Le cronache occidentali hanno fornito un resoconto perlopiù parziale delle proteste a Mosca: si è parlato genericamente di “manifestazioni per la democrazia” senza approfondire la reale natura di tali proteste. Si è spesso preferito enfatizzare l’importanza di figure simboliche come il blogger oppositore di Putin, Alexei Navalny. Da alcuni anni a questa parte, infatti, il blogger è diventato un vero e proprio eroe fuori dalla Federazione Russa. “Non ho dubbi che, nonostante gli atti di intimidazione e terrore messi in atto in questi giorni, con persone arrestate a casa, questa ondata di proteste continuerà a crescere e questo regime si pentirà di quello che ha fatto”. Sono le parole del dissidente, uscito nelle scorse ore dal carcere dopo aver scontato una condanna a 30 giorni di detenzione amministrativa, per aver organizzato proteste anti-governative non autorizzate. “Questo regime non ha sostegno”, ha aggiunto parlando con la stampa fuori dal carcere, “lo sanno e per questo hanno paura”.

In realtà, come spiegava in una lettera a Dagospia all’inizio di agosto Igor Pellicciari, docente presso l’Università degli Studi di Urbino e l’Università Mgimo per le Relazioni Internazionali di Mosca, questa fama Navalny la deve soprattutto alla forte e costante visibilità chi gli hanno dato i nostri media in Occidente negli ultimi anni. “Le sue gesta – spiega Pellicciari – vengono sistematicamente riportate e seguono una tempistica che tradisce un’attenta programmazione per ottimizzarne la ricaduta sui media e sulle piattaforme social. Come quando fece il giro del mondo il suo selfie (che incredibilmente gli permisero di fare) dietro le sbarre di un commissariato”.

L’equivoco Navalny

Peraltro, quello che in Occidente viene definito come “il principale oppositore di Vladimir Putin” ha un seguito molto più esiguo di quanto non appaia e ha posizioni fortemente conservatrici se non xenofobe, che farebbero impallidire i “sovranisti”. Nonostante il sostegno del mondo progressista e liberal al blogger in chiave anti-Putin, infatti, pochi sembrano conoscere le sue reali posizioni. Come scriveva Peter Hitchens sul Mail on Sunday nel dicembre 2014, “pochissimi sembrano conoscere i legami di Navalny con il nazionalismo russo, posizioni che, in confronto, rendono l’Ukip inglese come l’avanguardia della correttezza politica”. Engelina Tareyeva, che ha lavorato con Navalny quando era un membro del partito, lo accusa di essere un razzista: “Considero Aleksej Navalny l’uomo più pericolo della Russia – ha affermato – non c’è bisogno di essere un genio per capire che la cosa più orribile che possa accadere è che i nazionalisti prendano il potere”.

Al netto delle ipocrisie occidentali, come ricorda Pellicciari, l’ultimo vero banco di prova politica per Navalny si è tenuto di recente, alle elezioni presidenziali del marzo 2018. E non andò benissimo. Il suo carisma, infatti, sembra essere in fase calante. La vera domanda, semmai, è chiedersi la vera natura delle manifestazioni a Mosca di queste settimane. Chi è sceso in piazza e perché.

“Rischio Hong Kong per Putin”

Sgombrato il campo dall’equivoco Navalny, personaggio molto più controverso di quanto l’opinione pubblica occidentale non sia disposta ad ammettere, il presidente russo Vladimir Putin, dopo 20 anni di governo interrotto, deve fare i conti con alcune problematiche certamente rilevanti. Molti russi, soprattutto quelli che hanno vissuto in pieno gli anni ’90 e il crollo dell’Unione Sovietica, sanno perfettamente che il Presidente ha risollevato il Paese da una situazione catastrofica. Putin ha preso il potere quando la Russia era uno stato fallito, evanescente, dove un’oligarchia ristretta si spartiva ciò che rimaneva della superpotenza sovietica. Negli anni successivi al 2000, l’economia della Russia è cresciuta come non mai nella sua storia: nei primi otto anni di presidenza Putin non solo il Pil è aumentato del 70% ma la nuova ricchezza si è distribuita perché il livello di vita dei russi è raddoppiato.

Ora Putin deve e la Russia affrontano un periodo di difficoltà. Come riporta Business Insider, fra il 2015 e il 2018 l’economia della Federazione Russa ha visto la crescita al tasso annuale dell’1,5% ma, nel medesimo lasso di tempo, ha anche registrato un calo dei redditi disponibili reali del 10,7%, lasciando circa il 13% della popolazione russa sotto la soglia ufficiale di povertà. E i più giovani, che non hanno conosciuto il decennio buio degli anni ’90 e la caduta dell’Urss, sono quelli che potrebbero maggiormente manifestare il loro disagio.

Come spiega l’ambasciatore Sergio Romano sul Corriere della Sera: “Vladimir Putin è stato pressoché ininterrottamente primo ministro della Repubblica russa o capo dello Stato dal 31 dicembre 1999 ai nostri giorni: quasi venti anni durante i quali hanno convissuto nella società russa almeno due generazioni composte da persone nel fiore degli anni” osserva. Governare uomini e donne di una generazione a cui Putin appartiene, sottolinea Romano, “non è stato difficile. I suoi coetanei avevano ancora, nel loro sistema mentale, i geni della obbedienza”. Il rischio per Putin e per la Russia è che le nuove generazioni abbiano un altro concetto di ordine, diverso da quelli dei loro genitori: “Quando gli viene rimproverato l’eccessivo rigore della polizia durante le pubbliche manifestazioni, risponde, come ha fatto recentemente parlando con il presidente francese, che la Russia, grazie al suo concetto dell’ordine, non ha il problema dei gilet gialli. È vero. Ma i metodi che applica alle sue folle giovanili potrebbero scontrarsi con una protesta molto simile a quella di Hong Kong” sottolinea Sergio Romano.

Va anche riconosciuto che il governo russo sta provando ad affrontare i temi cari ai manifestanti, anche se non sembra disposto a scendere a compromessi politici. “Il movimento di protesta – sottolinea l’analista Andrew Korybko – è guidato da critiche obiettivamente valide dei suoi sostenitori sullo stato delle cose nel Paese, in particolare l’eccessiva corruzione e la cattiva performance dell’economia”. Tuttavia, sottolinea Korybko, “si dovrebbe anche riconoscere che il governo russo si sta impegnando molto per sradicare la corruzione, diversificare l’economia e garantire un migliore ‘contratto sociale’ tra cittadini e stato, ma naturalmente ci vorrà del tempo affinché queste politiche possano avere effetto”.

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