Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiamato il generale Khalifa Haftar il 15 aprile. A riferirlo è la Casa Bianca, che ha detto che il presidente Usa ha telefonato per “discutere degli sforzi antiterrorismo in corso e la necessità di raggiungere pace e stabilità in Libia”.

Come riferisce la Casa Bianca, il presidente americano ha riconosciuto “il ruolo significativo” di Haftar “nel combattere il terrorismo e salvaguardare le riserve petrolifere libiche. I due hanno discusso una visione condivisa per una transizione della Libia verso un sistema politico democratico e stabile”. Un segnale particolarmente interessante che dimostra l’interesse del presidente degli Stati Uniti nello scenario libico dopo le sollecitazioni del governo italiano per prendere posizione sull’escalation militare.

Le parole di Trump non mostrano una particolare chiusura nei confronti del maresciallo della Cirenaica. E in questo senso, è opportuno sottolineare come questo sia in realtà l’interesse primario di Washington che non ha mai negati il sostegno al governo riconosciuto di Tripoli, quello di Fayez al-Sarraj, pur lasciando una parta aperta alle diverse fazioni libiche, compresa quella di Bengasi. Ed è questo del resto il piano delle Nazioni Unite e anche quello dell’Italia, confermato dalla Conferenza di Palermo, dove, per l’appunto, erano stati invitati tutti i maggiori leader della crisi in Libia. E dove aveva conquistato il palcoscenico proprio Haftar.

La telefonata è la conferma di due elementi: la rinnovata strategica comune italiana e statunitense, ma anche la mai nascosta relazione fra il generale e gli Stati Uniti. Va ricordato infatti che Haftar è stato per molti anni in territorio americano come esule durante il governo di Muammar Gheddafi. E la sua liberazione dalle prigioni africane è sempre stata addebitata a un intervento dei servizi segreti Usa. Un rapporto che non può essere scomparso del tutto, anche se adesso appare chiaro che il maresciallo di Bengasi faccia più riferimento ad altre potenze nel suo gioco per ottenere la leadership della Libia.

Il riconoscimento del ruolo di Haftar da parte degli Stati Uniti indica quindi che c’è la volontà di Washington non solo di riagganciare l’influenza sul generale, ma anche quella di includerlo nell’alveo dell’agenda americana per il conflitto. Non un’esclusione quindi, ma la decisione di “strapparlo” ad altre influenze, anche di alleati Usa come Francia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati, tagliando fuori invece la Russia di Vladimir Putin.

Per l’italia, la telefonata della Casa Bianca al comandante dell’Esercito nazionale libico è un messaggio importante. Per settimane il governo italiano ha richiesto un intervento deciso degli Stati Uniti nell’escalation di Tripoli a sostegno del governo riconosciuto e contro le potenze che soffiano sul fuoco della crisi, in particolare la Francia. E adesso il segnale da Oltreoceano è arrivato.

Quale sia il prezzo di questo intervento è difficile dirlo. È del tutto evidente che Washington ha chiesto qualcosa in cambio all’Italia. E le richieste nei confronti del governo giallo-verde sono chiare: Cina, Venezuela, Siria e 5g. In questi settori, tutte le frizioni fra Roma e Washington devono placarsi. E gli Stati Uniti non sembrano decisi a fare sconti.

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