Le truppe degli Stati Uniti sbarcheranno in Amazzonia. Per la prima volta nella storia del Brasile, le truppe americane giungeranno sul territorio della foresta amazzonica per un’inedita e importantissima esercitazione militare insieme con altri Paesi dell’America Latina, in particolare il Perù, la Colombia e, appunto, l’esercito brasiliano.Le manovre militari avranno luogo nella seconda settimana di novembre di quest’anno, e lo scenario sarà Tabatinga, città brasiliana situata sulla riva sinistra del fiume Solimões. La scelta del luogo non è casuale, perché la città si trova esattamente al confine di tutti e tre gli Stati sudamericani impegnati nelle operazioni. Tabatinga è, infatti, il punto d’incontro fra Colombia, Perù e Brasile. Le grandi manovre, secondo fonti della Nato, saranno simili a quelle avvenute in Ungheria nel 2015, e serviranno ad aumentare il livello di cooperazione logistica fra gli Stati sudamericani che parteciperanno all’esercitazione, coadiuvati dall’esercito americano.Il generale brasiliano, Guilherme Cals Theophilo, ha parlato di questa esercitazione come di un modo per far comprendere a tutti i partecipanti le difficoltà che ha l’esercito del Brasile nel controllo dell’Amazzonia. La foresta amazzonica è, infatti, un pallino ormai costante del governo Temer, impegnato ormai da mesi nel cercare ogni metodo per far sì che l’enorme area pluviale del Brasile sia controllabile e, quindi, sfruttabile a livello economico e strategico.Nonostante l’entusiasmo di parte dello Stato Maggiore dell’Esercito brasiliano, molti analisti, sia militari sia civili, non considerano positivo quest’ingresso nel territorio amazzonico delle truppe straniere, in particolare di quelle statunitensi. Il giornale brasiliano Zero Hora ha addirittura segnalato come quest’apertura possa essere considerata una sorta di tradimento, perché si mostrerebbe allo straniero la capacità di manovra dell’esercito brasiliano in Amazzonia, quando questa dovrebbe essere tenuta segreta proprio perché considerata un vantaggio in caso di guerra. Il Brasile, secondo quest’analisi, sarebbe l’unico Paese ad avere il pieno controllo sulle modalità di movimento delle truppe terresti sul territorio e non sarebbe corretto darne sfoggio a Paesi che, potenzialmente, potrebbero essere dei nemici.Alle stesse conclusioni è giunto Nelson Düring, direttore della pagina di analisi militare Defesnet, che ha suggerito alle alte cariche militari brasiliane di evitare questo tipo di esercitazioni, dal momento che il Brasile ha, a livello strategico, un solo grande vantaggio, e cioè quello di sapere meglio di tutti, specialmente degli Stati Uniti, come mettere in atto operazioni militari dentro la più grande e impervia foresta del mondo. Un vantaggio che sta lentamente diminuendo, poiché il centro di ricerca e studio sulla guerra in Amazzonia è ormai da anni meta di militari nordamericani, europei ed anche cinesi.L’intervento americano nella foresta dell’Amazzonia impone una serie di riflessioni sul ruolo americano in Amazzonia ed in particolare l’asse che potrebbe crearsi con il Brasile. Certamente, la vicinanza di visioni politiche tra Donald Trump e Temer aiuta, e non poco. Il Brasile era, fino a qualche anno fa, un avversario politico degli Stati Uniti che per anni hanno osservato il Brasile sfuggirgli di mano con i governi di matrice socialista. Ora, l’avvento di un leader come Temer, che è stato per anni vicino all’intelligence americana, come ha ampiamente documentato Wikileaks con i suoi cablogrammi, è chiaro che apre le porte a un profondo cambiamento di alleanze all’interno dell’America Latina. Un presidente che è stato informatore degli Stati Uniti ai tempi della presidenza Roussef non potrà certamente mettersi contro il volere della Casa Bianca.Inoltre, non va sottovalutato il ruolo di questa esercitazione per comprendere quanto gli Stati Uniti e i suoi alleati sudamericani siano interessati all’evoluzione della situazione del Venezuela. Caracas è ormai, effettivamente, l’unico grande paese sudamericano a rappresentare un ostacolo all’espansione dell’influenza di Washington su tutto il continente americano. La crisi umanitaria e politica del governo Maduro stanno portando il Venezuela in un abisso in cui, sicuramente, l’unica via d’uscita per gli Stati Uniti è quella di portare le opposizioni al potere. Un’esercitazione militare in Amazzonia può, in questo senso, anticipare i tempi di un possibile intervento di truppe sudamericane o anche nordamericane in uno scenario di crisi umanitaria quale quello che potrebbe diventare il Venezuela nei prossimi mesi. Per il Pentagono diventa dunque fondamentale riuscire ad avere al più presto un know-how adeguato su come intervenire in un teatro di crisi come quello della foresta amazzonica. In ballo non c’è solo la possibilità di un conflitto nella giunga sudamericana, ma soprattutto il lancio di un messaggio rivolto a tutti gli attori dell’America Latina: gli Stati Uniti stanno tornando.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.