Come preannunciato dall’ultimo round degli accordi di Astana, si stringe la morsa su Idlib, roccaforte dei combattenti jihadisti di Hayat al-Tahrir al-Sham, una branca di Al Qaida in Siria. Secondo quanto annunciato ieri in mattinata dal presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, le forze di Ankara hanno iniziato in queste ore un’operazione congiunta con i ribelli filoturchi nella provincia per iniziare la liberazione della città. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, parlando ai giornalisti, ha dichiarato che l’intento della Turchia è quello di svolgere un’azione preventiva. “La questione a Idlib è che noi siamo arrivati ad un accordo ad Astana perché vogliamo prevenire un conflitto in quelle aree di de-escalation”, ha detto Cavusoglu, aggiungendo che bisogna “rilanciare il processo di Ginevra”, cioè i negoziati tra forze interne alla Siria, patrocinati dall’Onu e in cui i turchi sperano di essere leader in quanto forti di una grossa fetta di ribelli jihadisti legati al supporto militare e finanziario di Ankara, oltre che certi dell’appoggio politico nella Siria postbellica.

Non è certo il numero di uomini impegnati sul fronte di Idlib. Come riportato da Giordano Stabile per La Stampa, gli attivisti siriani sono concordi nel ritenere che il grosso dei movimenti delle forze di liberazione riguarda i ribelli filo-turchi della brigata al-Hamza. Mentre la Turchia, almeno per adesso, sarebbe pronta a partecipare soltanto attraverso le forze speciali. La liberazione di Idlib non sarà facile. Al Nusra, o Hayat al-Tahrir al-Sham adesso, può contare su almeno 9mila uomini asserragliati in città. Sono 9mila uomini ben addestrati, che conoscono perfettamente il territorio e le tattiche di guerra. Negli anni hanno strappato la città ai ribelli filo-turchi che erano già sostenuti da Ankara, e sono riusciti a crearsi un feudo anche in opposizione allo Stato islamico senza subire sconfitte. La preparazione della battaglia finale per Idlib è stata molto lunga, tanto che il governo di Recep Erdogan pare abbia chiesto garanzie sia sul fronte strategico-militare, sia sul fronte politico. Queste garanzie si sostanziano nel controllo di una linea di confine lunga 130 chilometri e, in generale, nella possibilità di inviare un quantitativo di uomini e mezzi utile alla presa della città con il placet degli altri Paesi coinvolti negli accordi di Astana, e cioè Russia, Iran e Siria.

Idlib rappresenta un passaggio strategico fondamentale per la guerra in Siria. Trovandosi non lontana dal confine con la Turchia, per Erdogan rappresenta una provincia imprescindibile per mantenere il controllo sull’area del Paese più prossima ai propri confini, ottenere una garanzia sul futuro della Siria ma, soprattutto, per stringere il nodo introno ai curdi. Poco più a nord, ad Afrin, c’è un bastione curdo che per Erdogan rappresenta l’obiettivo principale della sua campagna di Siria. Con le operazioni ad est, verso il confine iracheno, e ad ovest, cioè ad Idlib, l’esercito turco sta circondando le milizie curde e, soprattutto, minando il più possibile il loro desiderio di unire le forze in tutto il nord della Siria, che minaccerebbe il confine meridionale turco unendosi pericolosamente con le truppe del Pkk.

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Secondo quanto confermato dal premier turco Yildirim, le operazioni turche e dei ribelli filo-turchi di Idlib, si stanno svolgendo in collaborazione con la Russia. Questa collaborazione, che ormai è evidente da mesi nel conflitto siriano, è stata resa chiara nelle ultime ore dalle stesse operazioni militari dell’aeronautica di Mosca che, proprio cinque giorni fa, ha bombardato pesantemente la provincia di Idlib ferendo gravemente il leader jihadista Al-Joulani. La Russia – e in definitiva la Siria – non ha rinunciato a Idlib, né ha intenzione di cedere il controllo alla Turchia. Ma Putin e Assad sanno perfettamente che in quell’area devono fare i conti con le mire di Erdogan, e arrivati a questo punto della guerra, non si può più cercare di vincere senza il supporto di un attore così fondamentale come è diventato Ankara. Proprio per questo motivo, da quello che si è evinto dall’ultimo round di Astana, l’esercito regolare siriano, supportato dagli alleati russi e iraniani, libererà e manterrà il controllo della regione di Idlib nella parte più vicina ad Aleppo, mentre la Turchia e i ribelli filo-turchi avranno il controllo del capoluogo e della parte in prossimità del confine turco. Una scelta necessaria per mantenere i turchi dalla propria parte, soprattutto ora che la guerra al Califfato volge al termine. La Turchia è un alleato scomodo, ma strapparlo al Pentagono grazie ai curdi, può risultare fondamentale per il futuro, non solo della Siria ma di tutto il Medio Oriente.

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