“La Russia rappresenta una minaccia di controspionaggio molto significativa”. A dirlo è il direttore dell’Fbi Christopher Wray rispondendo alle domande del Council on Foreign Relations sul rapporto del Procuratore speciale Robert Mueller. Wray ha parlato di un’ingerenza russa “radicata e sistematica” pur ribadendo che non c’è stato “alcun effetto materiale sulle infrastrutture elettorali” delle scorse elezioni di metà mandato.

“Riconosciamo che i nostri avversari continueranno ad adattare e migliorare la loro tattica”, ha detto Wray davanti agli alti funzionari dell’intelligence e della politica estera americana a Washington. “Quindi stiamo guardando molto al 2018 come una specie di prova generale per il grande spettacolo del 2020” ha spiegato il direttore dell’Fbi.

Per questo, ha riferito il capo dell’Fbi, il bureau ha spostato altri agenti e analisti per rafforzare la difesa contro le interferenze straniere. Davanti alla continua minaccia di Mosca, l’Fbi insieme alle agenzie di intelligence e al dipartimento della Sicurezza nazionale hanno reso permanenti le forze operative istituite per affrontare la minaccia russa per le elezioni di medio termine del 2018, hanno detto alti funzionari della sicurezza nazionale. Molti degli agenti lavoreranno alla task force contro le influenze straniere, composta da un gruppo di esperti di crimini informatici e controspionaggio, divenuta permanente dopo le elezioni di medio termine.

Wray: “Mosca è una minaccia 365 giorni l’anno”

Secondo il direttore dell’Fbi, tuttavia, gli sforzi russi per influenzare l’opinione pubblica americana non si limitano ai periodi delle elezioni. “Si tratta di una minaccia che dura 365 giorni l’anno” ha ribadito Wray. Secondo il capo del bureau l’ingerenza di Mosca consiste “nell’uso costante dei social media” e nella diffusione di “false notizie, account falsi” al fine di “metterci l’uno contro l’altro” e “seminare divisioni e discordia e minare la fede degli americani nella democrazia”.

Davanti al Council on Foreign Relations di Washington, il direttore dell’Fbi ha dichiarato che le società di social media “hanno compiuto enormi progressi” nell’individuare e chiudere gli account legati alla “propaganda russa”.

“Ma la più grande minaccia è la Cina”

Al Council on Foreign Relations si è discusso anche di quello che molti analisti statunitensi ritengono sia la più seria minaccia per Washington: la Cina. Come ha spiegato Christopher Wray, il bureau si sta “sempre più concentrando sulle minacce che provengono dalla Cina” soprattutto per quanto riguarda i tentativi di Pechino di “mettere le mani sulla tecnologia e sull’innovazioni americana”.

“Nessun Paese rappresenta una minaccia più seria della Cina” ha ribadito Wray, sottolineando che esistono indagini dell’Fbi che conducono direttamente a Pechino”. “Il comportamento della Cina va ben oltre la concorrenza leale del mercato”, ha affermato. “Questo è un comportamento che viola lo stato di diritto”. I commenti di Christopher Wray fanno eco a quelli fatti dal presidente Trump e dal Segretario di stato Mike Pompeo, i quali hanno entrambi dichiarato pubblicamente che contrastare la Cina è l’obiettivo principale della sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump.

“Il furto della proprietà intellettuale americana è un grande business per la Cina per un importo di centinaia di miliardi di dollari e il presidente Trump è determinato a respingerlo”, ha detto Pompeo in una recente intervista rilascia alla Cbs News.

Ma qualcosa non torna

C’è da dire però che nel suo intervento al Council on Foreign Relations di Washington, il direttore dell’Fbi Christoper Wray ha parlato superficialmente di “minaccia russa” in vista delle elezioni del 2020 senza però entrare troppo nel dettaglio delle presunte ingerenze di Mosca. Inoltre, esistono due studi approfonditi commissionati dallo stesso Senato degli Stati Uniti e realizzati dall’University of Oxford’s Computational Propaganda Research Project e da New Knowledge che sembra ridimensionare la portata della minaccia paventata dal bureau.

Con un’abbondanza di dati, grafici, tabelle e tabelle, insieme a un’estesa analisi qualitativa, gli autori esaminano le attività della Internet Research Agency (Ira), la società russa di “clickbait” incriminata dal consulente speciale Robert Mueller nel febbraio 2018.

Entrambi gli studi hanno rilevato che le attività dei social media dell’Agenzia russa di ricerca (Ira) hanno avuto un impatto trascurabile sulle elezioni del 2016 e che solo l’11% dei contenuti online dell’agenzia aveva qualcosa a che fare con la competizione elettorali. Inoltre, l’Ira ha speso importi del tutto irrilevanti di denaro in annunci sui social. Di cosa sta parlando, dunque, il direttore dell’Fbi? Viene da pensare che dietro vi siano motivazioni più “politiche” e vadano intese nel tradizionale antagonismo che gli apparati americani nutrono verso la Russia – quasi la Guerra Fredda non fosse mai finita.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.