Il botta e risposta tra Al Sarraj ed Haftar in Libia passa anche dall’attività lobbistica dei due negli Usa: dopo che ad aprile il governo guidato dal numero uno del consiglio presidenziale stanziato a Tripoli sigla un accordo da due milioni di Dollari con la società Mercury, specializzata in attività lobbistiche, uno stesso tipo accordo adesso appare sottoscritto da Haftar con la società di Linden Government Solutions.

il corteggiamento verso gli usa

La guerra dunque si combatte anche a suon di lobby americane avvicinate nelle ultime settimane, segno di come sia da Tripoli che da Bengasi si tenga in grande considerazione la posizione di Washington. Anche perché dalla Casa Bianca non arrivano segnali di discontinuità rispetto al recente passato: gli Usa non considerano il dossier libico come primario ed appaiono ancora adesso ben defilati. Da quando il generale Haftar intraprende l’azione volta alla conquista di Tripoli, si registra concretamente soltanto la telefonata che il presidente Usa Donald Trump rivolge allo stesso generale. Nella conversazione, il tycoon newyorkese riconosce ad Haftar un ruolo importante nella lotta al terrorismo. Ma non si registrano complessivamente grossi scossoni nella politica americana sulla Libia.

Da qui i tentativi di avvicinamento verso Washington da parte di entrambi i principali attori impegnati nello scacchiere libico. Come detto, Fayez Al Sarraj sigla un contratto con la Mercury e manda a Washington il suo vice Ahmed Maitig. Due milioni di Dollari per provare a convincere il Congresso a condannare Haftar. Nei giorni scorsi una parziale vittoria: sette deputati, di cui cinque democratici e due repubblicani, chiedono di indagare Haftar il quale è ufficialmente anche un cittadino americano vivendo nel paese per più di 30 anni. Dall’est della Libia la risposta non si fa attendere: il parlamento con sede a Tobruck, vicino all’Lna di Haftar, chiede alla commissione difesa del congresso Usa di supportare l’azione militare del generale in funzione anti terroristica.

Adesso la nuova mossa dello stesso Haftar: così come rivela il sito Politico, il generale avrebbe siglato un contratto da due milioni di Dollari con la Linden Government Solutions. Si tratta di un’agenzia specializzata nel lobbying negli Usa, guidata dal duo Stephen Payne e Brian Ettinger.

l’obiettivo di haftar

Pressione su pressione: dalla Libia la sensazione che emerge, come scritto già alcuni giorni fa, è quella che riguarda il tentativo di “tirare” per la giacchetta comune sia ad Al Sarraj che ad Haftar. Nella fattispecie, l’obiettivo principale del generale sarebbe quello di curare al meglio la propria immagine e quella dell’Lna: in particolare, far passare l’idea che la sua battaglia non è contro un governo legittimo ma contro i terroristi. Ed Haftar per fare questo, ha bisogno dell’appoggio da parte di Washington e dunque l’attività lobbistica da lui richiesta deve servire a premere su Trump.

Dal presidente Usa ci si aspetta un qualcosa che vada oltre la semplice chiamata. “Soldi persi”, commentano sui social diversi cittadini libici, con rifermento sia all’azione del capo del governo di Tripoli che del leader dell’Lna. In effetti, gli Usa proseguono e potrebbero farlo anche per diversi mesi nella loro linea defilata sulla Libia. Trump non appare intenzionato a prendere una decisa posizione sostenendo l’uno o l’altro importante attore impegnato a fronteggiarsi in Libia. Stesso discorso si può fare per gran parte dei deputati del Congresso. Ma da Tripoli, come da Bengasi, si prova in ogni caso a trascinare gli Usa nella mischia.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.