosticabile: già Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama e Donald Trump hanno visto alle midterm la perdita della Camera nel loro mandato di esordio. “Un’onda rossa non sarebbe una sorpresa”, scrive il quotidiano della Grande Mela, “né sarebbe difficile da spiegare. Gli indici di gradimento del presidente Biden sono attorno al 40% una cifra bassa o inferiore agli indici di approvazione di Donald J. Trump nel 2018, Bill Clinton nel 1994 e Barack Obama nel 2010.

In ogni caso, il partito fuori dal potere ha guadagnato 40 o più seggi alla Camera e ha vinto il voto popolare nazionale della Camera di circa sette punti percentuali o più”. Per Biden può apparire quasi un successo il fatto che la perdita di seggi prevista sia dai sondaggi stimata tra i 15 e i 35 ma “con i repubblicani in costante aumento nei sondaggi, non ci vuole una grande immaginazione per vederli allungare con un vantaggio più decisivo”.

Tutti i 435 seggi della Camera saranno da rinnovare. E ci sono alcune battaglie da tenere d’occhio per capire se la svolta repubblicana starà avendo piede.

Il seggio che i commentatori Usa tengono maggiormente d’occhio è il Quinto del Connecticut. il Connecticut non è uno stato campo di battaglia in caso di elezioni presidenziali, essendo saldamente democratico, ma questa corsa è diventata indicativa delle difficoltà che alcuni democratici in carica stanno avendo nel New England. La dem Jahana Hayes detiene il seggio del Connecticut occidentale dal 2018 ed è stata rieletta nel 2020 con il 55% dei voti. I repubblicani, tuttavia, sono ottimisti per il loro candidato, George Logan. L’ex senatore dello stato è in lizza per diventare il primo repubblicano a rappresentare il distretto in circa 16 anni. Inside Elections valuta la gara un “Toss-up” destinata a essere contesa all’ultimo voto. Se i repubblicani vincessero qui, nella East Coast, sarà probabile già dalle prima battute dello spoglio ritenere che stiano navigando verso la maggioranza a livello nazionale.

Nel Diciassettesimo distretto di New York il democratico Sean Patrick Maloney, tra i big del Partito dell’Asinello, sfida Mike Lawler in una gara che si è incredibilmente riaperta nelle ultime settimane. Molto importante anche il Secondo distretto della Virginia, ove corre per la riconferma la deputata democratica Elaine Luria, membro della commissione della Camera che indaga sul 6 gennaio 2021 e sui fatti di Capitol Hill, sfidata dalla senatrice dello Stato Jen Kiggans. Kiggans ha dimostrato di essere una perfetta recluta repubblicana della nuova era trumpiana e mira a disarcionare una delle principali indagatrici dell’ex presidente.

Senato: cinque sfide da tenere d’occhio

Diverse le partite da guardare al Senato, che sarà rinnovato per un terzo (33 seggi) e in cui i Repubblicani devono avanzare almeno di un’unità per togliere la parità ai Democratici e evitare che la maggioranza vada loro per il voto tie-breaker della vicepresidente Kamala Harris. Sono almeno cinque le sfide da tenere d’occhio per capire se il sorpasso ci sarà.

In Arizona l’ex astronauta Mark Kelly è il Senatore in carica ed un critico del Partito Repubblicano in un Paese sempre più diviso che è diventato famoso nello Stato quando sua moglie, l’allora deputata Gabrielle Giffords, è stata colpita e gravemente ferita durante un evento a Tucson nel 2011. A sfidarlo il repubblicano Blake Masters, un venture capitalist di 36 anni e socio del mega-donatore Peter Thiel, che ha ottenuto la nomination repubblicana con l’endorsement di Trump, ma da allora ha attenuato il suo linguaggio su aborto, controllo delle armi e immigrazione.

Il candidato repubblicanio Blake Masters
(Foto: EPA/ETIENNE LAURENT)
Il candidato democratico Mark Kelly
(foto: EPA/ETIENNE LAURENT)

Importante la partita in Georgia: Herschel Walker (Repubblicano) contro Raphael Warnock (Democratico). La vittoria di Warnock nel ballottaggio del gennaio 2021 è stata fondamentale per dare ai democratici il controllo del Senato. Ora il pastore della chiesa battista Ebenezer di Atlanta – dove Martin Luther King era solito predicare – affronta Walker, un’ex stella del football con un enorme notorietà ma scarsa esperienza (ha recentemente suggerito che l’aria inquinata della Cina ha sostituito l’aria americana). I sondaggi mostrano una gara all’ultimo voto tra i due candidati, entrambi afroamericani.

Il candidato repubblicano Herschel Walker (Foto: EPA/JOHN AMIS)
Il candidato democratico Raphael Warnock (foto: EPA/ERIK S. LESSER)

Nello swing state per eccellenza il repubblicano Rob Portman, Senatore dell’Ohio, non si ricandiderà. Il deputato democratico Tim Ryan se la vedrà contro JD Vance (R). Il primo ha condotto una campagna energica, si è presentato come un moderato e ha accusato Vance di aver lasciato lo stato per San Francisco per guadagnare milioni di dollari nella Silicon Valley. Vance, autore di Hillbilly Elegy, visto come una sorta di “Bibbia” necessaria per comprendere le radici del fenomeno Trump nel 2016, era un critico di Trump ma ora è diventato uomo del tycoon di New York.

Il candidato democratico Tim Ryan
(Foto: EPA/MICHAEL REYNOLDS)
Il candidato repubblicano J.D. Vance
(Foto: EPA/DAVID MAXWELL)

In New Hampshire  dopo che il generale di brigata dell’esercito in pensione Don Bolduc è diventato il candidato repubblicano all’inizio di questo autunno sembrava che i conservatori puntassero su di lui come nome “di testimonianza” contro l’uscente democratica Maggie Hassan. Ma il “vento” dell’inflazione che sta colpendo Joe Biden ha riaperto la sfida.

La candidata democratica Maggie Hassan (Foto: EPA/SHAWN THEW)
Il candidato repubblicano Don Buldoc
(Foto: EPA/CJ GUNTHER

La partita più importante è quella della Pennsylvania, diventata un simbolo nazionale. La corsa per il seggio aperto al Senato della Pennsylvania è stata secondo il Washington Post “una costosa corsa sulle montagne russe”: il famoso medico e candidato del Grand Old Party Mehmet Oz ha guadagnato terreno dall’estate contro il vice governatore John Fetterman che ha subito un ictus all’inizio di quest’anno. È la gara più costosa del ciclo, secondo OpenSecrets, avendo attratto oltre 300 milioni di dollari di spesa totale.

Il candidato repubblicano Mehmet Oz
(Foto: EPA/JIM LO SCALZO)
Il candidato democratico John Fetterman
(Foto: EPA/JIM LO SCALZO)

La sfida dei governatori

Interessanti anche alcune sfide per la carica di governatore da analizzare per capire l’inerzia di un partito o dell’altro.

Il Michigan è stato uno degli stati più in bilico del paese. La governatrice democratica Gretchen Whitmer sembra favorita qui nella sua corsa alla rielezione contro la repubblicana Tudor Dixon, che ha vinto una contesa partita alle primarie grazie all’approvazione di Donald Trump. In Georgia andrà in scena la rivincita tra la dem Stacey Abrams e l’uscente repubblicano Bryan Kemp.

Abrams, attivista per il diritto di voto, si sta candidando per diventare la prima governatrice donna nera nella storia americana. Ma ha perso di misura contro Kemp nel 2018 e i sondaggi suggeriscono che potrebbe subire lo stesso destino nel 2022. Kemp ora gode dei vantaggi dell’incumbency e dei risultati di una forte economia statale. Ha anche incassato il sostegno compatto del partito dopo aver vinto le primarie conservatrici contro lo sfidante David Perdue, sostenuto da Trump.

In Arizona, infine, sarà Katie Hobbs (Democratica) contro Kari Lake (R). Hobbs è attualmente segretario di Stato in quella che era una roccaforte repubblicana. Lake è un’ex conduttrice televisiva che ama il braccio di con gli ex colleghi dei media. La vittoria di Lake – che è apparsa con figura legate a QAnon nel corso della campagna – sarebbe una spinta importante per l’ex presidente e un segno del fatto che la partita per il 2024 sarà costellata da nuove polarizzazioni profonde tra le due formazioni. Oggi pronte all’ennesimo muro contro muro.

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