Politica /

Recentemente c’è stato l’aspettato avvicendamento allo Stato Maggiore della Difesa con l’arrivo del generale di squadra aerea Enzo Vecciarelli in sostituzione del generale dell’esercito Claudio Graziano.

Il 5 novembre è avvenuta la cerimonia ufficiale del passaggio di consegne, che fa seguito alla nomina dello scorso 25 ottobre, presso l’aeroporto militare di Ciampino sede del 31esimo stormo.

In quell’occasione il generale Vecciarelli ha dichiarato “intendo continuare ad investire sull’elemento umano facendo leva, innanzitutto, sulla forza delle idee, sulla spinta di innovazione che viene dal basso. Dobbiamo saper cogliere il nuovo senza timori, avere il coraggio di stigmatizzare vecchi preconcetti ideologici ma anche allontanare abitudini obsolete e sclerotici status-quo” aggiungendo anche “ponendomi idealmente di fronte ad ognuno dei miei uomini e donne e innanzi ad ogni cittadino italiano mi impegno a profondere ogni mia risorsa fisica, morale e intellettuale per assolvere i doveri costituzionali”.

Le parole di Vecciarelli

Fanno discutere invece le dichiarazioni del nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa rilasciate in occasione della presentazione del volume 1948-2018 i Carabinieri nell’anno della Costituzione realizzato dall’Arma e dall’Ansa

Vecciarelli, dopo il cappello introduttivo volto a ricordare che “la libertà, la democrazia, il vivere civile non sono gratis. Serve il lavoro, la fatica e anche il sangue” si è poi lasciato andare a dichiarazioni che hanno dato adito ad accese polemiche sui media.

Il generale avrebbe infatti sostenuto che “assistiamo al ritorno sulla scena di nazionalismi e il rafforzarsi di potenze nucleari” in un “mondo alla rovescia” rispetto a quello immaginato e costruito dall’Onu al termine della Seconda Guerra Mondiale pertanto “dobbiamo collaborare con tutti gli altri Paesi affinché le situazioni d’instabilità siano ridotte il più possibile. Noi non siamo schierati da una parte e dell’altra ma da quella di chi vuole sicurezza e stabilità. Non si tratta più di difendere i confini, come poteva essere una volta, oggi si tratta di difendere i flussi dei nostri cittadini, il potersi muovere in libertà, poter avviare attività industriali in molte parti del mondo”.

Parole che, di primo acchito, sembrerebbero essere uscite più dalla bocca dell’ex “presidenta” Laura Boldrini piuttosto che dalla massima carica delle nostre Forze Armate, che nascono, come da Costituzione, per difendere i confini e gli interessi nazionali.

Andare a guardare ad altre dichiarazioni, rilasciate quando era Csm Aeronautica nel 2016, aiuta meglio ad inquadrare le parole di Vecciarelli. 

strip_articolo_occhi

In occasione della chiusura del 50esimo stormo di Piacenza-S.Damiano – operante coi Tornado Ecr confluiti ora, come tutta la flotta, al 6° Stormo di Ghedi (Bs) – avvenuta a settembre del 2016, il generale non era stato molto tenero verso l’attuale situazione delle Forze Armate nel contesto di rinnovate tensioni internazionali.

Durante quella cerimonia, a cui chi scrive ha assistito in prima persona, Vecciarelli precisò che questo particolare momento storico non è affatto dei più felici, pertanto le Forze Armate risentono di questa situazione in cui le risorse adibite alla Difesa sono sempre meno. I tagli al bilancio giungono in un contesto internazionale non propriamente tranquillo, sottolineò il generale parlando di nuovi tipi di minacce sempre più agguerrite: un vero e proprio “momento ingrato”  per l’Aeronautica e le Forze Armate.

La questione dei confini

Sicuramente le parole di Vecciarelli sono state più che infelici: le Forze Armate devono difendere i confini della Nazione ed i suoi interessi ovunque essi risiedano. È un mandato vincolante e intrinseco, da “statuto” oseremmo dire. Lo Stato Maggiore non può prescinderne anche se non ci sono più le divisioni corazzate dell’Armata Rossa a minacciarci di invasione come ai tempi della Guerra Fredda, appunto perché le minacce, sebbene diverse, sono ancora presenti: dal terrorismo internazionale all’espansionismo di potenze emergenti come la Cina.  

Però è anche vero che il limes ha una doppia valenza: intrinseca, tangibile quando si tratta di quella linea che separa popolazioni, culture, Stati, e più fluida quando si tratta degli interessi del Paese.

Perché quando Vecciarelli parla di difesa dei “flussi di nostri cittadini”, di potersi muovere in libertà e soprattutto di “poter avviare attività industriali in molte parti del mondo” non sta parlando di un globalismo d’accatto, di azzeramento del valore della manodopera per azione del mercantilismo globale che ci vorrebbe tutti “migranti”, bensì della necessità della difesa dei nostri interessi commerciali – vitali per la nostra nazione povera di materie prime e votata ad una industria di trasformazione – che sono su scala globale né più né meno di quanto accade per altri Paesi, più o meno grandi, in Europa e nel mondo.

Riteniamo che Vecciarelli abbia ben presente la questione, spesso fraintesa, dell’importanza del ruolo che l’Italia debba avere in seno al “Mediterraneo allargato”, ovvero quell’area che va dall’Oceano Atlantico sino al Mare Arabico passando per il Mare del Nord, il Mar Rosso ed il Golfo Persico, con possibilità di espandere il proprio raggio di interesse ben oltre: sino all’Oceano Indiano e lo Stretto della Malacca.

La rete di contatti commerciali che servono per la crescita dell’Italia va pertanto difesa e non solo con la diplomazia che ormai è orientata definitivamente verso un atteggiamento win-win. Le Forze armate hanno il dovere di essere presenti là ove ci siano dei rischi per l’integrità di questa rete, ed in questo senso si spiegano le missioni antipirateria come quella attualmente in atto nelle acque del Corno d’Africa: le linee di navigazione, essendo vitali per l’Italia, vanno protette.

Un compito sicuramente gravoso data la continua politica di tagli al bilancio della Difesa ben ribadita anche da questo governo.

 Vecciarelli uomo del Pd?

Al di là della carriera del generale, che è passata da comandi di notevole importanza come quello di direttore del IV Reparto Coordinamento dei Programmi d’Armamento presso il Segretariato Generale della Difesa oppure di rappresentante nazionale presso i più importanti organismi europei quali l’Eda (European Defence Agency), l’Occar (Organizzazione Congiunta per la Cooperazione in Materia di Armamenti), Vecciarelli sembra essere legato al Partito democratico.

Come riportato da Adriano Scianca su La Verità il generale sarebbe un “fedelissimo” dell’ex ministro Pinotti e avrebbe ottimi rapporti anche con Marco Minniti.

Nella sua nomina a Csm Difesa avrebbe anche avuto uno sponsor d’eccezione rappresentato dal presidente della Repubblica Mattarella che è anche stato ministro della Difesa tra il 1999 ed il 2001 (governi D’Alema e Amato).

Del resto come sempre accade per certi ruoli, le nomine sono sempre legate a doppio filo con la politica, ma il fatto che l’attuale ministro Trenta abbia confermato quello che sembra a tutti gli effetti essere un uomo del Partito democratico lascia trapelare una certa ingenuità dei pentastellati. Ingenuità però che, visto il pensiero di Vecciarelli in merito alla politica di tagli al bilancio, potrebbe essere controproducente per il governo ma non per lo strumento Difesa italiano. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.