La pandemia di coronavirus potrebbe uccidere fino a 3 milioni e mezzo di iraniani qualora le misure di quarantena e distanziamento sociale non vengano seguite efficacemente nel Paese islamico. Questa stima è stata diffusa da uno studio scientifico della prestigiosa Sharif University of Technology, che ha sede a Teheran e che ha prospettato tre scenari circa la possibile evoluzione dell’epidemia nello Stato. Gli scenari cercano di predire la diffusione del Covid-19 in base al comportamento adottato dai cittadini: qualora l’ottanta per cento di questi ultimi segua le misure di quarantena il virus potrebbe provocare circa dodicimila vittime, qualora sia il 50% dei cittadini ad isolarsi le vittime potrebbero invece essere 110mila mentre nello scenario peggiore, in cui la popolazione non si adegua alle misure, le vittime potrebbero essere tre milioni e mezzo ed il picco di casi di Covid-19 non verrebbe raggiunto prima degli ultimi giorni di maggio.

Una situazione difficile

L’Iran è stato duramente colpito dalla pandemia in corso ed il numero di casi rilevati, poco più di 19600 e di morti, circa 1430, è molto elevato. In molti hanno accusato le autorità del Paese di non aver agito in maniera adeguata nelle prime fasi dell’epidemia e di aver contribuito al suo mancato contenimento. Teheran avrebbe inizialmente sminuito la portata della diffusione del virus e la gravità della situazione per poi agire quando ormai era tardi. Il capo di Stato Hassan Rouhani ha smentito le voci critiche affermando che l’esecutivo ha affrontato la crisi sanitaria in maniera diretta e che la popolazione del Paese è stata informata in maniera onesta. I luoghi sacri sono però stati chiusi dal governo dopo settimane di tentennamenti mentre ancora pochi giorni fa i mercati alimentari di Teheran erano particolarmente affollati e le autostrade del Paese erano affollate dal traffico veicolare di chi si sposta tra una città e l’altra.

La situazione, peraltro, potrebbe essere ancora più grave di quanto non appaia: i media occidentali hanno mostrato un certo scetticismo sull’affidabilità dei dati diffusi dal governo iraniano. Secondo una ricerca diffusa da sei epidemiologi canadesi i casi totali di Covid-19 nel Paese, in data 25 febbraio, sarebbero ammontati a 18.300 e data la velocità con cui il morbo si diffonde non è difficile immaginare come questo numero, qualora le conclusioni dei medici siano corrette, possa essersi moltiplicato in breve tempo. 

Le ricadute sul governo

La stabilità dell’Iran sembra sempre più a rischio ed a questo punto non è da escludere che la gestione del Covid-19 possa facilitare la riemersione, quando l’emergenza sarà superata, di un movimento di contestazione popolare particolarmente radicato. Il Paese deve anche affrontare il peso delle sanzioni americane che ne hanno minato l’esportazione petrolifera ed hanno provocato danni significativi all’economia nazionale.

L’Amministrazione Trump, malgrado l’epidemia di coronavirus, ha recentemente aggiunto ulteriori misure sanzionatorie e si augura, più in generale, di annichilire il potenziale nucleare e missilistico dello Stato. La precarietà di Teheran, qualora la situazione peggiorasse ulteriormente, potrebbe trasformarsi in un crollo rovinoso e di così gravi proporzioni da poter generare una crisi umanitaria senza precedenti. Non è detto, infine, che di fronte a massicce proteste popolari l’esecutivo del Paese non decida di usare la forza e di fomentare ulteriori violenze e destabilizzazioni. Un eventuale terremoto politico a Teheran porterebbe ad un più generale riassestamento degli equilibri regionali ed andrebbe a tutto vantaggio di Arabia Saudita e Stati Uniti che, di certo, auspicano uno sviluppo di questo genere.

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