Non si dovrà più parlare, nei prossimi anni, de Il Cairo come capitale dell’Egitto: la megalopoli africana, sede delle istituzioni governative ed amministrative egiziane, è destinata secondo le intenzioni ed i progetti avviati nel 2015 ad essere sì la città più grande del paese ma, al tempo stesso, a non essere più il luogo delle ‘stanze’ della politica. Il Cairo conta ad oggi quasi dieci milioni di abitanti, a cui si devono aggiungere almeno altri quindici milioni dell’area urbana: si tratta, di fatto, di un territorio congestionato e paralizzato in cui affluiscono ogni giorno milioni di persone e di famiglie, creando problemi di vivibilità e di traffico, oltre che di natura prettamente ambientale. E’ per questo motivo che nel 2015 il presidente Al Sisi ha presentato il progetto di una nuova capitale, una sorta di New Dehli in chiave egiziana: tra le dune del deserto, l’intenzione è quella di erigere un nuovo grande centro urbano in cui convogliare le sedi governative ed istituzionale, sgravando Il Cairo dal peso di essere il cuore politico dell’attuale Egitto.

Un progetto che parla cinese

All’inizio il progetto sembrava quasi velleitario: in periodi in cui l’Egitto soffre di gravi buchi nel budget, dove l’economia stenta a riprendersi dopo la ‘primavera araba’ che nel 2011 ha cacciato Mubarack e dove, soprattutto, le recenti tensioni sul fronte terroristico hanno arrecato importanti danni al settore turistico, sembrava impossibile per il paese fiondarsi nella titanica impresa di costruire una nuova metropoli nel deserto in grado di togliere lo scettro di capitale ad Il Cairo. Il progetto però è andato avanti: in particolare, nella nuova città si prevedono almeno cinque milioni di abitanti, all’interno dovrebbero esserci centinaia di moschee ed istituti scolastici, quartieri residenziali e zone più di lusso, oltre ovviamente alla cittadella politica in cui convogliare gli edifici governativi in modo da sgravare Il Cairo dalla pressione e dalla spinta demografico/urbanistica degli ultimi anni; il tutto a metà strada tra la futura ‘vecchia’ capitale ed il canale di Suez, con collegamento ferroviari previsti verso il centro de Il Cairo e verso l’aeroporto internazionale più grande del paese.

Nell’ottobre del 2017, è stato firmato il contratto per l’aggiudicazione dei lavori e l’apertura dei primi cantieri: la parte amministrativa della nuova capitale verrà costruita dalla China State Construction Engineering Corporation, colosso del gigante asiatico già impegnato in Africa nei lavori di numerose infrastrutture. I cinesi, in particolare, costruiranno alcuni edifici del governo e residenziali, oltre che il grattacielo che ad opere finite risulterà essere il più alto dell’intera Africa; un progetto avveniristico dunque, a cui manca ancora un dettaglio, ossia il nome: non è stato reso noto come verrà chiamata la nuova capitale, attualmente la località viene indicata con la dicitura ‘Progetto per la Nuova Capitale’; c’è chi ipotizza un possibile referendum per decretare il nome della città. Da Il Cairo intanto, fanno sapere che i primi ministeri potrebbero traslocare a partire dal 2020, per completare poi il processo entro e non oltre il 2022; l’Egitto quindi potrebbe ritrovarsi per capitale una metropoli nata ex novo tra le dune del deserto.

Le perplessità sul progetto

Se dal canto suo Al Sisi mostra i plastici della nuova capitale come un certo vanto, dall’altro lato però non mancano sia in Egitto che all’estero voci dissonanti e contrastanti; secondo il presidente egiziano, l’operazione in corso d’opera ad est de Il Cairo è degna di passare alla storia e potrebbe in futuro rappresentare il più importante progetto urbanistico degli ultimi anni in Africa. Il governo punta senza mezzi termini ad eliminare uffici e sedi governative dalla megalopoli, in modo da rendere più vivibile la sua città più rappresentativa; ma questo potrebbe anche non bastare: Il Cairo vive problemi che hanno radici in un arco temporale molto lungo, risiedenti in tematiche mai del tutto affrontate e di difficile risoluzione. Sono tanti i quartieri dove la densità della popolazione elevata rende difficile la vita ed il reperimento dei basilari servizi destinati alla persona, al pari di problemi riguardanti il trasporto, il traffico e l’inadeguatezza delle infrastrutture.

In parole povere, l’argomentazione principale utilizzata dagli oppositori al progetto sulla nuova capitale riguarda quella secondo cui il governo dovrebbe concentrarsi più sulla risoluzione dei vecchi problemi de Il Cairo, piuttosto che sulla costruzione di nuove città; ad avanzare questa prospettiva, è Amr Kotb: professore di urbanistica egiziano e tra i principali esperti della materia nel paese, Kotb ha invitato più volte il governo a destinare fondi e risorse al miglioramento delle condizioni de Il Cairo, invece che al trasferimento della capitale. Jon Argaman, urbanista di fama mondiale che insegna presso l’Università della Pennsylvania, mette in guardia sul progetto mostrando il fallimento di precedenti piani urbanistici proprio attorno Il Cairo: “Negli ultimi decenni attorno la capitale egiziana sono sorte otto nuove città – si legge in una sua recente intervista – Molte di queste oggi vengono definite città fantasma perché costruite con criteri troppo moderni e poco attenti alla realtà locale. Prima di avanzare con altre città, occorrerebbe mettere mano ai problemi infrastrutturali de Il Cairo”.

Ma intanto i lavori sono partiti, in tanti nella megalopoli egiziana hanno iniziato il conto alla rovescia per vedere gran parte del traffico e del flusso quotidiano di persone dirottato nella nuova capitale prossima a sorgere al posto della sabbia del deserto; l’Egitto, dopo il Myanmar che nel 2005 ha costruito la città di Naypyidaw, potrebbe essere il secondo paese del XXI secolo ad erigere una nuova capitale.

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