A pochi giorni dall’attesissima data del 12 maggio, quando sarà il presidente Usa Donald Trump a pronunciarsi, l’Europa, per una volta compatta, si schiera in difesa dell’accordo sul nucleare iraniano siglato nel 2015 a Vienna. Come riporta la Reuters, Germania e Francia hanno promesso di sostenere l’accordo anche se gli Stati Uniti dovessero ritirarsi: accordo senza il quale, secondo il ministro degli esteri tedesco, “il mondo sarebbe meno sicuro”.

Il presidente Trump, infatti, ha minacciato a più riprese di ritirare Washington dall’accordo estendendo le sanzioni contro la Repubblica Islamica, a meno che i firmatari europei non risolvano le “criticità” individuate dal presidente americano. “Non pensiamo che ci sia alcun motivo legittimo per ritirare questo accordo e continuiamo a sottoporre il caso ai nostri amici americani”, ha detto il ministro tedesco Maas durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo francese Jean-Yves Le Drian. Le Drian ha inoltre ribadito che Francia, Gran Bretagna e Germania manterranno l’accordo nucleare del 2015 con l’Iran, a prescindere dalla decisione degli Stati Uniti a fine settimana perché “è il modo migliore per evitare la proliferazione nucleare”.

Nel frattempo, il ministro degli esteri britannico Boris Johnson ha annunciato che apparirà in queste ore su Fox & Friends per cercare di convincere il presidente Donald Trump a non abbandonare l’accordo nucleare iraniano. A ciò si aggiungono le dichiarazioni della commissione europea divulgate da un portavoce: “L’Unione europea resta impegnata nella piena attuazione dell’accordo sul nucleare iraniano. L’accordo va mantenuto e funziona, anche l’Aiea ha confermato diverse volte che c’è un rispetto totale dell’intesa da parte dell’Ira”, ha spiegato il portavoce, smentendo le accuse del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

I paesi europei possono salvare l’accordo?

Dopo l’ultimatum di Trump, come rileva Lobelog, Usa e Ue hanno discusso quattro principali temi: il programma iraniano sui missili balistici, le sue politiche regionali, l’ispezione dei siti nucleari iraniani e le cosiddette clausole contenute nel Jcpoa, che fanno riferimento a restrizioni limitate nel tempo sulle capacità nucleari iraniane. Sono emerse alcune convergenze, in particolare sui primi tre punti. Ma l’E3 (Francia, Germania, regno Unito) insistono sul fatto che non cambieranno unilateralmente i termini dell’accordo, il che significa che – contrariamente alla richiesta della Casa Bianca – non accetteranno di sanzionare automaticamente l’Iran se quest’ultimo espandesse le sue attività nucleari in modo coerente con i termini dell’accordo. Dopo le accuse formulate dal presidente israeliano Benjmain Netanyahu, tuttavia, sempre davvero poco probabile che Trump ceda alle volontà dei partner europei. 

“All’Europa serve un Piano B”

Secondo l’International Crisis Group, l’amministrazione Trump ha infatti quattro opzioni: raggiungere un qualche tipo di accordo con l’Europa, rinunciando a nuove sanzioni; rinviare una decisione rinunciando nuovamente alle sanzioni per consentire ulteriori negoziati con l’E3; rifiutare di rinunciare alle sanzioni ma ritardarne l’imposizione, ancora una volta per consentire ulteriori negoziati; o ritirarsi dall’accordo, rifiutando di rinunciare alle sanzioni e iniziando a penalizzare coloro che le violano. La prima appare la meno probabile e serve dunque un Piano b. “Mentre l’E3 continua a discutere con gli Stati Uniti – scrive l’International Crisis Group – dovrebbe sviluppare un piano B da implementare”. In sostanza un nuovo accordo di emergenza presentato come “un pacchetto di cooperazione economica con componenti a breve e medio termine. Un ritiro unilaterale degli Stati Uniti causerebbe un duro colpo al Jcpoa. Le misure proattive dei paesi europei potrebbero garantire che non sia fatale”.

Rouhani avverte Trump: “Se vogliono indebolirci, ci opporremo” 

Nel frattempo, Teheran mette le mani avanti e avverte Trump: ”Se vogliono assicurarsi che non siamo in cerca di una bomba nucleare, abbiamo ripetuto più volte che non lo siamo e non lo saremo. Ma se vogliono indebolire l’Iran e limitare la sua influenza sia nella regione che a livello globale, l’Iran si opporrà fermamente “. Ad affermarlo è il presidente iraniano Hassan Rouhani. Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha anche avvertito che “la feroce reazione di Teheran a una violazione dell’accordo nucleare con le maggiori potenze non sarà piacevole per l’America”.

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