La Cambogia vive una fase di forte tensione politica. Sam Rainsy, ex leader del Partito della Salvezza Nazionale della Cambogia (Cnrp), si appresta infatti a tornare nel Paese  dopo quattro anni di esilio auto-imposto e Phnom Pehn ha reagito con durezza a questo sviluppo. L’esercito è stato schierato lungo i confini nazionali ed ha condotto esercitazioni con proiettili e munizioni reali mentre Chhum Sucheat, ministro della Difesa nell’esecutivo Hun Sen, ha affermato che le forze armate interverranno solamente se l’opposizione politica agirà con violenza. Rainsy era fuggito in Francia dopo essere stato condannato a pagare un milione di dollari per un caso di diffamazione ed ha inoltre una condanna pendente a cinque anni di carcere e sarà pertanto arrestato al rientro in Cambogia. Il tenace oppositore politico sembra, però, piuttosto determinato: ha infatti affermato che guiderà uno tsunami popolare contro il Primo Ministro Hun Sen per arrestarlo e liberare il Paese.

Una storia complessa

Il primo ministro Hun Sen governa dal 1985 ed è il premier, a livello mondiale, da più lungo tempo in carica. In passato ha militato nei khmer rossi, il movimento marxista che terrorizzò la Cambogia tra il 1975 ed il 1979 provocando milioni di morti per poi schierarsi, dal 1977, con i gruppi di liberazione filo-vietnamiti. La sua carriera politica ha attraversato la Guerra Fredda, la pacificazione della Cambogia negli anni Novanta e la contemporaneità. Il suo schieramento, il Partito del Popolo Cambogiano (Cpp), è al potere dal 1993 ed ha un saldo controllo sul Paese. Il predominio del Cpp è stato però minacciato durante le consultazioni del 2013 quando il Cnrp di Sam Rainsy sfiorò lo storico sorpasso, aggiudicandosi il 44 per cento dei voti contro il 48 per cento del Cpp. Lo schieramento di Sam Rainsy è stato poi sciolto, nel 2017, dalla Corte Suprema cambogiana e ciò ha consentito al movimento di Hun Sen di stravincere, aggiudicandosi tutti i seggi, le elezioni del 2018. L’annunciato ritorno in patria del rivale politico rischia, in questo modo, di generare nuove turbolenze per il governo in carica. Rainsy ha dichiarato, in passato, come sia legittimo cercare di abbattere quello che ha definito il regime di Hun Sen perché il primo ministro, a suo dire, ha creato uno Stato monopartitico dove le elezioni non sono ne libere ne democratiche. L’oppositore ha anche invitato l’esercito cambogiano a non obbedire ad eventuali ordini che impongano di sparare su folle di dimostranti pacifici.

Le prospettive

Una rivoluzione in Asia sudorientale sembra, al momento, decisamente improbabile, anche a causa del contesto regionale specifico. Pechino intrattiene strette relazioni politiche e commerciali con Phnom Pehn e non vedrebbe di certo di buon occhio un cambio di amministrazione in Cambogia: ci si può aspettare, pertanto, che offra tutto il supporto possibile, in caso di difficoltà, ad Hun Sen. Il controllo esercitato dall’esecutivo cambogiano sulle forze armate e sulle dinamiche politiche interne, inoltre, renderà più difficile i propositi belligeranti di Sam Rainsy che, di certo, è pronto ad una lunga lotta ed anche ad essere arrestato. Lo scontro frontale con il governo centrale sembra destinato a provocare spargimenti di sangue e rischia di provocare la violenta repressione dell’esercito. La Cambogia è considerata, dall’organizzazione non governativa Freedom House, uno Stato non libero ed ha ottenuto, nel punteggio redatto dalla stessa Freedom House per il 2019, un voto di 6 per quanto concerne la libertà dei diritti politici e di 5 per i diritti civili (dove 1 è il livello massimo di libertà e 7 di repressione). Il quadro politico cambogiano, in conclusione, sta per subire uno scossone molto forte che però, probabilmente, non riuscirà ad indurne un cambiamento sostanziale.

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