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Il Libano sta per iniziare le prime trivellazioni offshore per scoprire se vi è presenza di gas e petrolio nei suoi mari, come previsto dalle ricerche scientifiche effettuate negli ultimi anni. Eni è tra le aziende che hanno scommesso sul paese. Ne parliamo con Wissam Chbat capo del Dipartimento Geofisica e Geologia della Lebanon Petroleum Administration (Lpa).  

All’inizio le grandi aziende petrolifere erano un po’ spaventate nell’investire in Libano. Cosa avete fatto per convincerle?

Sul piano delle regole e dell’ambiente economico, abbiamo fatto tutto il possibile per fare sentire le aziende che investono in Libano molto sicure. I rischi politici, economici, geopolitici e legali sono stati ridotti al minino. Rimangono solamente alcune incertezze tecniche o geologiche sulla quantità di gas o petrolio. Per quanto riguarda le regole legali e la trasparenza ci stiamo adeguando agli standard della Eiti Trasparency Initiative, a cui vogliamo aderire. Il Parlamento ha passato una legge sulla trasparenza che obbliga tutte le compagnie petrolifere che lavorano in Libano a rendere pubblici tutti i documenti, tranne quelli confidenziali. Questa legge va perfino oltre le regole minime per aderire alla Eiti. Lavoriamo poi su regole prevedibili senza alcuna area grigia. Da subito sono chiari i centri decisionali, le relazioni tra le aziende e il governo e il sistema legale. Lpa ha competenze sulle questioni tecniche, il ministro su altre e il Consiglio dei Ministri prende le decisioni più importanti. Inoltre tutto sarà monitorato dal parlamento e dalla società civile e tante associazioni non governative. Stiamo lavorando a tutto questo prima ancora di iniziare la produzione. Una situazione piuttosto rara. Stiamo anche creando una legislazione limpida che chiarisca a lungo termine la tassazione nel settore dell’estrazione del gas e del petrolio nei prossimi anni.

Quando inizierà la prima estrazione di gas in Libano?

Il 14 dicembre 2017 il consiglio dei Ministri ha approvato la concessione di due licenze di petrolio esclusive per l’esplorazione e la produzione nei blocchi 4 e 9 per il consorzio composto da Total S.A, Eni International Bv e Jsc Novatek. Quest’anno sono stati firmati gli Ape tra il ministro dell’Energia e dell’Acqua e il consorzio e adesso inizierà la fase di esplorazione in seguito alla presentazione e approvazione del piano di esplorazione per ciascun blocco. A loro volta, le attività di perforazione nei blocchi 4 e 9 inizieranno nel 2019 dopo che il consorzio ha finalizzato la logistica e gli studi necessari nel 2018. Se tutto andrà come pianificato e i risultati saranno positivi, nel 2025 sarà venduto il primo petrolio.  

Quanto è certo che ci sia del gas?

Prima di trivellare non si può parlare di dati certi, perché nonostante gli studi dicano che c’è, esiste sempre uno spazio per errori prima di trivellare. A oggi non si può dire quanto gas ci sia o di che qualità. Si può solo dire che i dati geologici dicono che dovrebbe esserci. La regione del Mediterraneo orientale ha prodotto alcune scoperte significative negli ultimi anni e si ritiene che abbia ancora enormi giacimenti di idrocarburi da scoprire. Il governo libanese ha quindi deciso di portare avanti degli studi per capire se, come nei paesi confinanti, anche in Libano fosse presente del gas e del petrolio. Lo Stato ha quindi promosso degli studi sull’intero offshore libanese. Utilizzando i dati disponibili si è compreso che la presenza di gas e petrolio è molto probabile, visto che le condizioni geologiche sono molto simili a quelle dei luoghi nei paesi confinanti in cui gli idrocarburi sono stati scoperti. Lo studio del quadro regionale e dell’interpretazione dei profili sismici, abbinato alla modellizzazione del sistema petrolifero, consente di suddividere l’offshore libanese in tre zone geologiche principali: Latakia Ridge, Deep Basin e Margin. Ogni zona è caratterizzata da specifiche caratteristiche strutturali e sedimentologiche. Tutto promette che il bilancio che le aziende faranno tra il potenziale guadagno e il rischio geopolitico sarà positivo.  

Quando si aprirà la procedura per mettere a gara i secondi lotti?

Alla fine dell’anno annunceremo i blocchi, per ora siamo nella fase del marketing. Da inizio anno ci sarà un tempo di tre mesi per le aziende per pre-qualificarsi, quelle che ci riusciranno dovranno formare delle joint venture composte da tre compagnie. Uno dei tre sarà l’operatore e dovrà avere più capacità tecniche. Dopo sei mesi in cui si faranno tutte le indagini del caso verrà presa la decisione. Per fortuna nella prima gara c’è stato un certo entusiasmo e tutto fin’ora è andato bene ed è stato fatto in tempo. Quindi questo dovrebbe far ben sperare per il secondo round. Durante il primo parteciparono tantissime aziende, ci furono 48 compagnie e tutto è stato fatto in modo estremamente trasparente. La gara è andata così bene che il contratto finale che è stato fatto con il vincitore non ha avuto alcun emendamento ed è stato pubblicato sul nostro sito il giorno dopo. Pochi governi nel mondo lo hanno fatto. Non c’è nessuna parte nascosta, come tanti paesi fanno. E soprattutto non c’è nessun premio di assegnazione, in pratica non è previsto che le aziende promettano di pagare soldi al governo in caso siano scelte. Perché questo invece che far scegliere chi tecnicamente e commercialmente è più forte nel mondo, avrebbe potuto portare a scegliere aziende meno buone, ma che promettevano bonus più alti, una tantum, in caso vincessero.

Il Libano non ha mai risolto i contenziosi con la Siria e Israele sui confini marittimi. Questa situazione potrebbe creare problemi?

Quando le compagnie petrolifere hanno calcolato rischi e benefici e hanno deciso di investire in Libano sapevano che alcuni lotti sono in zone in cui esistono contenziosi, per esempio con Israele. Una volta trivellato si scoprirà se le zone con più prospettive e più redditizie saranno vicine o lontane dal confine. Il Libano ha aderito alla Convenzione del Mare delle Nazioni Unite insieme a Cipro, mentre Israele e la Siria non lo hanno fatto. Comunque con Cipro e la Siria siamo in buoni rapporti. Con Israele no, ma gli Stati Uniti si sono offerti di darci una mano in caso di problemi con Israele. Noi comunque abbiamo disegnato il confine marittimo in mondo molto conservativo, proprio per evitare problemi. Inoltre, ci sono regole internazionali molto chiare su come dividere il gas o il petrolio estratto in caso sia proprio sul confine. La compagnia petrolifera che lo estrae può dividere il guadando in quote con il paese confinante o decidere delle quote giornaliere di estrazione di gas o petrolio con la compagnia che estrae nella nazione confinante. Oppure, si possono mettere in un fondo i guadagni fino a quando non si decidano le quote spettanti ai due paesi confinanti. Comunque in generale la presenza di grandi compagnie internazionali e l’aiuto americano dovrebbe stabilizzare eventuali tensioni.

Il paese conta sul gas e il petrolio per stabilizzare il debito?

Il Pil libanese è buono, ma bisogna incominciare a prendere meno soldi in prestito, anche attraverso l’implementazione di un sistema fiscale statale. Bisogna poi stimolare l’economia. Il gas certamente potrà aiutare. Di questo si sta anche occupando la Conferenza Internazionale dei Cedri per attrarre investimenti dall’estero. Certo il gas, se tutto viene confermato, darà più solidità e credibilità all’economica del paese, perché darà più liquidità e quindi costerà meno chiedere soldi in prestito.

Ci sono possibilità di scoprire petrolio in Libano?

Gli studi dicono che ci sono alte possibilità.

Perché solo ora si inizia a trivellare?

Negli anni Quaranta eravamo un centro nevralgico per smistare il petrolio saudita, poi la situazione politica della regione, la nascita di Israele e le tante guerre hanno fermato tutto. Tra gli anni sessanta e settanta c’erano stati dei tentativi di ricerca di possibili giacimenti di petrolio e gas in mare, ma con la tecnologia dell’epoca non si trovò nulla. Poi scoppiò la guerra civile, quando finì, si ricominciò a fare dei nuovi studi nel mare libanese e nel 2004 si è capito che c’erano buone possibilità di trovare gas e petrolio. Poi però c’è stata la guerra con Israele e si è perso altro tempo. Il processo vero è ripartito con la legge sul settore del 2010. Ora però abbiamo recuperato il tempo perduto e tutto sta andando benissimo. Noi abbiamo puntato tutto su un sistema legale chiaro e trasparente per evitare quello che è accaduto in alcuni paesi in cui c’era tantissimo entusiasmo e poi pian piano, per colpa del fatto che il sistema legale e politico era farraginoso, le compagnie petrolifere sono scappate.

Nascerà anche un’industria legata al gas e al petrolio?

Abbiamo moltissimo bisogno di gas per l’energia elettrica. Non ci sono gasdotti funzionanti, la Siria ha interrotto i rifornimenti per colpa del conflitto. Inoltre, attualmente l’energia in Libano costa tantissimo alle imprese, offrirla a un costo minore renderà le aziende più competitive. Anche per il governo costerà di meno. Inoltre, si potrà distribuire il gas nelle case. Mentre, attualmente c’è un dibattito sulla possibilità di creare industrie petrolchimiche. Da una parte ci si chiede se servano davvero o se inquinerebbero troppo e danneggerebbero il turismo o altri settori. Il Libano potrebbe puntare su industrie più tecnologiche. D’altra parte però, se il petrolio o il gas finissero in futuro, le industrie petrolchimiche rimarrebbero e potrebbero importare il petrolio dall’estero.

La Marina verrà rinforzata per rendere sicuri i siti offshore?

Stiamo lavorando anche con la Marina e la Guardia Costiera non solamente per rendere sicure le piattaforme, ma anche in caso di incidenti o recuperare gente in mare.

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