Per adesso tra Libia e Stati Uniti vi è un intenso movimento politico e diplomatico, che parte sia da Tripoli che da Bengasi. Come già detto nei giorni scorsi, sia il governo di Al Sarraj che le istituzioni al fianco di Haftar nella Cirenaica, “corteggiano” gli Usa e provano ad influenzare le scelte di congresso ed amministrazione statunitense sul futuro del Paese nordafricano.

L’ultima notizia in ordine di tempo che lega il destino della Libia alle mosse politiche negli Usa, riguarda una lettera che un gruppo di parlamentari di Washington invia ai vertici dell’Fbi: toni e contenuti inseriti nella missiva appaiono molto duri nei confronti di Haftar.

“processate haftar in quanto cittadino americano”

Il generale, dopo essere scappato dalla Libia a seguito della sconfitta maturata durante la guerra in Ciad e dopo essere entrato in contrasto con Gheddafi, vive per più di vent’anni negli Stati Uniti e ne acquisisce la cittadinanza. Un dettaglio a volte trascurato quando si parla del conflitto in corso nel Paese africano, che non sfugge però a cinque deputati democratici e due repubblicani i quali inviano la lettera, come detto, all’Fbi ed al dipartimento di giustizia: “Un cittadino americano – si legge nel testo, così come riporta AgenziaNova – Sta minando direttamente la politica degli Stati Uniti in Libia, incluso il sostegno degli Stati Uniti a un processo di mediazione guidato dalle Nazioni Unite e al governo riconosciuto internazionalmente della Libia”.

Ma non solo, i deputati in questione vanno oltre ed accusano il generale di gravi crimini: “Le forze di Haftar sono accusate di aver commesso crimini di guerra e inflitto sofferenza e crudeltà inutili durante le operazioni militari”. Dunque, si chiede alle autorità federali di aprire un fascicolo contro l’uomo forte della Cirenaica. Si tratta della prima mossa ufficiale proveniente da apparati politici statunitensi volta a difendere esplicitamente Al Sarraj da quando, a partire dallo scorso 4 aprile, Haftar lancia la campagna su Tripoli.

Nei giorni scorsi si è parlato, tra le altre cose, di un’intensa attività di lobbying posta in essere dall’esecutivo stanziato nella capitale libica per attirare dalla propria parte gli Usa. In particolare, il governo di Al Sarraj avrebbe stanziato circa due milioni di Euro per far curare la propria immagine ed i propri rapporti politici al di là dell’oceano a due società impegnate in questo settore. Non è da escludere che l’iniziativa dei sette deputati sia anche figlia di questa strategia.

ma la casa bianca non è dello stesso avviso

Una posizione, quella dei parlamentari firmatari della missiva, che però appare radicalmente opposta a quella del presidente Donald Trump. Quest’ultimo, come si ricorderà, ad aprile chiama Haftar per riconoscergli un ruolo importante contro il terrorismo in Libia. Inoltre, lo stesso Trump si appresterebbe a mettere nella lista dei terroristi i Fratelli Musulmani, acerrimi nemici del generale. Questo nonostante gli Usa riconoscano il governo di Al Sarraj. Da Washington dunque non si vuole chiudere la porta ad Haftar, visto come importante interlocutore in seno allo scacchiere libico.

Ed è proprio quest’ultimo aspetto che spinge Al Sarraj a compiere il tour diplomatico in Europa la scorsa settimana, così come ad intraprendere quell’attività lobbistica sopra accennata. Ma il “corteggiamento” verso gli Usa arriva da ovest, come da est: proprio nei giorni scorsi, la commissione di difesa del parlamento di Tobruck invita, anche in questo caso tramite una lettera, i colleghi di Washington a sostenere le azioni militari di Haftar.

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