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Se si dovesse definire il Russiagate, per quanto ne sappiamo fino ad ora, dovremmo avere l’onestà di dire, come ha fatto Gian Micalessin su IlGiornale, che si tratta solamente di un caso mediatico, montato ad arte per screditare Donald Trump. Oppure, se vogliamo spingerci più in là, possiamo dire con i giornalisti della Cnn che il Russiagate è una “cazzata”.

Già perché fino ad ora la pistola fumante non c’è stata. Nemmeno le mail diffuse ieri dal figlio del tycoon sono una prova definitiva. Molto rumore per nulla, insomma. Anche perché la stessa Hillary Clinton chiese aiuto all’Ucraina per avere informazioni compromettenti su Donald Trump. Perché il tycoon non avrebbe dovuto farlo? Quello che proprio non va giù allo Stato profondo (intelligence, dipartimento di Stato e Pentagono) è che l’attuale presidente americano abbia chiesto aiuto, almeno questa è l’accusa, a una nazione “ostile”: la Russia. 

Come scrive Limes, che infatti afferma che le mail diffuse da ieri da DonaldJr. “non inchiodano Trump”, l’unico obiettivo delle notizie pubblicate in questi giorni è quello di “tenere a bada l’attuale presidente: eccessive aperture ai russi o eccessive chiusure alle indicazioni degli apparati potrebbero costargli caro”. Donald Trump Jr, prima di incontrare i rappresentanti di Mosca, ricevette un’email di un cittadino britannico ed ex giornalista di tabloid che lo informava del fatto che le notizie riguardanti la candidata democratica “erano parte di un piano di Mosca per aiutare il candidato repubblicano a vincere le presidenziali”.

Come ha scritto Gian Micalessin su IlGiornale, “il Russiagate dopo mesi di campagne di stampa e d’indagini condotte dall’Fbi e dalle altre agenzie d’intelligence resta una faccenda priva di riscontri concreti. O, meglio, un’ipotesi investigava tutta da dimostrare e da provare”.

Le email diffuse da Donald Trump Jr. possono sì inguaiare il tycoon, ma di certo, almeno per il momento, non lo inchiodano.

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