Gli scenari geopolitici nel Medio Oriente sono destinati a mutare molto velocemente. Protagonista di una vera e propria svolta è l’Egitto del presidente al-Sisi, che si sta riposizionando all’interno di un mosaico sempre più complesso. Tutti i segnali degli ultimi mesi fanno supporre un allontanamento del Paese dall’Arabia Saudita, fino a pochi mesi fa partner strategico fondamentale, che aveva ampiamente supportato l’ascesa dello stesso generale nel 2013 a scapito della Fratellanza Musulmana, sostenuta dal Qatar.La svolta dell’EgittoIn un’analisi pubblicata su Strategic Culture Foundation, Peter Korzun analizza le tappe salienti del riposizionamento dell’Egitto: “La politica estera di Il Cairo compie una nuova svolta – scrive Korzun – Recentemente l’Egitto ha annunciato che riceverà un milione di barili di petrolio al giorno dall’Iraq. L’Arabia Saudita aveva informato il governo de Il Cairo che l’invio di prodotti petroliferi attesi, come sancito dai precedenti accordi 23 miliardi, veniva sospeso a tempo indeterminato”.L’Egitto prenderà il petrolio dall’IraqGrazie al nuovo accordo con l’Iraq, Abd al-Fattah al-Sisi non dovrà più sottostare ai ricatti di Riyad: “D’ora in poi – rileva Korzun – l’Egitto avrà il petrolio di cui ha bisogno a un costo inferiore di quello saudita. Il Presidente egiziano al-Sisi ha respinto gli sforzi dei sauditi di rovesciare il regime di Bashar al-Assad in Siria. Inoltre, Il Cairo ha aperto i canali diplomatici con l’Hezbollah libanese, che combatte al fianco del Presidente Assad in Siria contro i gruppi ribelli supportati da Riyad. L’Iraq fornirà all’Egitto 1 milione di barili di petrolio ogni mese. L’accordo prevede l’estensione di un oleodotto dall’Iraq all’Egitto attraverso la Giordania. A dicembre, il ministro del petrolio iracheno, Ali al-Luyabi, ha incontrato i capi delle grandi compagnie petrolifere e gasifere di Cairo, invitandoli a contribuire allo sviluppo industriale del suo Paese”.L’alleanza tra Egitto e Arabia SauditaIl maresciallo Abd al-Fattah al-Sisi è stato direttore dei servizi segreti militari sotto il presidente Mubarak e poi ministro della Difesa sotto il presidente Morsi. L’Arabia Saudita temeva l’affermarsi dello strapotere della Fratellanza Musulmana (supportata dai “rivali” del Qatar) e per questo motivo aiutò il generale a conquistare il potere in Egitto – dopo che più di 30 milioni di egiziani scesero in piazza contro Morsi – e a supportarlo, una volta diventato presidente, con con piano di sviluppo per rilanciare l’economia del Paese. Per soddisfare i sauditi, il maresciallo al-Sisi ha mandato il suo esercito a partecipare alla guerra nello Yemen contro i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran. Recentemente, il Ministro della Difesa egiziano ha annunciato di aver esteso l’impegno militare in Yemen a fianco della coalizione a guida saudita. Da questo punto di vista, dunque, l’Egitto intende mantenere gli impegni presi.Lo scontro con Ryad sulla SiriaTra Egitto e Arabia Saudita le tensioni sono esplose dopo il voto all’Onu dello scorso ottobre sulla guerra in Siria: in quell’occasione la diplomazia egiziana ha votato a favore della risoluzione proposta dalla Russia insieme a Venezuela e Cina. È stato il primo segnale importante di una crisi diplomatica tra i due Paesi da quando il generale Abdel Fattah al-Sisi è capo del governo. Le reazioni da parte di Riyad non si erano fatte attendere, con il Ministro del Petrolio che ha immediatamente minacciato di sospendere gli aiuti all’Egitto.Le fibrillazioni sono aumentate ulteriormente quando la società saudita Aramco ha annunciato di aver sospeso le sue forniture di petrolio in Egitto, nonostante gli accordi pattuiti che prevedevano l’esportazione di 700 mila tonnellate di “oro nero” nel paese, ogni mese per i prossimi cinque anni. Da qui la decisione di al-Sisi di stringere un accordo con l’Iraq. I colloqui di pace ad Astana sul conflitto siriano hanno inoltre messo in evidenza l’allineamento dell’Egitto con Siria, Iraq, Algeria e Russia, certificando la crescita dell’influenza di Mosca nella regione.Il feeling con Donald TrumpIl presidente al-Sisi ha avuto, sin dal primo momento, un ottimo feeling con il neo-presidente statunitense Donald Trump. L’intenzione di entrambi è quella di cooperare per sconfiggere il terrorismo islamista nel Medio Oriente. I rapporti tra Il Cairo e l’amministrazione Obama erano pessimi e la vittoria del repubblicano è stata accolta con estremo favore sia dal governo, sia dai media egiziani. Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, in una conferenza stampa, ha confermato che Trump e al-Sisi hanno discusso “delle modalità per migliorare le relazioni bilaterali e sostenere la lotta dell’Egitto contro i terroristi”. Tra Mosca e Washington,  l’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi ha assunto un ruolo geopolitico centrale nell’intricato mosaico mediorientale.

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