Quando si è parlato di Siria, è stato Recep Tayyip Erdogan a volare a Sochi e ad incontrare Vladimir Putin. Adesso tra i due dovrebbe tenersi, probabilmente già il prossimo 8 gennaio, l’incontro in cui si parlerà di Libia. E sarà il presidente russo a volare ad Istanbul, dove incontrerà la sua controparte turca. Prima ancora della conferenza di Berlino e prima ancora di altre mosse da parte di altri attori, il vero incontro più atteso sul dossier libico è proprio quello tra Putin ed Erdogan. E c’è chi già ipotizza uno scenario molto simile all’incontro di Sochi, dove Russia e Turchia hanno trovato l’accordo sui nuovi equilibri tra le varie forze impegnate in Siria.

Perché l’incontro è molto atteso

Per la verità, così come specificato dal Cremlino tramite una nota, il vertice tra Putin ed Erdogan nella metropoli turca avrà come primo punto all’ordine del giorno il lancio definitivo del gasdotto Turkish Stream. Non certo un argomento secondario, visto che si tratta di una delle architravi della politica energetica russa. La sezione turca dell’opera, in grado di far arrivare il gas russo in Europa senza passare dall’Ucraina, dovrebbe essere completata proprio entro l’8 gennaio. Ma dopo la possibile cerimonia di inaugurazione, Putin ed Erdogan a cena avrebbero la ghiotta occasione di parlare di Libia. E, soprattutto, degli ultimi sviluppi su un campo di battaglia, quale quello libico, in cui Russia e Turchia sono apparse sempre più le assolute protagoniste.

Ankara e Mosca attualmente sono su due opposte barricate. Erdogan è diventato il più stretto alleato di Al Sarraj, a cui ha inviato armi e rifornimenti e con il quale ha concluso un memorandum che potrebbe cambiare cambiare le mappe del Mediterraneo orientale grazie alla determinazione delle nuove Zee. Non solo: la Turchia, su richiesta di Tripoli, è pronta ad inviare sul campo almeno 5.000 soldati. Putin invece è principale sponsor del generale Haftar. Uomini russi sono già sul campo, almeno 200 contractors della Wagner, l’agenzia del “cuoco di PutinYevgeny Prigozhin, sono arrivati in Libia negli scorsi mesi per dar manforte al Libyan National Army. Due fronti diversi dunque, ma una convergenza su molti altri settori che in Siria ha già portato alla mediazione di un accordo tra Mosca ed Ankara. Da qui il massimo interesse su cosa i due potrebbero stabilire il prossimo 8 gennaio.

Le differenze tra il dossier siriano e quello libico

La domanda sorge dunque spontanea: possibile che l’incontro sulla Libia tra Putin ed Erdogan abbia lo stesso valore di quello avuto tra i due sulla Siria? In poche parole, Russia e Turchia sono destinate ad essere le uniche attrici protagoniste? A prima vista, potrebbe sembrare quasi che questa similitudine tra il caso siriano ed il caso libico sia appropriata. Mosca ed Ankara sia in Siria che in Libia rappresentano gli unici governo che intervengono politicamente e militarmente nei due rispettivi contesti. Questo a fronte di un progressivo disimpegno degli Stati Uniti e di una sempre più crescente marginalizzazione del ruolo europeo. Lecito quindi pensare che soltanto da Putin ed Erdogan possa arrivare una soluzione. Del resto se nel nord della Siria il governo di Assad ha potuto riprendere in mano alcuni territori e l’offensiva turca si è potuta ridimensionare, lo si è dovuto al sopra citato incontro tra i due presidenti tenuto a Sochi.

Ma le similitudini tra Siria e Libia finiscono qui. Lo scenario libico è ancora più complesso di quello siriano. In primo luogo perché Erdogan, tramontata l’idea di far crollare Assad spingendo verso Damasco migliaia di miliziani islamisti, non ha interesse ad avere in Siria un governo a sé fedele. L’unica vera preoccupazione turca in questo caso è non avere i curdi lungo i propri confini meridionali. Dal canto suo invece, la Russia ha appoggiato il governo di Assad e sta aiutando Damasco a riprendere in mano l’intero territorio. Ma nella capitale siriana, per l’appunto, Putin nel 2015 (quando è sceso ufficialmente in campo) un governo organizzato lo ha trovato e, contestualmente, sostenuto.

In Libia invece, non c’è un governo che abbia un vero e proprio esercito alle spalle, non c’è una forma di Stato organizzata ed il paese è diviso in decine di tribù e fazioni difficili da tenere unite. Il dualismo Al Sarraj – Haftar è solo un’approssimazione di quella che è invece la realtà attuale del conflitto. Russia e Turchia indubbiamente hanno tutti i mezzi (e tutta la volontà) per recitare un ruolo da protagoniste. Ma per farlo, devono tenere conto di situazioni del tutto diverse dal contesto siriano e di peculiarità insite unicamente nel contesto libiche. Inoltre, né Mosca e né Ankara, a differenza che in Siria, possono contare un un proprio “know how” che attualmente è appannaggio dei paesi europei, a partire dall’Italia.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.